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1 SETTEMBRE, NEL 1931 NACQUE SANDRA MONDAINI…

VIANELLOECCO UN MIO RICORDO PERSONALE: DI LEI E DEL SUO RAIMONDO PUBBLICATO SU TERMINAL, 2° SUPPLEMENTO DI APRILE 2010 ….

CONOSCEVO RAIMONDO VIANELLO
di Santino Smedili
Nel 1972, quando nacque la Fiamma Milazzo, uno dei dirigenti nazionali era Roberto Vianello, che conoscemmo a Cava dei Tirreni, dove la società fece il suo esordio. Aveva un’ottima intesa con Nino Alberti, che me lo presentò: “A chi rassomiglia?”, disse il compianto Nino. “Ma è preciso a Raimondo Vianello”, dissi stupito. “E ancora non ha aperto bocca… sentirai che battute – continuò Alberti – fa morire dalle risate. Più del fratello”. Avevo vent’anni, e, curioso, volli sapere di più: “Ma perché è nella Fiamma? È dei nostri? Allora anche Raimondo Vianello?”. Una risata, come solo Nino la sapeva fare, fu la conferma! Ne fui contento!
Conobbi Raimondo venti anni fa, alla Silvanetta, per il Premio Regia Televisiva, e lo avevo avvicinato per salutare un camerata. Ero in divisa, e lui si mise sull’attenti, dicendo: “Non ho fatto nulla”, pronto ad andare avanti nelle sue gag.

Ma quando gli dissi “Voglio stringere la mano al fratello di Roberto, amico mio”, che era morto da qualche anno, chiamò subito la moglie:

“Sandra, il signore era amico di Roberto!”.

Anche lei si rallegrò. E aggiunsero: “Dove lo ha conosciuto?”.

“Ero Presidente della Fiamma Milazzo. Anch’io sono dei vostri…”.

E allora iniziò a parlare, terribilmente serio, come nessuno lo aveva mai visto. Era deluso per il comportamento della nuova classe dirigente del Centro Fiamma, di un ammanco di denaro, e della vergogna che provava. Cose che già sapevo. Nessuna battuta, nessun sorriso. Era consapevole che il partito si stava disgregando, che non ci sarebbe stato spazio per gli ideali. Rimanemmo a parlare per parecchio tempo, e ci lasciammo con un caloroso abbraccio ed un sorriso. Chi mi aveva visto con lui chiese se mi avesse raccontato delle barzellette. Non risposi. Avevo perso l’occasione per fargli fare battute? Cosa importava? Avevo incontrato un uomo fiero del suo passato, orgoglioso di appartenere ad una generazione che non si era arresa.

Oggi, pensando a quella signora, che lo ha chiamato il 15 aprile, mi chiedo se le avrà detto: “Vada avanti, la seguo! Un gentiluomo non dà le spalle ad una signora”, oppure “Vada, vada, ma non si giri! Se la guardo mi farà venire un infarto!” e garbatamente avrà finalmente fatto ridere anche lei, solitamente seria e impaziente…

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