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DAI “Capponi di Renzo” alle MINCHIATE DI RENZI!

capponi-renzoRISPOLVERIAMO MANZONI, E PASSIAMO DAL SINGOLARE AL PLURALE. PERO’ IL PREMIER E’ ALQUANTO SINGOLARE. COME SE I SUOI INTERLOCUTORI FOSSERO “CAPPONI”. DI PIU’: POLLI!

Da giorni si susseguono le reazioni legate all’ennesima fesseria propagandistica del presidente del consiglio in carica (per poco ancora, spero), quella del ponte sullo stretto. E’ diventata una moda elettorale che riaccende ogni tanto i sogni sopiti dei soliti maneggioni che con i soldi nostri, i soldi di tutti, hanno campato alla grande, e con loro i familiari, gli amici e gli amici degli amici.

Nessuno valuta un paio di cose che forse saranno sfuggite. Una, lampante e immediata: dopo l’annuncio stupido e incosciente di Renzi, le aziende che erano padrone di casa nella sede dell’annuncio eclatante, quotate in borsa, hanno avuto una crescita immediata del valore dei loro titoli, facendo guadagnare immediatamente ai soliti “ignoti” milioni di euro, solo con due parole.

La seconda, e qui entriamo nel merito più territoriale: sono insorti, a viva voce, coloro che ritengono l’opera, oltre che economicamente ingestibile al momento, inutile a fronte di un disastro strutturale in cui versano la Calabria e la Sicilia! Abbiamo un territorio disastrato come pochi; siamo fermi, in certe zone e per certi versi, al 1860. Continuiamo a depauperare un territorio come se non dovesse finire mai, ed a sfruttarlo come se non dovesse esistere un domani. Il “carpe diem” ha dato il via a tanti di quegli equivoci da creare un moloch sociale mortale. Case su case, costruite senza permessi e senza sicurezza futura e geologica. Strade che sono state appaltate e sub appaltate ad aziende che in Germania o Austria non avrebbero nemmeno potuto partecipare a gare di appalto. Abbiamo, con la nostra silenziosa complicità, permesso che il territorio venisse spolpato ed abbandonato a se stesso, creando i presupposti dell’arretratezza strutturale nella quale versiamo. Una ferrovia che 150 anni fa poteva essere un vanto, è diventata la nostra croce di sofferenza e vergogna: viaggiate su un treno regionale qualsiasi in Emilia, e vedrete treni veloci, puliti ed organizzati. Un sistema si autofinanzia se noi lo rispettiamo, e questo vale per tutto.

Quando sento Accorinti parlare di Giampilieri e di altri paesi distrutti dall’incuria dell’uomo e dai suoi amministratori (che eleggiamo noi con il voto, quindi i favori e le altre minchiate di chi ci ha governato per 50 anni sono colpa nostra), provo un senso di fastidio, non nei confronti dell’uomo, ma per il semplice fatto che ci lamentiamo di colpe e carenze di cui siamo i principali responsabili.

Se eleggi un cretino incapace e ladro, cosa pensi possa darti in termine di risultati pratici, sociali e di beneficio collettivo?

Il problema è che non vediamo, forse non abbiamo mai visto le cose in senso di comunità.

Siamo una società, ed in Sicilia sembra acuirsi questo “pregio”, di edonisti. L’ultimo modello di auto, di cellulare, di vestito o di scarpa; gente che inguaia le nonne per una finanziaria che gli permetta di avere un televisore da 50 pollici… e dietro a  tutto questo? Il vuoto, a volte pneumatico.

Se non ci riprendiamo l’orgoglio di società e di cultura comune, domani un Renzi o chi per lui farà o progetterà un ponte inutile, lasciandoci nell’arretratezza socio culturale di sempre, e nella quale sembra ci si crogioli. L’analisi forse è cruda, e me ne dispiace, ma vedo reazioni di facciate ad un problema che invece dovrebbe dare risultati diversi. 

Massimo I.

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