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Buon compleanno, ATTILIO ANDRIOLO!

E COSI’ ANCHE PER LUI SONO ARRIVATI I SETTANT’ANNI! E’ nato il 9 novembre 1950, fa parte di quella generazione di bambini del dopoguerra sui quali il Paese puntava le speranze dopo una lenta ripartenza: sarebbero stati quelli a prendere le sorti dell’Italia negli anni 70 e successivamente!

Assieme a lui, in questa città, centinaia e centinaia di altri bambini, così come testimoniano le foto degli anni delle elementari, con classi numerose e spesso fino a quaranta alunni, delizia del maestro unico di quel decennio. Ci conosciamo da tantissimo tempo, ed è facile fare i conti: dalla prima media ad oggi di anni ne sono passati 60. Anche se siamo coetanei, a scuola eravamo alunni con due insegnanti diversi: lui il Maestro Iannello, io il Maestro Foti. Alla Scuola media, quella dell’Atrio del Carmine, eravamo in classi parallele, io nella D, lui nella A; ma avevamo in comune le ore di inglese.

Poi giungemmo al Ginnasio, questa volta nella stessa classe; e così conoscemmo meglio quel ragazzo che abitava in una casa in… aperta campagna! Almeno, allora lo era, prima della crescita edilizia ed urbanistica che avrebbe cambiato radicalmente anche il volto di quel quadrilatero che da via Risorgimento giungeva fino alla riviera di ponente, delimitato da piazza San Papino e dalla via Enrico Cosenz. Si andava spesso in quegli anni a trovare i compagni; e da lui si approfittava di quel campetto per tirare calci ad un pallone. Lì giocavano Renato Picciolo, Nello Terranova, Angelo Laquidara, i fratelli Franco e Antonio Amato, ed altri… Poi quel campo dovette cedere il passo ai palazzi, ma di quei giovanissimi calciatori si erano perse le tracce. Ognuno aveva percorso una propria strada. Attilio negli anni del Liceo fu sempre seduto dietro di me, al secondo banco. Come a volermi guardare le spalle, direte voi? Niente di tutto questo: a nascondersi dietro le mie spalle, quando ogni tanto tirava una frecciata, sornione ed ironico, facendo volgere di scatto il professore verso di me, al primo banco, nonostante la condotta, ormai abbastanza noto e con nulla da temere! Così fu quando Nino Nastasi bussò, arrampicato ad una scala, ad una finestra per avere “la mia testa”, o quando la professoressa di Filosofia mi piazzò un DUE che fece media con il SEI del giorno precedente; o come quando pronunciò la celebre frase durante l’interrogazione di una compagna, “DACCI L’OSSU!”,  per sottolineare il suo stato di ansia davanti ai professori! Ed altre battute celebri che solo noi di quella classe ricordiamo, e che qualche volta mi videro girare di scatto verso di lui per mandarlo, scoppiando in fragorose risate, io e lui, a quel paese!

Ad Attilio mi lega un’amicizia profonda e sincera: protagonisti nello stesso percorso politico negli anni caldi della scuola, riferimento della contestazione giovanile a Milazzo, non ci siamo persi mai di vista, nemmeno quando fummo costretti a prendere strade diverse, dopo la maturità. Medico a Norcia, apparve in un telegiornale all’ora di pranzo per denunciare la lentezza dei soccorsi in occasione del terremoto, e a Milazzo molti furono orgogliosi di quel giovane! Lo ebbi al mio matrimonio, in occasione dei miei compleanni… decennali, quindi ospite in radio durante le trasmissioni; sempre pronto, nel cuore della notte, ad accorrere quando per motivi di salute mi rivolgevo a lui. Fu nel gruppo degli organizzatori del Primo Gran Raduno degli Alunni del Liceo, nel 1994; ed a lui toccò il compito di premiare Franco Di Maggio, all’epoca Magistrato nel pool antimafia, che era stato un vecchio compagno di scuola. Ideatore e fondatore di questo giornale, TERMINAL, è stato e continua ad essere uno degli artefici, denunciando i guasti della società e della cosa pubblica, così come ha fatto scoperchiando il calderone nel gioco del calcio, e facendo venire alla luce accordi sottobanco fra le squadre a danno delle stesse tifoserie. Con lui ho puntato sulla chiesa di S. Rocco per rimetterla in piedi e valorizzare l’arte e la storia, con la speranza di dare un impulso anche al turismo. Ancora oggi, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, lo consulto per valutare i pro e i contro, e se è il caso partire con l’entusiasmo di sempre.

Attilio Andriolo oggi festeggia i suoi 70 anni! Non potrà avere accanto a lui, in un affollatissimo banchetto, così come siamo soliti fare sempre, le persone che gli vogliono bene e lo stimano per le note vicende del Covid, del distanziamento, delle limitazioni… e questo non gli rende onore! Affidando a questo modesto scritto i miei pensieri, tracciando un sintetico profilo di un amico sincero, mi rivolgo a voi tutti, come editore di TERMINAL, per porgere gli auguri al dottor Attilio ANDRIOLO, voce autorevole del nostro periodico, per fargli sentire la nostra vicinanza e dimostrare l’affetto che nutriamo nei suoi confronti.

Auguri, Attilio! E’ sempre ora di guardare al futuro, che ci riserverà il meglio per noi, ragazzi di un’altra generazione! 

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