Home / Di tutto un pò / CASTELLO: SE QUESTI SONO LAVORI DI RESTAURO…
Italpane

CASTELLO: SE QUESTI SONO LAVORI DI RESTAURO…

MONASTEROELVIRA D’AMICO, CHE DAL 2010 E’ DIRIGENTE DELLA SOVRINTENDENZA AI BENI CULTURALI E AMBIENTALI DI PALERMO, NON HA MAI SMESSO DI AMARE LA SUA MILAZZO. AL PUNTO DA CREARE UN SITO PER PROTEGGERE IL PATRIMONIO CULTURALE E AMBIENTALE, E DENUNCIARE LO SCEMPIO CHE SU DI ESSO SI COMPIE CON REGOLARITA’…

sabato 18 agosto 2012

IL RESTAURO ANTI-STORICO E ANTI-FILOLOGICO DEL MONASTERO DELLE BENEDETTINE

-APPELLO ALL’ASSESSORATO REGIONALE AI BENI CULTURALI AMBIENTALI E IDENTITA’ SICILIANA PERCHE’ NON DISCRIMINI I MONUMENTI MILAZZESI DA QUELLI PALERMITANI E CATANESI, NEL PIENO RISPETTO DELLA SUA ROBOANTE INTITOLAZIONE- -APPELLO ALLA SOPRINTENDENZA DI MESSINA PERCHE’ ESERCITI CORRETTAMENTE LE FUNZIONI DI ALTA SORVEGLIANZA E TUTELA CUI E’ PREPOSTA- -APPELLO AL SINDACO DI MILAZZO PERCHE’ AFFIDI I PROSSIMI RESTAURI DEL CASTELLO A PROFESSIONISTI DI RICONOSCIUTO VALORE CULTURALE!!!       http://elviradamico-sosmilazzo.blogspot.it/

Castello 3-UN’OCCASIONE MANCATA- Il recente lieto e attesissimo evento della consegna alla città dell’antico Monastero delle Benedettine entro la Città murata, da parte dell’amministrazione comunale di Milazzo (8 agosto c.a.), si è trasformato inevitabilmente in un evento angoscioso e quasi drammatico, per tutti coloro cui stanno veramente a cuore le sorti degli antichi monumenti cittadini, avendo un minimo di sensibilità artistica e cognizione storico-architettonica. L’occasione infatti è valsa per una maggiore presa di coscienza del pedestre restauro – anti-filologico, anti-storico, anti-architettonico- perpetrato nel 2010 ai danni del monumento, senza il minimo rispetto delle nozioni basilari di teoria del restauro -conservativo e filologico- l’unico consentito nei tempi odierni. Restauro che deve scaturire solo da una seria ricerca storica e archeologica e soprattutto da una forma mentis umile e rispettosa delle testimonianze del passato e desiderosa di capirle (ma anche carpirle) e reinterpretarle nel pieno rispetto del bene culturale che ci è stato tramandato e che a nostra volta abbiamo il delicato compito di consegnare ai posteri. In questo caso invece, quello che era un edificio in stile gotico, più unico che raro – a mio parere più antico rispetto al secolo XV cui è attribuito- sobrio e austero, e al contempo elegante nella giusta proporzione tra lo scarno paramento murario e le delicate aperture ornate da conci di pietra chiara perfilate da ghiere in pietra scura, è divenuto un ibrido, senza più uno stile proprio, di gusto grossolano e folkloristico, falsato nella sua natura originaria di palazzetto civile- chissà di chi- prescelto per essere inglobato al nascente monastero seicentesco e fungere da chiesa del SS. Salvatore. Infatti, invece che riproporre solo un lieve accenno alle originali monofore ogivali, ben visibili nelle foto d’epoca esistenti, nonchè un consono portale nello stesso stile gotico (come si evince dovesse essere quello del fianco laterale dell’edificio), si è pensato bene di stravolgere la linea delle aperture originali e creare una grossolana e panciuta bifora, perfilata da una pesante cornice bianca (in linea peraltro con lo stile metafisico delle logge interne), che non si inquadra in nessuno degli stili conosciuti, e abbinarvi per giunta un portaletto trabeato di vago stile rinascimentale, un falso storico, perchè più tardo rispetto a quello originario del palazzetto (forse per analogia con gli altri portali del corpo seicentesco del monastero? Ma allora perchè non ispirarsi ai vari portali gotici della vicina cinta aragonese o del castello?). Il risultato è quello di un edificio imbastardito, al di fuori della storia dell’arte e dell’architettura, che ricorda solo le case illustrate delle favole per bambini della nostra infanzia. Almeno il tuffo nel passato lo abbiamo fatto in questo senso!

Rispondi