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CORONAVIRUS, volete sapere chi è il giovane milazzese ritornato da Londra?

LO STESSO NOSTRO CONCITTADINO HA RACCONTATO LA VICENDA. DI LUI SAPPIAMO NOME E COGNOME, MA PREFERIAMO OMETTERLI PER DUE MOTIVI. IL PRIMO, PER SCELTA EDITORIALE; IL SECONDO, PER EVITARE CHE L’AMORE E LA FRATELLANZA TANTO SBANDIERATE IN QUESTI GIORNI DI FORZATA CLAUSURA, E ESPRESSE NELLA RECENTE FESTIVITA’ PASQUALE, POSSANO ESSERE SOVRASTATE DA UNA CAMPAGNA DI ODIO E DI IMMOTIVATI RANCORI PERSONALI, COME PURTROPPO STA SUCCEDENDO!

Non prevale la solidarietà, in frangenti come questo. La situazione attuale dovrebbe ispirare sentimenti di pace e di amicizia; a che serve cantare a squarciagola dai balconi o dalle finestre, inneggiando all’Italia che dovrebbe rinascere, se poi, appena si sente che un nostro concittadino è positivo anche se non presenta sintomi, tutti a sparare a zero contro di lui? A che serve mettere arcobaleni realizzati dai bambini, con la frase ANDRA’ TUTTO BENE, quando per primi i loro genitori si scagliano come fecero gli Ebrei contro Gesù, condannandolo a morte?

No, amici cari. Non va così!

Non ci rendiamo conto che siamo in casa ormai da quaranta giorni. Non ci rendiamo conto che i dipendenti della ditta TRIO, solo per avere avuto contatti con il loro collega risultato positivo, hanno subito un isolamento che ancora dura perchè non conoscono l’esito dei tamponi. Non ci rendiamo conto che OGNUNO DI NOI PUO’ ESSERE UN PORTATORE SANO, e solo per questo essere messo alla gogna da chi, il giorno prima, era compagno inseparabile, amico per la pelle.

Quando usciremo da casa? Non lo sappiamo, nessuno lo sa. Eppure c’è chi esce, non perchè abbia necessità, ma solo per non perdere il ritmo della vita quotidiana; quella alla quale deve rinunciare, per decisioni che stanno a tutti strette, ma alle quali ci dobbiamo, obbligatoriamente, adeguare! E se quando usciremo, mostreremo qualche sintomo? E faremo sulla nostra pelle l’esperienza dei nostri concittadini loro malgrado positivi al Covid-19?

Ieri è trapelata la notizia di un nostro concittadino, del quale conosciamo nome e cognome, ma anche la sua parentela, fino alla settima generazione. Ci siamo limitati a segnalare l’accaduto per dovere di cronaca, aggiungendo i nostri auguri, e sperando di costruire attorno a questo giovane una barriera di comprensione e di solidarietà. Ai nostri auguri si sono aggiunti gli altri di tantissime persone, che non conoscono lo sfortunato 25enne, ma come al solito si sono scatenati anche i soliti commenti immotivati alimentati dalla psicosi, dalla paura. Dall’odio!

Non daremo il suo nome, anche se lo stesso nostro concittadino ha fatto, responsabilmente, un comunicato, cercando di rassicurare gli amici e gli animi. Purtroppo dare una spiegazione non richiesta, è come ammettere la sua colpevolezza: evito di ricorrere alla citazione in latino utilizzata in  campo legale!

Possiamo anche noi, se volete, rassicurare i nostri lettori (invitandoli ad un maggiore rispetto della persona nei commenti che seguiranno) poichè la situazione è assolutamente sotto controllo!

Il giovane venticinquenne, quinto caso milazzese, era rientrato giovedì 2 aprile da Londra: lo stesso giorno abbiamo pregato S. Francesco – ricordate? – e abbiamo enfatizzato l’inchino fatto dai rimorchiatori schieratio davanti al Santuario, mentre il rettore impartiva la Santa benedizione. Probabilmente da milazzese doc il nostro concittadino avrà voluto essere, anche lui come credo che lo siamo tutti noi, protetto dal Santo di Paola!

Perchè è rientrato e non è rimasto lì?

