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CAPO MILAZZO: L’ALBERO DI NATALE, parte 2^

cycasCOME NELLE FAVOLE, IL RISVEGLIO… E LA SORPRESA. 

Caro Direttore, scrivo anche a nome dei miei fratelli per complimentarmi per la struggente ed emozionante favola natalizia. Non le nascondo che la commozione ci ha fatto versare qualche lacrima, fino a quando non abbiamo visto la foto pubblicata. C’era qualcosa di familiare: le piante, i vasi, la legna… la casa. E allora ci siamo resi conto che avremmo dovuto fare una doverosa precisazione: il vecchietto, protagonista del racconto, è mio padre! Non vive da solo, dopo la morte di mamma, ma con un mio fratello celibe. E non passerà la notte di Natale da solo, perchè saremo noi a prenderci cura di lui, così come avviene ogni anno, e come facevamo quando mamma era in vita! E come facciamo ogni giorno, poichè pranzano e cenano con noi! Ci siamo meravigliati e al tempo stesso ci siamo sentiti in colpa, perchè tante persone vivono quella stessa realtà descritta mirabilmente dal racconto. Ma al tempo stesso sentivamo il bisogno di risvegliare, seppure bruscamente, anche i lettori del giornale, che avranno commiserato quel “poveretto” senza nessuno, al freddo e al gelo, in una casa priva di … riscaldamento, autore di un singolare albero di Natale realizzato in… arte povera! Da dove vuole che cominci, direttore? Dai legni accatastati: papà in casa ha una stufa a legna, e quello è il suo piccolo magazzino. La paura che possano precipitare sulla strada lo ha costretto a mettere una protezione: le piantine (il cycas e i tronchetti della felicità, le yucche). L’addobbo, direte voi? Certo, un nastro rifrangente, per evitare che le auto possano urtarle, durante il transito a velocità sostenuta nella strada verso il Capo. E per evitare anche la sosta davanti alla porta di casa sua, impedendogli di uscire o di rientrare! Dopo queste spiegazioni, mi viene da ridere! Papà non ha ancora letto la… favola, ma sentendosi il protagonista, penserà di essere diventato improvvisamente importante. Magari come il Principe Azzurro di Biancaneve, o come tanti altri personaggi che esistono solo nelle favole e nell’immaginazione! Man mano che scrivo queste precisazioni, mi rendo conto però che l’esempio di papà, che l’autore del racconto probabilmente non conosce, può essere esteso a tante altre persone, alla loro solitudine non solo a Natale e nelle feste da ricordare o trascorrere assieme, ma in qualsiasi giorno dell’anno… Sì, papà non è solo, non lo abbiamo mai lasciato, torno a ripetere. Sarà con noi, come sempre. Ma quanti non avranno un tetto, un po’ di affetto, un gesto di amore, il calore di chi li ama? E allora che questo racconto serva come monito, per portare un po’ di serenità nei cuori, un po’ di pace che manca, un sorriso nelle famiglie e quella gioia che dovrebbe accompagnare l’umanità tutta in una notte magica. La notte di Natale.

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