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C’era una volta un grande del calcio… MARIO ROMAGNOLO

C’ERA UNA VOLTA…. PERCHE’ CERTI RICORDI APPARTENGONO AL PASSATO, QUANDO I NOSTRI EROI NON CI SONO PIU’. E MARIO CI HA LASCIATI LO SCORSO 27 AGOSTO…

Non ero a Milazzo, quel giorno. Il messaggio ricevuto mi dava una triste notizie, e mi è sembrato giusto diffondere la notizia, anche se ero lontano, ripromettendomi di riservare a Mario uno spazio su TERMINAL. Mario Romagnolo era un grande campione, e chi lo aveva conosciuto lo sapeva benissimo. Era indubbiamente il calciatore più noto nel firmamento calcistico milazzese, e quando gli fu riconosciuto il PREMIO TERMINAL SPORT, l’11.11.11, (vedi foto), scegliendo quella data non in maniera casuale, ma per indicare in quel numero che si ripeteva sei volte nel giorno, nel mese e nell’anno proprio i NUMERI UNO dello sport, la commissione non ebbe alcuna esitazione.

Come scrivemmo nella scheda di presentazione pubblicata sull’edizione straordinaria di TERMINAL SPORT, Mario era nato “casualmente” a Lipari nel 1939, così come egli stesso amava dire, dove suo padre si era trasferito, ma cresciuto a Milazzo. Cominciò a tirare i primi calci in collegio, a Rometta, così come tanti suoi coetanei. Il suo talento naturale fu subito notato da chi di calcio ne capiva, all’epoca: Vincenzo Patti, da sempre alla ricerca di giovani emergenti da fare esordire o da valorizzare. Fu proprio con l’Errante, storica società milazzese guidata da don Vincenzo Patti (all’epoca la parola MISTER non si conosceva…) che fece il suo esordio in Lega Giovanile a soli 14 anni. All’Errante rimase per due anni segnalandosi per le sue reti e per le fasi di gioco spettacolari, per un ragazzino. A 17 anni, il suo esordio in Promozione, con il Milazzo. Notato dai tanti talent scout del calcio della fine degli anni 50, si interessarono di lui formazioni titolate, tra le quali la blasonata Triestina. Lo avrebbero voluto anche la Pistoiese e il Messina, ma l’accordo economico non fu raggiunto, per cui Mario rimase a giocare a Milazzo, trasferendosi poi a Canicattì alla corte di Colaussi, dove si vide aprire le porte dalla Nazionale Dilettanti. Per la sua visione del gioco ed il suo fiuto per la porta, risultò per diversi campionati capocannoniere, spesso con oltre trenta gol in una sola stagione. Nella sua carriera segnò oltre 200 reti, e l’uomo vincente dei numerosi derby con i rivali di sempre della Nuova Igea. Conteso da diverse squadre, nelle quali giocò contribuendo alla vittoria finale (l’Ennese, il Gela, la stessa Nuova Igea), fu uno degli artefici della storica promozione del Milazzo di Romanetti in serie D, e uno dei punti di forza della successiva stagione, nella formazione guidata da Arnaldo Riva.

Si ritirò dall’attività all’età di 35 anni, ma rimase nell’ambiente calcistico per formare nuovi giovani e diventare, al tempo stesso, loro maestro e consigliere. E’ giusto ricordare, accanto a lui, anche i fratelli, Pippo e Aldo, calciatori pure loro, anche se la loro bravura ed il loro talento vennero messi in ombra dalla figura del fratello maggiore, così come nel ciclismo la bravura di Francesco Moser ha offuscato la fama dei fratelli Aldo, Enzo e Diego.

Come scrivemmo nel numero speciale di Terminal Sport, il 9/11/2011, “Ancora oggi, a settant’anni compiuti, Mario Romagnolo è un validissimo allenatore, ma ama definirsi maestro di vita, forte delle sue esperienze sportive e nel sociale, e trasferisce a molti giovani la sua passione per uno sport che lo ha visto indiscusso protagonista come giocatore per venti anni, facendolo diventare anche il calciatore più prolifico per le reti segnate, per le partite giocate (oltre 600) e il più popolare dal dopoguerra ai giorni nostri!”.

Poi un triste giorno di agosto del 2020, un anno terribile che il mondo non dimenticherà, Mario Romagnolo esce dal campo. Fa il gesto di togliersi dal braccio la fascia di Capitano per darla ad un altro, ma il suo allenatore non la vuole; nè ritiene opportuno sostituirlo. Il suo pubblico si alza in piedi per tributargli un lungo, caloroso applauso… e mentre si avvia verso gli spogliatoi, rivede il film della sua vita, di una lunga carriera vissuta come protagonista. Rivive le lunghe sgroppate, migliaia di passaggi e di dribbling, balzi prodigiosi per colpire un vecchio pallone di cuoio, le reti gonfiarsi per i gol segnati, l’esultanza in campo e sulle gradinate, le urla dei tifosi, gli abbracci con i compagni, il sudore che gronda dalla sua fronte.

Mentre Mario scende le scale che lo portano negli spogliatoi, attendiamo che riappaia dall’altro lato, per l’ultimo saluto, ma non riusciamo a scorgerlo… Ritorniamo a guardare il campo… e solo allora ci rendiamo conto che lui, Mario Romagnolo, quel campo non lo ha mai lasciato. E’ ancora lì, a giocare con tutti noi, con i nostri ricordi, con chi lo ha conosciuto, una partita che non avrà mai fine. E’ il miracolo di un uomo che ha lasciato il segno, che ha interpretato lo sport dilettantistico da professionista, che non ha lasciato mai la sua terra per inseguire le chimere e la gloria effimera. Mario continua a vivere qui, nei nostri cuori. E qui rimarrà per sempre.

 

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