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CHI ERANO LE VITTIME INNOCENTI DI DACCA…

DACCANOVE VITTIME ACCERTATE SONO ITALIANE. UN DISPERSO, FORSE TRA I FERITI. ANCHE LA SICILIA PIANGE I SUOI MORTI.

Ecco il pesante tributo di sangue pagato dall’Italia al terrorismo internazionale, che si trincera dietro la guerra di religione per istigare all’odio e alla violenza. Una crudele escalation che non sappiamo se e quando si fermerà, e che colpisce in ogni paese del mondo, senza una vera e propria pianificazione, ma lasciando liberi i proseliti o i cosiddetti adepti o fiancheggiatori di mietere vittime e incutere paura.

Le vittime italiane sono Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti. Tutti erano imprenditori o lavoratori del settore tessile. Una di loro, Simona Monti, aspettava un bambino. Nel locale c’erano 12 italiani al momento dell’assalto.
Uno, Jacopo Bioni, lavorava in cucina e si è salvato scappando dal tetto. Gli altri 11 erano lì per cenare.
Tra i commensali c’era Gian Galeazzo Boschetti, che è riuscito a mettersi in salvo: era uscito in giardino per una telefonata. Ma sua moglie Claudia Maria D’Antona, volontaria della Croce Verde, non ce l’ha fatta.
Boschetti e la moglie vivevano in Bangladesh da una ventina di anni e gestivano un’azienda tessile. Ma erano coinvolti anche nella missione umanitaria Interethnos Interplast Italy onlus.
Ogni anno la loro abitazione diventava la base di un gruppo di medici italiani che veniva nel paese per curare malati.
“La nostra equipe ha fatto cose straordinarie per la popolazione anche grazie a Gianni e Claudia – ha raccontato a Repubblica il professor Paolo Morselli, che vede i dottori della sua missione umanitaria ospitati a casa Boschetti, a Dacca, da 20  anni –. Ci hanno aiutato, hanno ospitato a casa loro 15-20 medici per due-tre settimane, ci hanno dato conforto”.
Il commando non ha avuto pietà neanche per  Simona Monti, che aspettava un bambino. Aveva 33 anni e viveva da tempo a Dacca e lavora anche lei in un’azienda tessile.
Doveva tornare nelle prossime ore in Italia.
E’ deceduta anche Adele Puglisi, catanese di 50 anni, che si trovava nel bar. Era residente a Dacca e in precedenza aveva lavorato per la società di Nadia Benedetti. Secondo Diego Rossi, lo chef italo-argentino del locale che è riuscito a fuggire, la donna, che ha definito “muy simpatica”, doveva ripartire alla volta della Sicilia proprio oggi. Anche lei stava per tornare nel nostro paese.
Due delle vittime erano friulane. Cristian Rossi, 47 anni, sposato e padre di due gemelline di appena 3 anni, era un imprenditore residente a Feletto Umberto. L’altro era Marco Tondat, un giovane imprenditore nel settore tessile, di Cordovado.
A Dacca è morta anche l’imprenditrice viterbese di una ditta sulla Cassia, Nadia Benedetti. Lavorava nel settore tessile e aveva un’impresa in Bangladesh. La nipote Giulia Benedetti ha confermato il decesso su Facebook.
Maria Riboli era nata il 3 settembre 1982 ad Alzano Lombardo. Originaria di Borgo di Terzo, in valle Cavallina, dopo il matrimonio si era trasferita a Solza, nell’Isola bergamasca. Era mamma di una bambina di tre anni. La Riboli si trovava in viaggio per lavoro per conto di un’impresa tessile. Era da qualche settimana in Bangladesh.
Vincenzo D’Allestro, 46 anni, anche lui imprenditore del settore tessile, guidava un’azienda a Piedimonte Matese nel Casertano.
Nato a Wetzikon, in Svizzera, si era trasferito ad Acerra (Napoli) nell’ottobre del 2015. Si occupava di tessile anche Claudio Cappelli, 45 anni, residente a Vedano al Lambro (Monza) dove aveva una impresa, la Star International.
Produceva t-shirt, magliette, abbigliamento in genere e anche intimo.
Racconta il console generale onorario del Bangladesh in Veneto, l’avvocato Gianalberto Scarpa Basteri: “Era entusiasta del suo lavoro. Diceva di avere avuto una esperienza positiva e di essere contentissimo. Era da più di 5 anni impegnato in questa ‘avventura’. Diceva che era un Paese dove si poteva lavorare molto bene”.
Fra le vittime straniere accertate dell’attacco c’è anche una cittadina indiana, come ha reso noto il ministero degli esteri a Nuova Delhi.
E’ Tarushi Jain, studentessa di 19 anni di Berkeley che si era diplomata dalla Scuola americana di Dacca.
Non era l’unica studentessa presente nel locale: Abinta Kabir e Faraaz Hossain erano due studenti dell’Emory University’s Oxford, in Georgia. Kabir, che viveva a Miami, era a Dacca a trovare la famiglia.

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