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ALBUM DEI RICORDI: DA VACCARELLA AL BORGO…

DA VACCARELLA, SALENDO DA VIA ERTA SAN DOMENICO, IERI COME OGGI, SI ARRIVA AL BORGO…  FATTI E PERSONAGGI CHE NON TUTTI CONOSCONO MA CHE MOLTI HANNO VISSUTO DA PROTAGONISTI! 

Il Borgo è la Milazzo vecchia. Oggi come allora è comunicante mediante l’erta San Domenico con Vaccarella. L’erta San Domenico, come i residenti del luogo ricordano, veniva anticamente denominata  “’a ’nchianata d’a muntata”. Ai lati della strada, allora in terra battuta, fiorivano spontanee piante di fichi d’india selvatici, detti “americani”, che i ragazzi raccoglievano con le mani nude e incidevano utilizzando una spina staccata dalla stessa pianta, come se fosse un coltello. All’epoca i ragazzi avevano in tasca un temperino, che mostravano orgogliosamente (dopo averne misurato la lama che non doveva superare quattro dita), non tanto per ostentare l’appartenenza ad un gruppo malfamato, quanto piuttosto per darsi delle arie. Ma si impallidiva di fronte a chi il coltello lo portava veramente…

Nei giovani di tanti anni fa, la citazione di via Erta San Domenico fa nascere spontaneo il paragone con la più famosa via Paal del romanzo di Molnar. Come quella, infatti, fu teatro di lunghe battaglie tra i ragazzi delle opposte fazioni del Borgo e di Vaccarella. Quella del Borgo era capitanata da Masino Di Bella, famoso stratega di cento battaglie, soprannominato ’u pàcciu. Costui, nonostante fosse ammogliato con prole, si divertiva nell’organizzare e dirigere in battaglia i ragazzi del Borgo contro quelli di Vaccarella che tentavano spesso di accedere al castello di cui i borgatari si ritenevano esclusivi padroni. Questi, privilegiati dalle posizioni in altura, respingevano a sassate gli antagonisti riuscendo molto spesso a metterli in fuga. La rivincita era solo rimandata all’estate, quando i borgatari scendevano dall’erta San Domenico a Vaccarella per fare il bagno a Croce di Mare, di cui i ragazzi di Vaccarella vantavano la proprietà della spiaggetta. Qui la battaglia li vedeva sempre prevalere, grazie alla loro conoscenza dei luoghi e all’abitudine a stare in acqua!

Questi erano i ragazzi dell’epoca, orgogliosi del loro territorio, dell’una e dell’altra parte. Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, molti si rivedono scalzi, spesso sporchi e sudati, ma mai cattivi, e tutti rappresentavano con fierezza i loro quartieri.

In quegli anni ’50 le frequenti salite al Borgo non erano motivate solo dalle battaglie: spesso gli obiettivi erano altri, e non certo le visite culturali al castello, tutt’altro! Al Borgo in quegli anni c’erano altre costruzioni altrettanto storiche: le vecchie case chiuse, dove il sesso, per molti sconosciuto, veniva offerto a prezzi modici ed ogni ragazzo faceva il conto alla rovescia, aspettando la maggiore età per potere essere ammesso in quei luoghi di piacere. Tanti ragazzi di quella generazione non riuscirono a varcare l’agognata soglia e ancora oggi danno la colpa alla mai rimpianta senatrice Merlin la quale, ritenendosi censore dei costumi, riuscì a far approvare dal Parlamento la legge che ancora oggi porta il suo nome e ancora oggi continua a produrre infiniti danni. Ma non è la sola: al giorno d’oggi un’altra donna, con un’altra legge votata da tutti, impedisce a chi ha raggiunto una certa età di andare… in pensione!

All’interno del Castello, per secoli sede di varie dominazioni oltre che di principi, nobili e famosi condottieri, negli anni ’50 trovarono rifugio mandrie di capre e pecore. Il mandriano, Natale ’u pacciu, giornalmente passava di casa in casa con i suoi animali, che mungeva “in diretta” per vendere il latte ai clienti. Come Il Greco, che a Vaccarella portava l’acqua di Sant’Opolo, anche Natale si può considerare un primo esempio della consegna a domicilio, tramite la fornitura del latte “a lunga conservazione”, sicuramente più genuino di quello che oggi giorno deve essere sottoposto a visti sanitari e controlli veterinari… Natale ’u pacciu viveva in simbiosi con i suoi animali, ed era solito chiamarli ciascuno con un nome proprio.

Il Borgo è un concentrato di chiese: il Duomo del Castello, il Rosario, San Francesco, l’Immacolata, la chiesa di San Rocco, quella di San Giuseppe, la vecchia chiesa di San Gaetano e quella del SS Salvatore; e poi la Badia, nella quale soggiornavano, oltre alle suore, le orfanelle, che nei funerali o nelle processioni facevano da cornice con i loro occhi belli ma tristi e spenti, suscitando grande tenerezza nei grandi e soprattutto nei giovani, magari loro coetanei.

1 Commento

  1. NONNO COSTRUISCE,,FIGLIO GESTISCE,,,,NIPOTE DISTRUGGE

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