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ALBUM DEI RICORDI: MILAZZO, IL BAR DELLA STAZIONE… TANTI ANNI FA…

Della Milazzo di ieri non va dimenticato il bar della stazione, gestito dalle sorelle Sgroi, mamma e zia di Franzino, nostro compagno di scuola al Liceo, ma prima ancora dalla loro mamma, una delle poche donne a Milazzo che in quegli anni portavano avanti un’attività imprenditoriale (c’erano anche la signora Petretta, dell’omonimo tabacchino, e la signora Micale, della merceria…). Affollato fin dalle primissime ore del mattino, era un punto di incontro per quanti aspettavano il treno, sia che arrivasse portando un amico, un parente, una persona cara, o in qualità di passeggeri, qualunque fosse la destinazione. Lì si fermava anche chi transitava sul vecchio Viale Alberato verso la via Acqueviole, diretto alla Metallurgica e successivamente verso la Raffineria. I pendolari si conoscevano tutti, e per loro, specie nelle giornate fredde d’inverno, il bar della stazione era il luogo in cui si prendeva il caffè, si scambiava qualche parola, si acquistava il giornale o le sigarette, si sedeva ai tavoli per consumare anche un pasto, si consolidavano rapporti di amicizie durati anni ed anni. 

Davanti alla stazione sostavano le carrozze trainate da un cavallo, a disposizione di chi arrivava con il treno e doveva fare parecchia strada per giungere nel centro di Milazzo. Questi trasferimenti avevano un costo, relativamente modesto, ma permettevano di risparmiare tempo e fatica, specie per chi aveva bambini piccoli, o bagagli da trasportare, o se i passeggeri erano persone anziane: tenendo presente che in quegli anni le persone erano considerate vecchie anche se avevano poco meno di cinquant’anni! C’era un inconveniente, dovuto alla presenza costante di cavalli: l’igiene… Infatti quegli animali spandevano per terra, e si diffondevano per aria, sostanze ed odori poco gradevoli, ma senza dubbio affatto inquinanti. E non risparmiavano nemmeno le strade sulle quali transitavano, al punto che gli spazzini (non era stato coniato il neologismo “operatori ecologici”) dovevano rimuovere i residui con una sorta di spatola metallica che era applicata sulla parte superiore del manico della scopa di saggina che usavano.

Anche i cocchieri erano riconosciuti grazie al soprannome che veniva loro affibbiato, o che avevano ereditato dagli antenati, e nella maggior parte dei casi trasmettevano ai loro discendenti, come se fosse un titolo nobiliare: oltre ai fratelli Bertè, a don Angelino Cambria, a Iàcupu Calascione, si ricordano i vari Baialaddu, Bubbàinu, Piritaru.

Nel tempo le auto sostituiranno le carrozze, antiquate e molto più lente: il mondo aveva preso la rincorsa per recuperare il tempo perduto. Fra gli autisti (ancora non si parlava di tassisti, ma nemmeno oggi Milazzo ha i taxi, solo auto da noleggio con conducente…) uno dei primi e senza dubbio il più famoso fu don Vincenzo “Sbullunatu”, anche lui fra i residenti “storici” di via Umberto I. In tanti ricordano anche Bonaccorsi e Bevacqua, ma anche i vari Mazzù, Vitale, Angelino Gitto…

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