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1 giugno, l’Italia apre. NOI CHIUDIAMO!

Costituzione art 21

I MOTIVI DELLA NOSTRA DECISIONE

TERMINAL sempre più sotto attacco da parte dei liberi commentatori di Facebook. La nostra colpa? Quella di avere garantito a tutti la libertà di scrivere e pubblicare lettere, foto scomode, articoli di denuncia sociale, ma anche satira, ironia, pensieri e punti di vista CHE NON SIAMO NOI A SCRIVERE, ma proprio i lettori. Non è detto che li condividiamo, ma quando abbiamo deciso, nell’ormai lontano 2008, di far nascere un giornale dal taglio satirico, goliardico, senza agganci con la politica o sottomissioni ai poteri, ci siamo prefissati un obiettivo: concedere la massima libertà a chi voleva collaborare, senza in alcun modo attivare nei suoi confronti quella censura che noi, in passato e nell’originario foglio studentesco, del quale TERMINAL è continuazione, avevamo subito, da parte dei docenti, pagando anche il prima persona in ambito scolastico.

QUINDI CI E’ SEMBRATO GIUSTO METTERE UN GIORNALE A DISPOSIZIONE DEI LETTORI, DI QUALSIASI ORIENTAMENTO POLITICO, PROPRIO PER SCENDERE FRA LA GENTE ED ESSERE PRESENTI, DANDO VOCE A CHI UNA VOCE NON L’AVEVA!

A distanza di 40 anni dal 68, anno di contestazione, è nato quindi un giornale che oggi conta migliaia di lettori ed estimatori, non solo di Milazzo. E continua a garantire la libertà di espressione a tutti coloro che di TERMINAL vogliono far parte, anche con semplici segnalazioni o scritti, su ogni argomento, che mai abbiamo omesso di pubblicare.
Necessità di avere dei like per incrementare il gradimento o gli incassi? Di che incassi parlate se non facciamo pagare neppure la pubblicità? Evidentemente il periodo di forzata restrizione casalinga ci ha creato non pochi problemi. Sono infatti aumentati i collaboratori, da diversi comuni, come pure i pezzi che vengono mandati. Sono aumentati gli annunci funebri, per informare chi è stato recluso in casa della scomparsa di tante persone care; sono aumentate le foto scattate da un semplice smartphone e pubblicate sui vari social; sono aumentati persino i lettori, molti dei quali non conoscono i motivi per cui siamo nati, e lo spirito di libertà che continua ad animarci.
Commenti ingenerosi che si susseguono senza alcun rispetto per la libertà di informazione che ognuno, a parole, dichiara di voler tutelare; insulti gratuiti nei confronti dell’editore, del direttore, dei collaboratori, stranamente tutti fatti coincidere con la mia persona; discussioni che vengono snocciolate, proprio sulle bacheche quando in realtà dovrebbero svolgersi sul sito del giornale, nello spazio riservato ai commenti: così facendo si superano certi limiti, che potrebbero causare la chiusura del profilo da parte di Facebook, basta una segnalazione ed il gioco è fatto.
Non sono queste cose che mi preoccupano. Ho paura di una sola cosa: la limitazione della libertà di espressione. Una nuova censura che non avevamo messo in preventivo quando, nel 2008, è nato TERMINAL.
Era il coronamento di un nostro sogno, fin dagli anni della contestazione giovanile di cui noi siamo stati gli artefici, nel Liceo IMPALLOMENI e nella nostra città.
Oggi ci troviamo di fronte ad un’involuzione e i censori, liberi lettori che si preoccupano di usare non le forbici ma la mannaia del boia, senza peraltro conoscere, ripeto, il nostro desiderio di garantire il diritto alla libertà di espressione, stanno dimostrando di non gradire il nostro lavoro.
Probabilmente hanno ragione, la pandemia ci ha modificati: in peggio!
Ed allora è meglio metterci da parte, per il momento.
Da giugno sospenderemo le pubblicazioni. Non so quanti saranno contenti e quanti non gradiranno questa nostra soluzione, presa per evitare di esacerbare gli animi.
Il mondo va in un’altra direzione.
Pensavate che dopo la forzata clausura diventassimo migliori?
Non credo. Se stiamo peggiorando, e lo si vede anche senza andare lontano, la colpa può essere anche nostra: di TERMINAL, che concedendo troppa libertà di informazione e di espressione, a tutti INDISTINTAMENTE perché si è sempre messo dalla parte dei lettori, non aveva calcolato il rischio che ogni lettore si sarebbe sentito in diritto di scagliarsi contro noi e contro chi non la pensava come lui.
Ci saluteremo il 31 maggio.
Dal 1° giugno, quando l’Italia riaprirà, noi avremo altro da fare.

 

 

 

 

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