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A GENTILE RICHIESTA: Manciaciùmi e Tappinàra

20150424145701-prostitutaGRAZIE AL NOSTRO ANTONIO CURRO’ QUALCUNO SCOPRE CHE IL SICILIANO NON E’ SOLO UN DIALETTO, MA UNA LINGUA, CON REGOLE, GRAMMATICA, SINTASSI E TUTTO IL RESTO… E SOLLECITA ANCHE L’INSEGNAMENTO NELLE SCUOLE. ECCO ALTRI DUE TERMINI…

MANCIACIUMI: Il termine tradotto significa mangia-fiumi. Siccità che provoca il lento ridimensionamento del letto dei fiumi. Espressione di norma usata per indicare uno stato di aridità della pelle, di secchezza che favorisce il prurito. In uso volgare, il termine identifica uno stato di desiderio sessuale caratteristico della donna. L’espressione “chidda iavi a manciaciumi” ne esemplifica e ne rende chiaro l’utilizzo del termine. Gli strumenti utilizzati per far passare la manciaciumi sono: qualsiasi oggetto a punta, spazzole di ferro e grattugie di varie forme, anche nella versione elettrica. E mi fermo qui… 

TAPPINARA: Colei che indossa le ciabatte. Il vocabolo non avrebbe nessun significato se non lo si associasse a uno dei mestieri più antichi del mondo: la meretrice. La tappinara, infatti, altro non sarebbe che la prostituta di professione, cioè colei che presta in maniera continuativa e organizzata una svariata tipologia di servizi in natura, dietro una corresponsione quasi sempre economica,  Si presume che suddetto lavoro sia svolto dentro le mura domestiche, e quindi si farebbe riferimento alla “tappìna” (ciabatta sottile e silenziosa) per definire una donna che esercita dentro casa la professione di prostituta, e che per spostarsi dal letto al bagno per lavarsi, o dal letto al portone per aprire al cliente, indossa delle comode e discrete ciabatte (“tappìne“). Sinonimi: buttàna, troia, fìmmina ‘i lettu, iarrùsa, squaddàta.

(Dizionario Siciliano a cura di Antonio Currò)

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