Facile a dirsi piuttosto che a farsi: magari molti dimenticano che la Gran Bretagna non è più uno stato dell’Unione Europea, e che se non hai un rapporto di lavoro, deve fare i bagagli per tornare nel paese di provenienza. Questo è successo al nostro giovane: dopo aver concluso il rapporto di lavoro presso un esercizio commerciale della capitale  britannica, è stato costretto a prendere un volo verso l’Italia, e rientrare nella sua Milazzo.

Logicamente non si è recato da solo all’aeroporto per fare il biglietto, ma il suo nominativo è stato segnalato all’Ambasciata e, di conseguenza, alla Farnesina, che ha organizzato il volo per lui: nessun contatto esterno, superamento dei controlli aeroportuali, per garantire la piena sicurezza durante il viaggio e seguendo il protocollo sanitario previsto per chi rientra dall’estero. Infine, comunicando l’arrivo al Dipartimento di prevenzione dell’Asl.

I controlli sono proseguiti allo scalo di Roma, quindi a quello di Catania. Da Catania, un viaggio controllato e garantito, sempre dalle norme rigide di chi è iscritto nei registri del Ministero, fino a Milazzo poichè vige il divieto di servirsi di mezzi di linea! Quindi, un taxi, pagato dallo stesso, con il conducente “blindato” e isolato dal passaggero!

San Francesco ha accolto questo suo figlio, e lo ha accompagnato nel suo auto isolamento fiduciario per 14 giorni lontano dai suoi familiari. E visto che a Milazzo crediamo fermamente nel nostro Santo protettore, non abbiamo alcun dubbio a ritenere che il nostro stesso Compatrono stia vicino al giovane, provato per la sua esperienza, ma colpito da commenti malefici di chi avrebbe dovuto avere una parola di incoraggiamento e di conforto!

E non lo abbandonerà. Così come non abbandonerà i milazzesi che hanno fede in Lui!

Nella giornata di venerdì 10 aprile il giovane è stato sottoposto al test molecolare. Ieri il risultato del tampone ha evidenziato l’infezione: da qui il trasferimento in una struttura ricettiva cittadina.

Il ragazzo sta seguendo le istruzioni, pur essendo clinicamente paucisintomatico viene monitorato a distanza dai medici e resterà in isolamento fino a quando il prossimo esame rileverà la scomparsa dei lievi sintomi che al momento presenta. Insomma, uno dei casi, e ce ne sono migliaia, che vengono evidenziati solo se alla persone viene somministrato il tampone.

Nella stessa residenza ci sono altri tre giovani milazzesi rientrati dal Regno Unito, mai entrati in contatto con il ragazzo, anche loro asintomatici, ma che attendono l’esito dei tamponi.

Stessa condizione la sta vivendo la 55enne operatrice sanitaria milazzese che aveva contratto il virus nel suo posto di lavoro all’Irccs centro Neurolesi di Messina, e dal 25 marzo chiusa nel suo domicilio. Anche lei si trova in attesa di eseguire i due test consecutivi per verificare l’eliminazione del virus.

Ci auguriamo che questi chiarimenti possano servire a smorzare – se non proprio ad eliminare – i commenti malvagi e astiosi, spesso fra elementi della stessa comunità.

Stiamo vivendo un difficile periodo, alla fine del quale dovremmo avere imparato qualcosa… e magari diventare più buoni. Sì, proprio più buoni: voglio ricorrere a quanto, bambini, scrivevamo nelle letterine natalizie indirizzate a Babbo Natale o a Gesù Bambino, ma che puntualmente mettevamo sotto il piatto di papà, a tavola. Lui apriva mostrandosi sorpreso, accettava gli auguri di Natale, si prendeva il bacetto del figlio, elargiva una strenna generosa…

Non abbiamo mai chiesto a papà – molti adesso non ci sono più, è troppo tardi per chiederlo – se avesse creduto a quella promessa: di diventare più buoni. Lassù non sono contenti per quella promessa mai mantenuta. Magari avranno sperato che passando gli anni saremmo diventati più buoni: li abbiamo delusi ancora una volta…

Tanti auguri a lui… e a tutti noi.

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