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CICCIO TRIMBOLI, un sogno realizzato a metà…

SI E’ SPENTO DEBELLATO DA UNA CRUDELE MALATTIA UNO DEI PIU’ CONVINTI FAUTORI DEL TURISMO A MILAZZO. I FUNERALI SI CELEBRERANNO DOMANI POMERIGGIO PRESSO LA CHIESA DELL’ADDOLORATA, A CAPO MILAZZO…

Se ne va da uomo libero, anche se nella sua vita c’è stato sempre e fino all’ultimo suo respiro un… CAPO! E il CAPO lui aveva sempre scelto per promuovere Milazzo nel mondo. Il CAPO con le sue ripide discese verso le spiaggette, il CAPO con la sua distesa di ulivi, il CAPO con i suoi magici tramonti, il CAPO con le spettacolari immagini che mostravano le isole Eolie, il CAPO che culminava in quello specchio magico che ebbe l’intuito di battezzare PISCINA DI VENERE, consegnando al mondo un angolo di paradiso che lo aveva sempre incantato… Il CAPO, dal quale si affacciava… guardando l’orizzonte e sognando!

Potremmo chiudere qui il nostro ricordo di Ciccio Trimboli, geometra e politico a cavallo fra gli anni 70 e gli anni 90. Ma spuntano prepotenti tanti ricordi, che non posso cancellare proprio adesso che è partito per sempre.

Lo conobbi quando, ancora giovanissimo, mi avvicinai alla Nino Romano e lui praticava il fondo, le gare sulla lunga distanza. Diplomatosi geometra, spuntò un giorno nella sede di via Umberto I con un disegno: voleva realizzare una pista di atletica leggera all’interno del “Grotta Polifemo” e presentò un progetto che per un po’ di tempo ci fece sognare; ma come al solito non se ne fece nulla, il suo sogno e quello di decine di altri ragazzi non era realizzabile. Eravamo ragazzi, ci entusiasmavano le piccole cose, ma spesso i sogni tornavano a farsi più insistenti: giunsero gli anni degli innamoramenti, e lo ricordo attendere davanti alla scuola una ragazza che dai comuni vicini arrivava a Milazzo per studiare. Lui la accompagnava e percorreva con lei quelle centinaia di metri fino all’autobus, per salutarla e ripresentarsi il giorno dopo, all’uscita. Dopo qualche anno, quella ragazza sarebbe diventata sua moglie. Un sogno realizzato, caro Ciccio: poichè i sentimenti erano sinceri, come tante cose in quegli anni.

Negli anni 70 si avvicinò alla politica, seguendo le orme dello zio al quale era legatissimo. Abbracciò la fede repubblicana, e nelle elezioni del 1980 fece il suo ingresso in consiglio comunale, a sostituire Luigi Celebre, che aveva optato per il seggio alla Provincia. Riconfermato nelle tornate successive, ebbe sempre la delega al turismo, che nel 1985, in occasione della giunta Cartesio IX, abbinò alla carica di Vice Sindaco; nel Cartesio X condivise con quelle allo sport e spettacolo, pubblica istruzione e beni culturali; e nel 1992, fino allo sciogliemento del Consiglio Comunale, con lo sport. 

I ricordi non si fermano al 1993, ma vanno oltre, e ci vedono spesso sulla stessa lunghezza d’onda quando si è trattato di lavorare per la crescita turistica della nostra Milazzo. Nemico acerrimo degli incivili, non esitava di fare lunghe passeggiate su e giù per gli angoli più belli ed incontaminati dle promontorio, dal Borgo fino all’estrema penisola, per ammirare gli incomparabili scenari della città. E non era difficile notarlo mentre raccoglieva da terra qualche lattina o bottiglia vuota abbandonate o estirpare qualche pianta cresciuta spontaneamente ai bordi delle scalinate o dei marciapiedi. Un gesto che sperava potessero fare tanti altri cittadini, per curare nei dettagli ciò che doveva essere mostrato ai visitatori, sopperendo alle lacune di un servizio che lui stesso, per primo, non accettava e stigmatizzava sul suo profilo facebook. 

Gli fu conferito il premio TERMINAL per il turismo, nel 2016, succedendo nell’albo d’oro all’avvocato Micio Sibilla, vincitore alla memoria nel 2012, con la motivazione “Organizzatore e promotore di grandi eventi, che hanno mirato a promuovere l’immagine turistica della sua città e del comprensorio“. Una soddisfazione per lui, giunto a settant’anni, e non pensando assolutamente che la città si ricordasse di lui. 

Lo abbiamo avuto vicino, nella chiesa di S. Rocco, e ci restano impresse le sue parole di elogio per un lavoro meritorio fatto non per noi, ma per la città. Passava giornalmente ad ammirare non tanto la chiesa, che pian piano veniva restituita alla sua originaria bellezza artistica eliminando il degrado che l’aveva aggredita dopo anni di incuria, ma il paesaggio che dal colle S. Rocco dominava il mare di ponente e quello di levante. Ci scambiavamo i pareri, e ci incoraggiava a fare sempre bene e meglio. Poi, d’improvviso, si allontanava, risalendo le scale e riprendendo la sua auto… Ma aveva sempre qualche rimbrotto da fare contro l’anonimo “INCIVILE” che aveva lasciato, per la piazzetta dell’Immacolata, il suo cane libero di fare la cacca. Ci univamo alle sue imprecazioni, ma non ci davamo per vinti. “Finchè ci saranno incivili, questa cittù non avrà un futuro” ci diceva allontanandosi. E ci incoraggiava ad agire per il bene della sua, della nostra Milazzo. “Bravi – aggiungeva  ammirando la chiesa per l’ennesima volta – fin quando ci sarà gente come voi, potremo sconfiggere gli incivili e sognare una città che creda nel turismo!“.

Noi abbiamo in comune con te il sogno di vivere in una città migliore, e di consegnarla più bella e più pulita ai nostri figli, ai loro figli, caro Ciccio.

Tu hai fatto di tutto per realizzarlo, ma ci sei riuscito a metà… noi cercheremo di essere degni dei tuoi insegnamenti, e di vedere finalmente una città turistica, per realizzarlo come tu avresti voluto!

Ciao, caro amico mio, un abbraccio!

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