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ALBUM DEI RICORDI: ROCCO OSSIAN, UNO DEI “PAPA'” DELLA SENA…

SI SPEGNEVA IL 13 APRILE DEL 2005, QUATTORDICI ANNI FA. POCO PIU’ DI CENTO GIORNI DOPO, IL 25 LUGLIO, LO RAGGIUNGEVA IN CIELO LA FIGLIA LUCREZIA…

Stefano, compagno d’infanzia negli anni vissuti nella SENA, mi ricorda che oggi ricorre il 14° anniversario della scomparsa del papà, Rocco Ossian. A lui e alla sua famiglia ho dedicato un capitolo nel seguito del libro DALLA SENA IN POI… e proporlo all’attenzione dei lettori in questa data mi sembra il modo migliore per ricordare un amico che ha fatto parte del nostro mondo, fin dalla fanciullezza… 

“… I miei ricordi della Sena sono legati a quegli anni particolari, in cui, poco più che un bambino, ero preso dai giochi, dallo studio, dall’azione cattolica, dai nostri tentativi di imitare i grandi, dai quali avevamo molto da imparare. Come i più grandi avremmo voluto giocare a palla, cercando di avere qualche spazio nelle innumerevoli partite che si disputavano in quella piazza priva di macchine. … Uno dei nostri beniamini era Turuzzo Ossian, talento naturale che guardavamo con ammirazione. Incantava per il suo modo leggero di toccare la palla, per le finte con le quali scartava gli avversari, per le sue entrate risolutive di qualsiasi partitella quando si giocava fra di noi. Non era alto di statura, e questo gli precluse la possibilità di fare il grande salto nelle squadre di serie A: infatti ricordo che in quegli anni era in attesa di disputare un provino con la Sampdoria. Ma alla fine rimase a giocare al Milazzo, in uno squadrone che disputava il Campionato Dilettanti ma che aveva dei validissimi calciatori: Romagnolo, La Franca, Cannata, Conte, Amante, Trimboli e altri, e il suo fiuto per il gol gli permetteva di andare a rete e risolvere incontri importanti. Continuò a giocare anche smessa la maglia del Milazzo, ed ancora oggi è attivo come tecnico di squadre inferiori.

Figlio di Rocco Ossian, appassionato di calcio che in quegli anni lavorava alle Poste come portalettere (abbastanza noto il terzetto di amici inseparabili, lui, Ciccio Corso e Cosimo Cosimini), e della signora Checchina, Turuzzu aveva una sorella, Lucrezia, e altri due fratelli, Stefano e Tanino. In quegli anni, i nomi imposti ai figli erano quelli dei nonni: il primo aveva il nome del nonno paterno, al secondo veniva dato il nome di quello materno, mentre gli altri figli dopo il secondo prendevano i nomi degli zii o dei padrini: a Tanino venne infatti imposto il nome dello zio, fratello del padre. Da bambino ricordo che rassomigliava moltissimo allo zio materno, Giovanni Marcellini, ragioniere presso la Compagnia Portuale.

Instaurammo un rapporto duraturo con la famiglia Ossian, come pure con le altre famiglie del vicinato in quella Milazzo del centro che avremmo conosciuto giorno dopo giorno, e che sarebbe rimasta per sempre nei nostri ricordi. La signora Checchina, vicina di casa, fu un aiuto insperato per mamma che attendeva il terzo figlio, Massimo, e fu proprio lei, assieme alla figlia Lucrezia, a rappresentare per noi un riferimento quotidiano. A lei affidavamo anche le chiavi di casa, quando ci assentavamo per recarci a Messina dai nonni. Affettuosa e premurosa, disponibile e altruista, la ricordo particolarmente apprensiva se qualcuno di noi bambini aveva in mano un oggetto appuntito, per timore di potersi fare del male, e proprio per questo raccomandava sempre di usare cautela e stare attenti, memore di un incidente che era accaduto nella sua famiglia al figlio Stefano, con una forbice. La signora Checchina era un pezzo del nostro piccolo mondo, della nostra fanciullezza, una mamma rimasta giovane come tutte le nostre mamme… Così l’abbiamo scolpita nella memoria: come gli amici, i giochi, la televisione, il lavoro dei nostri padri, le sedioline che portavamo da casa quando andavamo dalla signora Santina, dove ad accoglierci c’erano anche la sua mamma, la signora Angelina, e la figlia, Pinuccia Abbriano, sposata successivamente con Pino La Cava, mamma di Antonella e Marco. Altrettanto giovane è rimasto il marito, don Rocco, il papà, appassionato di calcio e amante della pesca. Giovane a dispetto degli anni che passavano e che invecchiavano i nostri genitori. Giovane nello spirito anche quando le forze venivano meno, e gli affanni e le fatiche di una vita ce li mostravano, impietosamente, con le rughe sul volto, i capelli bianchi, i ricordi che stentavano a ripresentarsi…”..

Al di là dei ricordi della mia infanzia e degli anni più belli della nostra fanciullezza, Rocco Ossian (compare Rocco, così come lo chiamavamo dopo che mamma fece da testimone al matrimonio della figlia Lucrezia con Gianni Billa, ma anche dopo la cresima della nipote Lucrezia, figlia del fratello Francesco Ossian, in virtù di un rispetto di altri tempi) quella mattina del 19 novembre 2000, procedeva lento con la moglie, e si attardava a leggere il necrologio sotto casa dei miei genitori. Tutti e due salirono in silenzio per porgere le loro condoglianze, soffermandosi in preghiera e con gli occhi colmi di lacrime davanti a papà, immobile su quel letto… Immagini rimaste scolpite nella mia mente, che niente e nessuno potrà cancellare.

Dopo cinque anni, anche compare Rocco sarebbe andato via per sempre. Quindi, a distanza di tre mesi, la figlia Lucrezia… Poi, qualche anno dopo, lei, la signora Checchina, una delle mamme della Sena…

Lassù, in cielo, tornano a rivivere quegli amici di ieri della Sena.

Sempre lassù quel piccolo mondo degli anni della nostra fanciullezza torna ad animarsi: le voci, le grida, gli schiamazzi, i giochi, le corse, i rimproveri, le liti, le risate ci appartengono ancora…

 

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