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ADDIO ALLA SIGNORA MARIA CANNATA, VEDOVA DEL DOTTOR FORMICA

E’ VOLATA IN CIELO LA MAMMA DI LILLA E CARMELO FORMICA. I FUNERALI DOMANI, LUNEDI’, NELLA CHIESA DI SAN PIETRO A MILAZZO ALLE ORE 16.

Sono passati cinquant’anni. Ero uno studente liceale, non certo modello, ed avevo da poco compiuto diciassette anni quando conobbi quella signora che partecipava anche lei ad una gita scolastica ad Agrigento e Siracusa, organizzata dal Comitato Studentesco dell’Impallomeni di cui io ero uno dei componenti. Partimmo il 4 aprile, giorno dell’assassinio di Martin Luther King, ma la data non avrebbe detto niente al momento. In quegli anni erano ammessi, anche per fare numero, i genitori degli alunni e lei, la signora Formica, moglie del dottor Formica, di Santo Pietro, accompagnava la figlia, studentessa del IV ginnasio. Una delle poche gite rimaste memorabili negli annali del Liceo Impallomeni, in quegli anni vissuti fra la contestazione, la politica, la trasgressione e le numerose giornate di sciopero. Un viaggio avventuroso fatto di sberleffi, scherzi, canzoni goliardiche e infarcite di doppi sensi, a squarciagola, imitazioni che catturavano l’attenzione dei più piccoli partecipanti, ma facevano storcere il muso a chi, vedi professori o genitori, legati alla tradizione e poco aperti a frasi che avrebbero fatto deliziare la censura, si erano sobbarcati l’onere di tenerci a bada! E proprio lei, conoscendo bene la mia esuberanza e la mia condotta non certo esemplare (all’epoca ci definivamo bordellisti, parola che non era ancora entrata nel lessico quotidiano…), mi additò al marito quel 5 giugno 1968, data rimasta memorabile per l’assassinio di Bob Kennedy.  

Ripetere quel che accadde nell’incontro con il papà di Lilla oggi fa sorridere: la signora Maria veniva a Milazzo con una Fiat 500, il papà con una Fiat 125. Quel giorno la famiglia era venuta sulla 125, guidata dal padre. L’auto era parcheggiata all’angolo fra la via Cosenz e la Risorgimento, ed appena svoltai, a piedi, per attraversare la strada, mi accorsi che la signora Formica mi indicava al marito. Potrei ripetere anche cosa pensai, qualcosa simile a “Chi vonnu chisti ‘i mia?” ma rimasi tranquillo. Il papà dell’alunna voleva solo conoscere chi fosse il “caporione” della scuola, elemento sovversivo e organizzatore di … scioperi! Era, come altri d’altra parte, uno di quei genitori che aveva a cuore, giustamente, il futuro dei figli, mandati a Milazzo a studiare e non certo a tornare a casa per un inatteso motivo che poteva nascere senza preavviso in quei giorni caldi della contestazione giovanile… Una persona seria, perbene, corretta ma soprattutto un buon padre di famiglia. Un incontro brevissimo, nel corso del quale fu avanzata anche la minaccia di far cambiare scuola alla figlia: una scuola che era il fiore all’occhiello nella società milazzese non poteva essere danneggiata da un comportamento irresponsabile di un baldanzoso e scriteriato alunno! Lo rassicurai, con evidente aria di superiorità dovuta alla mia esuberanza ed alla certezza di essere sempre io a comandare. Ricordo quella frase, “Stia tranquillo!”, detta per sdrammatizzare il momento del confronto fra me, diciassettenne, ed uno dei “matusa” (aveva 42 anni il dottore, ma tanto bastava per ritenerlo superato), che evidentemente, colto alla sprovvista, risalì in auto convinto di avermi messo in riga! Non mi voltai verso la macchina, ma penso che la signora Maria, mamma di Lilla, non rimase per niente tranquilla delle mie rassicurazioni: è risaputo che le donne sono molto più difficili da addomesticare o a convincere, rispetto agli uomini. Attraversai la strada e davanti all’ingresso del Liceo in tanti si erano gustati la scena. Domande dettate dalla curiosità di conoscere la discussione, ma il mio ruolo di leader indiscusso della contestazione prevalse anche nelle giustificazioni che fornii, facendomi scivolare addosso un ammonimento, per di più fatto alla fine dell’anno scolastico!

Nessuno sarebbe tornato sull’argomento, se in quello stesso giorno non si fosse verificato un altro episodio che mi riportò alla dura realtà, più del rimprovero del dottor Formica: l’interrogazione in filosofia! Inutile giustificarmi con un banalissimo “Ma mi ha sentito ieri!”, la prof.ssa Nigro, irremovibile, insisteva: “Non importa, voglio solo chiederti la lezione del giorno!”. Lanciai un’occhiata minacciosa a Mariella Iannello, che il pomeriggio si era preso il blocco degli appunti, e che io non avevo ancora letto. “Tanto, mi aveva detto per convincermi a cederli, tu sei stato interrogato!”.

Fremevo e non sapevo cosa dire.

