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Addio, zio Renzo…

Il cerchio si è chiuso! Stamattina è andato via anche lui, RENZO GRASSO, l’ultimo dei Grasso della prima generazione. Quella che avevo conosciuto nel 1970, quando divenni anche io uno della famiglia, nipote acquisito e immediatamente accettato ed amato. Come se di quella famiglia ne avessi fatto sempre parte.

Questo pensavo poco fa davanti a quel corpo immobile, composto secondo le sue ultime volontà; con un abito elegante, con la cravatta, il viso rasato, ben pettinato, per non sfigurare lassù dove mamma e papà, fratello e sorelle, cognati e congiunti lo aspettavano. Aveva compiuto 88 anni giorno 1, perchè senza ricorrere ad alcun sotterfugio, cambiando la data di nascita, era nato proprio la notte di Capodanno del 1933. In quella casa, da nonna Nella e zia Maria, aperta a tantissime persone, parenti, amici, conoscenti nelle vacanze di Natale, si attendeva l’anno nuovo e si brindava anche a lui, al suo compleanno. E lui, fra mille impegni lavorativi, arrivava sempre per ultimo…  

Il cerchio si è chiuso: Renzo era l’ultimo della vecchia famiglia, che oggi rivive nei nipoti.

Lassù lo aspettavano. E lui è arrivato, il 5 gennaio, quasi alla fine delle festività natalizie, mentre l’ultimo saluto sarà dato il 7, nella chiesa del Sacro Cuore, alle 11. 

Come allora, tantissimi anni fa, il 7 gennaio quella casa si svuotava: Lina e Raffaele tornavano a Termoli; Angelino e Jole rientravano a casa loro, assieme alla signora Checchina. Mimma e Salvatore tornavano alle abituali occupazioni quotidiane. Lui ed Angela rientravano assieme ai piccoli Fortunato e Marilena… E poi la signora Elena, Maria, Angelo… e ancora Ciro, Totò Mazzù, Ciccetto… ognuno lasciava quel posto attorno al tavolo imbandito, dandosi appuntamento all’anno successivo… 

Restava lei, zia Maria, sola con la sua mamma che passava il suo tempo fra il ricamo, il suo Dallas in tv che non poteva perdere, le notizie che venivano date da quella figlia rimasta in casa a tenere i contatti con tutti, ad avvertire quel vuoto, a vivere come sempre i giorni, i mesi… in attesa del prossimo appuntamento, delle prossime festività…

La tradizione durò fino a quando quella lunga tavolata cominciò a svuotarsi… Anche se ai commensali andati via si aggiungevano nuovi nipoti che entravano nella famiglia, e con loro i piccoli arrivati, gli ultimi, che rallegravano quell’atmosfera in attesa di Babbo Natale con il suo carico di doni, gli anni passavano, portando problemi, preoccupazioni, precarie condizioni di salute… 

Il cerchio cominciava a chiudersi. Se ne andavano pian piano Nonna Nella, zio Raffaele, zia Lina, Zio Angelino, zia Jole, zia Angela, Salvatore, Mimma… poi zia Maria… Restava l’ultimo, ritardatario come sempre, ma lui sapeva che non poteva farli aspettare. Puntiglioso e metodico, da tanto tempo non usciva più, al punto che aveva difficoltà anche a deambulare liberamente in casa. Non voleva nessuno: gli bastava l’amore dei suoi figli, dei suoi nipoti a farlo sentire in compagnia! Gli bastava una semplice telefonata per sentire le voci delle persone, e dare il via ai suoi commenti. Alla domanda di rito, al COME STAI?, seguiva quella risposta che ormai era diventata abituale: MALE!

Al nostro rimprovero, reagiva irritato…

“Non mi credete? Sto male!” e proseguiva elencando i suoi problemi. Bastava solo sminuirli, confortarlo, spostare la discussione su altri argomenti, e per quei minuti lui recuperava energie e volontà. Ma stava male… purtroppo. Era diventato il miglior medico di se stesso, le medicine  erano le sue fedeli compagne, agli orari stabiliti.

Voleva arrivare a festeggiare, ma senza grandi spropositi, come un tempo, il suo compleanno. Gli anni erano 88, e poi, diceva… me ne posso andare! Chissà perchè proprio 88! E aveva preparato tutto, per non lasciare agli altri quelle incombenze che purtroppo si devono svolgere nell’ora del trapasso…

Si è addormentato tranquillo ieri sera… Aveva salutato la figlia, come al solito: “Sono stanco”, e come al solito, non creduto…

Stamattina il figlio è andato, come al solito… lo ha trovato che dormiva. Non lo ha svegliato. Era sereno. Era stanco veramente, zio Renzo… 

Con lui, il cerchio si è chiuso. Mi piace ricordarlo con questa foto, in bianco e nero, così come lo avevo conosciuto. Un calice in mano, un brindisi, un augurio… La sua festa! 

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