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CINQUE MESI DI LAVORI IN CORSO! E MILAZZO SUBISCE!

imbarco nino bixioSCAVI SU STRADE ASFALTATE DA POCO, SOLDI SPRECATI E LAVORI MAI ULTIMATI! DANNI ALLE AUTO, CIRCOLAZIONE IN TILT, TUTTI VEDONO MA NESSUNO PARLA. E DOVE SONO I TECNICI COMUNALI CHE HANNO IL DOVERE DI CONTROLLARE? DOVREMMO CHIAMARE “LE JENE”, “STRISCIA LA NOTIZIA”, “REPORT” O “PRESA DIRETTA”? NO, PIU’ SEMPLICEMENTE… PRESA PER IL CULO! QUI HANNO CAPITO CHE OGNUNO PUO’ FARE I PROPRI COMODI.

Il 5 novembre 2015, famoso o famigerato, fu il giorno in cui con un improvviso colpo di mano venne sequestrata una strada cittadina che, in men che non si dica fu invasa da mezzi d’opera che cominciarono a sventrarla. Chiusi da ambo i lati quei poco più di cento metri di arteria furono messi a soqquadro interrompendo un importante flusso di traffico. Ma, operativo era solo un piccolo bob-kart che iniziò ad affondare i denti della sua pala sull’asfalto. Nessuno si accorse di nulla forse perché sugli sbarramenti campeggiava una delibera che autorizzava quel manipolo di uomini in tuta arancione, intenti a svolgere i lavori per i quali avevano avuto incarico dall’Enel. Gratta gratta si scoprì che dovevano realizzare un cavidotto e che altre strade, nel tempo, avrebbero subito la stessa sorte. Scoprimmo subito la subdola strategia di comodo che prevedeva l’utilizzo di tutta la larghezza della strada, per l’intero tratto, col solo tornaconto  di parcheggiare i mezzi di cantiere, sovrabbondanti per le attività da svolgere; tant’è che operava solo quel “mordi-asfalto”, talmente piccolo, da ingombrare meno di due metri. Ma come è possibile che in quella circostanza fu autorizzato un lavoro senza imporre limiti? Non si chiudono intere strade per lavorare comodamente, risparmiando su una recinzione a norma e delimitando l’area strettamente necessaria per un lavoro di scavo che si svolgeva appena a ridosso del ciglione lavico del marciapiedi. Certo, una cosa è transennare le due testate della strada (meno di una ventina di metri), tutt’altra è transennarne oltre un centinaio, e paralizzare il traffico! Furbi certamente! Penna alla mano, anzi Terminal alla mano, urlammo SOLO NOI che quello era un abuso intollerabile e che chi di dovere doveva prendere immediati provvedimenti ridimensionando le mire espansionistiche dell’impresa. Passarono pochi giorni e l’impresa il 20/11/2015 “sbarcò” sulla Via dei Mille avendo finito di martirizzare la Via Migliavacca. Sì, proprio quella, che fin qui non avevamo citato, importantissima strada di  uscita da Milazzo laddove – a scavi finiti – avevano in qualche modo rabberciato le ferite inferte. Ma stavolta la musica cambio perché anche il “Direttore d’orchestra” da dietro le quinte tuonò con voce possente dettando il decalogo al quale l’impresa doveva attenersi. Su questa scia qualcuno si mosse e  fu così che in Via dei Mille vedemmo un cantiere a regola d’arte come d’incanto: transenne bene allineate e coperte, spazio occupato solo quello strettamente necessario, segnali stradali quelli previsti. Sia nella fase Migliavacca che in quella della Via dei Mille fummo solleciti e pronti dapprima a segnalare l’abuso perpetrato nel silenzio di tutti e poi altrettanto pronti a plaudire per la ritrovata correttezza cantieristica.