Nonostante tutto, andai alla cattedra mentre la classe era piombata nel silenzio più assoluto! “Professoressa, ha sentito cosa ha detto la radio? Hanno ammazzato Bob Kennedy! Lo abbiamo saputo nella ricreazione”. Incredula come San Tommaso, mi rispose solo “Non dire scemenze. Dimmi piuttosto quel che avevo lasciato per oggi…!”. Scena muta, ovviamente. Cosa dovevo inventarle? Dopo il SEI del giorno prima, avevo archiviato la Filosofia! “Bene, non hai studiato… Ci vediamo a settembre!”. Non ricordo le parolacce che dissi mentre andavo al posto, ma anche se il percorso era breve, poiché ero seduto al primo banco, fu passato in rassegna un dizionario di volgarità nei suoi confronti… Soddisfatta del DUE che mi aveva rifilato, e che fece la media con il SEI avuto il giorno prima, ebbe solo la curiosità di chiedermi: “Cos’è quella storia di Kennedy? Dove l’hai sentito?”. Evidentemente la professoressa non si aspettava per risposta “Si senta il telegiornale appena arriva a casa!” ma la rabbia era tanta che non pensai che qualsiasi dettaglio avrebbe potuto riaprire la possibilità di essere… ripescato in extremis! Tanto, ormai era fatta. Al posto, dovetti subire anche la battuta di Attilio che, seduto dietro di me, disse “Minchia, Balena! Stamatina ‘u dutturi ti fici a cazziata, ora ‘a Nigru ti calò a sonda…” ridendo facendosi scudo della schiena di Pino Ragusi e nascondendo la testa sotto il banco. Logicamente, fu invitato ad andare, e di corsa, a quel paese…

Tornando al dottore Formica, lo rividi spesso, negli anni successivi. Così come vidi la moglie, quando Lilla ricopriva incarichi politici al comune di Milazzo ed io ero solito recarmi al suo studio, per impegni connessi al suo ed al mio lavoro. E prima che io venissi presentato, per la seconda volta, al marito, mi ero presentato da solo, un giorno, alla moglie. “Buongiorno, signora. Si ricorda di me?“. Un sorrisino beffardo, ed un gesto ripetuto più volte con il capo, come per dire “Mi ricordo, mi ricordo, eccome!“. I giovani genitori di Lilla, quelli conosciuti in due giorni tragici del 68, coincisi non certo con il nostro primo incontro, ma con l’assassinio di due grandi della storia, Martin Luther King e Robert Kennedy, avevano ora poco più di 60 anni. Persone certamente mature, nonni di splendide nipoti, ma non per questo meno severe di un tempo… Nonostante gli anni passati, non ero più quel ragazzo scapestrato che sobillava il Liceo! 

Continuai a rivederli, avanti negli anni, grazie a Facebook: sul profilo di Lilla, in occasione delle feste da celebrare assieme, in famiglia. Mi accorsi che il vecchio dottore Formica, quello che conobbi in quel giorno di giugno del 1968 davanti al Liceo, quello che si preoccupava per la figlia, aveva perso la sua grinta e il suo temperamento di genitore di altri tempi, quello che arrivava ad ammonire e raccomandare disciplina… Mi sembrava indifeso, vulnerabile, bisognoso di cure ma soprattutto di tanto, tanto affetto. Come ebbi modo di scrivere ricordando la sua scomparsa, “Avrei voluto idealmente stringerlo in un abbraccio, raccomandai a Lilla di farlo lei per me… di dargli quel bacio che io gli avrei voluto dare per il suo 90° compleanno“. Ma sapevo che anche lei, la signora Maria, la moglie, la mamma, la nonna, la bisnonna non era più quella donna di mezzo secolo prima. 50 anni! Un tempo lunghissimo, che nei ricordi scolpiti dentro di noi, che li abbiamo conosciuti ed amati, si riduce a poco più di un battito di ciglia. 

Ora che anche lei è andata via, per sempre, a raggiungere il suo Nino, sento il desiderio di ringraziarla per avermi fatto impartire da quel papà di una compagna di scuola una lezione indimenticabile. Anzi, mi piace ripetere quel che ho scritto al dottor Formica: Grazie per quell’affettuoso ammonimento di quel giorno di giugno… Subito mi è scivolato addosso, diamo la colpa, ma sì, alla nostra esuberanza giovanile, alla nostra voglia di voler cambiare il mondo, allo spirito contestatore dell’epoca… Dopo ho capito che significa essere padri… ma soprattutto padri che amano i figli… Anche io lo sono oggi, dottore… E penso di aver fatto tesoro degli insegnamenti di voi che a quell’epoca eravate grandi, ma per noi solo genitori da contestare… Oggi, che siete andati via… vorremmo tornare indietro a riavervi con noi. Magari assillanti e premurosi, ma comunque qui… e non lasciarvi mai…“. E aggiungere, dove c’è scritto “essere padri“, essere genitori

Papà o mamma in fin dei conti è lo stesso.

Addio, signora Maria, la ricordo con affetto, e la porterò per sempre nel mio cuore.

Anzi, se posso farle una raccomandazione – so che non mi dirà di no – abbracci per me anche il dottore… Gli dica che ho voluto bene anche a lui…

Ci conto! Grazie. Un bacio…

 

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