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CLAUDIO VENTO, IL GIGANTE BUONO VOLATO IN ALTO

IL 26 MAGGIO DI DIECI ANNI FA L’IMPROVVISA E PREMATURA SCOMPARSA DI UN GIOVANE STUDENTE DI SAN FILIPPO DEL MELA. COSI’ LO RICORDARONO SULLE PAGINE DI TERMINAL ARCANGELO STRAMANDINO E I SUOI COMPAGNI DELLA V B CHIMICI DELL’ITI E. MAJORANA DI MILAZZO:

Un pomeriggio come tanti altri, in un paese delle Valle del Mela, un’ambulanza che emette un suono spesse volte ascoltato, la gente che si affaccia incuriosita e preoccupata ai balconi per vedere dove si ferma. Una scena che si ripete; magari si pensa al vecchietto di turno, che poi, spesse volte, dopo pochi giorni si vede di nuovo in giro.

Dopo pochi minuti, già tutti sanno che quell’ambulanza si è fermata sotto la casa di Claudio, che è lui che deve essere trasportato in Ospedale. Un problema alle gambe, alla schiena, quello che si sente e si dice: nessuno ha pensato a cose diverse. Come si fa a pensare ad altro per quel ragazzo di 19 anni, di 2 metri, che fino a pochi minuti prima, con compagni e professori, stava festeggiando la fine dell’anno scolastico? Dopo qualche giorno è successo l’irreparabile. Claudio è volato in Paradiso, ha lasciato improvvisamente questo mondo, gettando nell’angoscia la propria famiglia, gli amici e tutti coloro che lo hanno conosciuto. “Uno dei pochi puri che ho conosciuto in questo mondo” ha detto un suo professore dell’Industriale di Milazzo, dove Claudio, fra poco, si sarebbe dovuto diplomare. 

Era un mio coetaneo, ma anche se non ci frequentavamo spesso, ero un suo ottimo conoscente. Di lui mi rimane impresso il suo dolce sorriso, solare e genuino. Quando ci incontravamo, prima del saluto spuntava fuori quell’indimenticabile sorriso. Lo faceva con tutti. Era il suo modo di fare, puro, dolce ed educato, in ogni sua manifestazione. Oggi, spesso ci capita di incontrare ragazzi intristiti, cupi, nervosi. Con Claudio questo non succedeva mai, ed è anche per questo che a salutarlo eravamo in tantissimi.  Ma l’ultimo saluto lo ha ricevuto all’aperto: dieci, quindici, forse venti chiese non sarebbero state sufficienti ad ospitare tutti quanto hanno voluto tributargli l’addio a questo mondo. Anche i sassi piangevano. Tutti a dire che non era possibile. Anche per questo è ancora più apprezzabile il gesto della Madre che, affranta dal dolore, con forza e dignità, insieme al Padre, al fratello e alla fidanzata,  ha chiesto ed ottenuto che venisse effettuata una raccolta di firme da inoltrare alle autorità competenti, per la nascita nella nostra martoriata Valle di un ambulatorio per la prevenzione dei tumori giovanili. E’ inutile che ci giriamo attorno, che si ascoltino enti, commissioni, organi preposti, a volte in disaccordo tra di loro. La verità la sappiamo tutti. Claudio non è un caso isolato. Le statistiche degli ultimi anni sono incontrovertibili. E allora, poiché ormai è assodato che la medicina, in questo campo, ha fatto passi da gigante soprattutto  per la prevenzione, la nascita di un centro, di un ambulatorio è un passaggio ineludibile. Il sacrificio di Claudio non deve restare vano.

Se può servirci come conforto e rassegnazione, credo che Gesù avesse bisogno del più buono di tutti. Ha chiuso gli occhi, ha steso la sua mano verso la terra, e ha trovato, pronte, quelle di Claudio, portate più in alto degli altri, fino al cielo, a stringere quella che lo cercava. Così è volato in alto Claudio, il gigante buono. 

Arcangelo Stramandino

 

 

IL NOSTRO SALUTO

Come si fa a parlare di un compagno con cui sino a venerdì si è stati insieme in aula, e poi, nel pomeriggio, a Capo Milazzo a gioire in una scampagnata, e adesso qui, in questa chiesa, vederlo allontanarsi da tutti noi? Avremmo voluto vivere, ancora con te, l’illusione che il percorso della nostra esistenza potesse schiuderci un futuro duraturo e roseo: i tuoi e i nostri anni non avrebbero dovuto metterci di fronte a questa prova. Il destino ci ha privati di tutto ciò, e adesso, tutti insieme i tuoi compagni devono accompagnarti laddove mai e poi mai avrebbero voluto: ricordandoti. Ricordando quel sereno, pacioso, sensibile ragazzone con il quale tre anni fa hanno iniziato un percorso di specializzazione, che avremmo concluso fra un mese. Tu non ci sarai, quando la Commissione d’esame farà il suo appello. Ma noi non inizieremo senza averti rivolto un pensiero, grideremo forte il nostro dolore, esprimeremo la rabbia di chi ha perduto l’illusione del domani. Ricorderemo il tuo profondo attaccamento agli impegni di scuola, il tuo voler prepararti ad un futuro che si fondasse sulle tue competenze, l’essere il primo ad entrare in aula e l’ultimo ad uscire. Ricorderemo il tuo sorriso, la tua riservatezza, il tuo amore per ciascuno di noi. Mai una parola in più: Il nostro dolore non può essere comparabile a quello dei tuoi: a tua madre, a tuo padre, a tuo fratello, a Ylenia, la tua ragazza, a tutti i tuoi parenti diciamo di guardarci quando ti cercheranno: Claudio continuerà a vivere nei nostri studi, nelle nostre piccole gioie, nelle nostre sofferenze fino a quando ciascuno di noi lo raggiungerà, in quel luogo che accoglie tutti i buoni.

Ciao, Claudio.

       I tuoi compagni della V B Chimici

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