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ALBUM DEI RICORDI: gli anni della scuola media

Dal libro “LA CLASSE DI CARTONE” di prossima pubblicazione

L’abbandono del grembiule indossato ogni giorno alle elementari fu la nostra prima conquista. Alle medie lo avrebbero portato solo le ragazze; noi eravamo liberi di sfoggiare un abbigliamento diverso: un pullover o un maglione più pesante sopra la camicia, o un vestito con giacca e cravatta, così come testimoniano le foto di quegli anni. Ai piedi, un paio di scarpe allacciate, nere o marroni, con calzini, ma qualche volta un paio di calzettoni fin sotto il ginocchio; mentre le gambe sarebbero rimaste impietosamente scoperte, in inverno come in estate, perché i pantaloni erano corti; e tali sarebbero rimasti fino a quando i nostri genitori avrebbero deciso, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, di farci passare ai pantaloni lunghi: una nuova conquista che ci rendeva orgogliosi…

Anche il taglio dei capelli seguiva le regole fissate dal tempo e dai nostri genitori: non eravamo stati ancora contagiati dalla moda dei capelloni (quella sarebbe stata una lotta impari da combattere), per cui una volta dal barbiere dovevamo sottoporci ad una rapatura a zero, o accettare la sfumatura alta con un aggeggio che chiamavamo “macchinetta” (serviva al barbiere per rimuovere più velocemente un quantitativo maggiore di capelli, come se stesse tosando una pecora!), o il taglio all’Umberto, molto corti e pettinati all’indietro, proprio come re Umberto I (quello “ucciso a Monza dall’anarchico Bresci”, nostre reminiscenze scolastiche…), o dare un’accorciatina sulla nuca e sopra le orecchie, per favorire una pettinatura quasi sempre con la riga a destra o a sinistra (che chiamavamo scrima, accorciando e di molto l’originario vocabolo, scriminatura).

Il rasoio veniva usato solo per eliminare la peluria dal collo e per dare un segnale alle basette, in attesa di utilizzarlo in un futuro che attendevamo con ansia per la prima barba! Era uno strumento che si richiudeva su se stesso, e la padronanza con cui il barbiere lo utilizzava non ci rassicurava poi tanto. Per tenere la lama in perfetta efficienza, e togliere residui che avrebbero potuto deteriorarla, la faceva andare avanti e indietro un numero illimitato di volte su una striscia di cuoio (si chiamava coramella) che pendeva dalla poltrona. Per fare le barbe, il viso del cliente veniva insaponato abbondantemente con un pennello, quindi con il rasoio procedeva scendendo delicatamente da destra o da sinistra, lasciando un segnale per modellare le basette. Il sistema di pulitura del rasoio veniva effettuato passando questo su alcuni fogli di carta a disposizione del barbiere: si trattava di schedine della SISAL o del Totocalcio, non utilizzate e delle settimane precedenti, strappate e lasciate sul piano di marmo su cui venivano appoggiati gli altri attrezzi del mestiere.

Anche se non era ancora arrivato il nostro momento, avevamo imparato a capire il funzionamento guardando gli altri clienti durante le lunghe attese. La fine del taglio era anticipato da una vigorosa spazzolata con una sorta di piumino bianco, con setole lunghe e morbide, sul collo e su tutte le parti della faccia su cui si erano attaccati i capelli caduti. Il piumino era cosparso di cipria, per profumare; ma questo prima dell’avvento del gel o della lacca, o di altri profumi che venivano spruzzati da una boccetta tramite un lungo tubicino in gomma, alla fine del quale c’era una pompetta  che veniva ritmicamente compressa con la mano! Solo per pochi fortunati c’era, a richiesta, una spalmata di brillantina per fissare i capelli!

Proprio il barbiere sarebbe stato il migliore alleato nella nostra crescita. Assieme alla prima rasatura per togliere la peluria dal volto, ci avrebbe dato, di nascosto perché minorenni, anche quel calendarietto profumato per Natale: dodici mesi e dodici paginette, tenute con un cordoncino colorato, di disegni di donne in abiti succinti, provocanti ed erotiche. Ma sempre di disegni si trattava, che nonostante tutto ci aiutavano a risvegliare i nostri istinti!

Santino Smedili

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