Ma eravamo noi a doverci accorgere di ciò che estranei volevano imporci nel loro avanzare come talpa famelica lungo le nostre strade cittadine!!! Ma poco importa finchè c’è qualcuno che, amando la propria città, si espone anche alle minacce più o meno subdole. Ma, visto che siamo in argomento, è anche doveroso rappresentare e censurare che le ferite non sono state ancora risanate per il semplice fatto che – ad oggi – dopo quasi cinque mesi da quell’inizio, l’impresa ha solamente ricoperto le trincee scavate con la abituale procedura di: reinterro, costipazione con apparecchiatura vibrante, stesura di un tappetino di asfalto “provvisorio” . Ora è tempo di procedere alla sistemazione definitiva perché il “provvisorio” presenta il conto sotto forma di crepe e di sconnessioni inaccettabili; passiamo alla fase definitiva tanto, la costipazione del reinterro, in quasi cinque mesi, è già avvenuta. Si passi, quindi, velocemente alla posa del “tappetino d’usura” definitivo il cui spessore non dovrà essere inferiore a 5 centimetri. Si badi bene, però, che ciò che pare ovvio in un clima di correttezza comportamentale, tanto ovvio non è per chi ha interesse di utilità personale. E qui bisognerebbe leggere il capitolato d’appalto, il libretto delle misure che l’impresa avrà certo approntato e presentato, nonché le previsioni di progetto in ordine alla fascia di asfalto prevista per il ripristino delle strade oggetto di scavi. Parliamo delle Vie Giorgio Rizzo, Migliavacca, dei Mille, Cavour, Domenico Piraino, Piazza Caio Duilio, Pescheria. Il ripristino, in ordine alla sua larghezza, ammette delle variabili che dipendono dal grado di danneggiamento che hanno subito le strade nel corso degli scavi.

Qui accenniamo alla metodologia più ovvia che dovrebbe essere messa in atto per far sì che il ripristino sia accettabile. Il condizionale è d’obbligo perché mai nessuna strada riprende la sua “verginità” per quanto bene possa essere realizzato il ripristino. Infatti è ovvio che un asfalto di riporto, allo stato pastoso (circa 130/150 gradi) mai può fondersi con una crosta di asfalto fredda e certamente inquinata da polvere anche se ben aspirata. Il legame fra nuovo e vecchio non sarà mai per fusione del tappetino esistente tale da ottenere un “legamento” per fusione come sarebbe ideale. Tuttavia così è se ci pare: le reti elettriche devono essere migliorate, l’asfalto deve essere intaccato, il ripristino non può che farsi così. Ma c’è un però grande quanto una casa nel senso che se per un verso non si può richiedere la riasfaltatura delle strade a tutta larghezza per riaverle vergini, dall’altro occorre imporre il giusto all’Enel e non certo all’impresa. Ottimale in questi casi è pretendere che venga scarificato l’asfalto a cavallo della zona scavata per tutta l’intera lunghezza e per una larghezza che può farsi variare da due a tre metri. Il perché della fornice (due/tre metri) nella larghezza, dipende da quanto il manto di asfalto a lato delle linee di taglio o di svellimento sia stato compromesso, con crepe o rigonfiamenti che sono tipici “danni collaterali” dell’azione di scavo vera e propria. Ora, considerato che la settimana scorsa l’impresa in questione – dopo 146 giorni – ha finalmente ripristinato quei pochi metri quadrati di marciapiede in Via G. Rizzo (da qui hanno avuto inizio i lavori), è ipotizzabile che a breve possa cominciare col ripristino di tutte le tratte scavate. Sarebbe il colmo se l’Amministrazione comunale venisse presa alla sprovvista con ripristini alla “vogliamoci bene” mentre, sarebbe opportuno che chiedesse – anticipatamente – come saranno eseguiti i ripristini, precisando da subito  che mai saranno accettati se non rispondenti alle regole dell’arte che – ovviamente – presiedono la materia e se non dovessero essere di larghezza compatibile con la necessità di riavere le strade ben ripristinate . Anzi più opportuno sarebbe portare l’impresa ad un sopralluogo congiunto nel quale verbalizzare il da farsi al proposito. Siamo stati forse tanto bravi da non chiedere una fidejussione prima di autorizzare i lavori ? Sarebbe il colmo davvero. Noi aspettiamo fiduciosi ed il buon Assessore Italiano farebbe bene a metterci il naso e PRESTO! Altrimenti quanto stiamo pubblicando su TERMINAL verrà diffuso, con ogni mezzo, in modo che possa essere letto da Striscia la notizia, Le jene, Report, Presa diretta, e perchè no anche da qualche magistrato che vorrà saperne di più… 

 

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