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2 NOVEMBRE, RICORDIAMO UN AMICO: VINCENZO SALMERI

vincenzo salmeriNEL GIORNO DELLA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI, IL MIO PENSIERO VA AD UNA PERSONA CHE HA CONTRIBUITO A RENDERE GRANDE LO SPORT A MILAZZO… ANCHE LUI ERA UNO DEGLI AMICI DELLA “SENA”…

C’erano anni in cui correre per strada, per chi praticava atletica leggera, equivaleva ad essere scambiato per un pazzo, un esaurito! A Milazzo in molti siamo stati giudicati esauriti, e io fra i primi, quando facevo marcia e cercavo percorsi rettilinei (non avendo quella pista di atletica che ancora manca!). Così come furono giudicati esauriti atleti come Gaetano Bertè, Pietro Italiano, Massimo Cusumano, Salvatore Meo, Andrea Stagno, Salvatore De Pasquale, Antonio Fulci, Pino Di Bella. Anche il gruppo dei marciatori, che tanto ha dato all’atletica locale con Carlo Privitera, Maurizio Catanzaro, Enzo Torre, Massimo Smedile, era ritenuto esaurito: l’applicazione di regole rigide e la successione tacco – punta che caratterizza il passo spedito, con i fianchi ondeggianti, ha incuriosito ancora di più facendo emettere verdetti inappellabili: pazzi liberi!

Ma ancora il meglio doveva venire!

Verso la prima metà degli anni 70, la Fiamma Milazzo, forte del titolo nazionale, tesserò ragazze di dodici – quattordici anni, per avviarle all’atletica agonistica: un vivaio inesauribile, sul quale doveva lavorare, garantendo le partecipazioni alle gare, e per le migliori anche i campionati nazionali. Allora qualcosa cambiò nella mentalità di molti nostri concittadini praticanti di un unico grande sport: il cuttigghio! Non solo maschietti che correvano per strada, ma anche femminucce. Possibile che fossero anche loro esaurite? Certamente no! Rivediamo i giudizi: c’era un movimento alla base. E un nuovo, appassionato tifoso, che contribuì a smontare una mentalità bigotta ed arcaica. Seguiva in prima persona la preparazione di Rosalba e Santina, le sue figlie! Vincenzo Salmeri, anche lui cresciuto nella Sena, scopriva il suo amore per l’atletica. Portuale, con una famiglia numerosa nella quale le femmine erano la stragrande maggioranza, scortava queste ragazzine che correvano da una parte all’altra di Milazzo portando sulla sua 128 verde la moglie, le altre figlie, il maschietto, Francesco, che avrebbe preferito il ciclismo. La sua passione ed il suo entusiasmo contagiavano gli altri! Le sue figlie, ancora adolescenti, erano diventate in poco tempo autentiche promesse nel mezzofondo.

In quegli anni dominava le scene Gabriella Dorio, e ci furono richieste per fare emigrare le due ragazze a Vicenza, alla corte della futura campionessa olimpionica! Ma erano troppo piccole per fare una scelta che avrebbe cambiato anche la loro vita, lontane dalla casa, dalla famiglia… Dopo i primi trionfi, cosa avrebbero avuto? Non lo sapremo mai, perché la scelta non fu fatta. Prevalse l’amore per Milazzo.

Vincenzo rinunciò al suo sogno, accettando di rimanere quello di sempre: umile, modesto, laborioso, onesto, ineguagliabile padre di famiglia. Per tanti anni ancora continuò a correre dietro alle sue figlie, negli allenamenti, ad incitarle nelle gare. Anche le figlie più piccole intrapresero la strada delle prime, e per tutte i risultati furono esaltanti. Poi venne la volta del maschio, Francesco, che con la bici fece parlare di sé! Milazzo aveva capito che chi faceva atletica, in fin dei conti, non era un pazzo, non era un esaurito!

Vincenzo Salmeri aveva infranto un tabù. Con il suo fisico modellato dalle ore di lavoro e dalla fatica, lui che non aveva mai conosciuto la palestra, incarnava la figura dello sportivo, animato da passione e entusiasmo. Negli ultimi anni, per una terribile malattia, era portato in auto dalle sue figlie! I suoi occhi, bagnandosi di lacrime, si accendevano di ricordi. In pochi istanti ripercorrevano campi di gara, strade asfaltate, sentieri di campagna. Gli pareva di sentire l’incitamento della folla, che esultava per quelle piccole ma grandi campionesse. Il suo cuore non ce l’ha fatta. Vincenzo è andato via per sempre. Questa volta è stato lui a tagliare il traguardo, mentre chi lo ha amato e conosciuto versava lacrime di dolore. Ma lui avrebbe preferito quelle di gioia, come se avesse assaporato un trionfo, l’ultimo.

Grazie, Vincenzo, un altro della Sena, grande e insuperabile campione di vita e di lealtà!

 

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