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ALBUM DEI RICORDI: C’ERA UNA VOLTA LA “SILVANETTA”

NON RACCONTERO’ LA STORIA DI UNO DEI SIMBOLI DELLA MILAZZO DEGLI ANNI DEL BENESSERE, MA SOLO UNA FRA LE TANTE DISAVVENTURE DIVERTENTISSIME ACCADUTA UN’ESTATE DI OLTRE CINQUANT’ANNI FA….

… quanti sono stati i giovani che si sono attivati per sopperire ad ataviche carenze di denaro, non potendo sempre chiedere al papà o saccheggiare il borsellino di mamma? Cinquanta, venti, persino dieci lire, una colletta pomeridiana fatta sul Lungomare o in via Medici, per poter mettere la miscela nel motorino di Nino Milioti di Parco, andare a Capo Milazzo per mangiare la pizza con bibita (il costo era 400 lire, e l’unica scelta possibile era fra margherita e capricciosa, più birra o coca cola).

Una volta tornati dal Capo, si faceva tappa alla Silvanetta. Suonava un complessino di Messina, i GIANTS, che poi divennero GENS, ma non tutti sapevano che l’ingresso era gratuito, per cui i tavoli si riempivano di … maschi che venivano dal mare, come i clandestini a Lampedusa. Rispetto a questi ultimi, erano vestiti eleganti. Seduti ai tavoli, si ascoltava per ore musica, e ogni tanto si invitava qualche “rara” ragazza. Però si doveva obbligatoriamente consumare. Non la ragazza, ma Chinotto. Limonata, Aranciata (rigorosamente TRINACRIA), o Birra (naturalmente MESSINA). Il costo minimo per ogni bevanda era 600 lire, una cifra all’epoca, se si pensa che con molto meno si andava a mangiare la pizza e si metteva la miscela. La speranza era quella di trovare qualche femmina, per quelli ancora alla ricerca, per cui il gioco valeva la candela.

Ricordo che tre nostri amici pensarono che non era possibile spendere, ogni sera, 600 lire, per cui decisero di portare tre bibite da casa, accuratamente nascoste.

E s’u cambarèri sind’accoggi? chiese uno dei tre.

Allùra chi! Facèmu ’a figura di strunzi!!! aggiunse il secondo.

Ma quandu mai! – rassicurò il terzo – Puttàmu i stissi bìbbiti chi vìndunu iddi… Comu si ’nd’accòggiunu? Stasìra rispammiàmu, e ’o cambareri u pigghiamu p’u culu!

Entrarono, si sedettero, uscirono le bibite, le misero sul tavolo, e guardandosi attorno cercarono qualche sparuta donna per tentare il colpo… Ma purtroppo per loro il cameriere notò che qualcosa non andava:

Chisti mi vonnu fùttiri – pensò fra sé e sé – ma ora vi ddubbu iò!”.

Passando dai tavoli, li salutò con un largo sorriso e procedette oltre. Questa mossa li convinse di averlo preso per il culo.

Cumpàri, chi bbi dissi?U futtemmu!”, gongolò l’ideatore del piano. Non ebbe il tempo di congratularsi con se stesso che il cameriere, tornando, si scusò:

Figghiuleddi, m’avìa scuddàtu ’na cosa: si ssi ’nd’accuggìa ’u cavaleri Filippinu… a mmari èrumu!”, e metteva sul tavolino uno scontrino, importo 1800 lire.

I tre, guardandosi in faccia, non osarono replicare. Come avrebbero potuto confessare che le bibite le avevano portate da casa? Che figura avrebbero fatto? Ma soprattutto, come si sarebbero potuti ripresentare le sere successive, nell’unico locale di Milazzo in cui si ballava e, se era il caso, fare conquiste? Frugarono nelle tasche, rimediarono le 1800 lire, pagarono il conto.

Ormai la serata era compromessa. Le femmine per ballare? Anche la voglia era venuta meno. Le sere successive rimasero a casa a meditare e a digerire le tre bibite, 600 cadauna, totale 1800 lire! Una digestione alquanto lunga!

Chi ancora oggi rivive l’accaduto, essendo stato testimone dell’episodio, si piscia addosso per le risate.

(dal libro “DALLA SENA IN POI…” edizioni Lombardo, Milazzo, in vendita presso Libreria Filoramo, via Polidoro Carrozza) 

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