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DON MARIANO LISA… RICORDI DI TANTI ANNI FA…

don mariano LISAUN UOMO ANDATO VIA TROPPO PRESTO, CHE DA GIORNI MI SEMBRA DI RIVEDERE, CHISSA’ PERCHE’…

Si è parlato spesso, in questi giorni, di via Col. Bertè… E forse è proprio questa strada, sulla quale si affaccia il balcone di casa mia, che ha stimolato i miei ricordi, lontani nel tempo. Una strada che ci sembrava lontanissima, quando si andava a studiare a casa di Tonino Granata, o che si percorreva per giungere alla fine della via Ten. Minniti, all’epoca degli scherzi narrati nel libro “Dalla Sena in poi…”. Una strada priva di palazzi a molte elevazioni che sorsero dove prima c’erano canneti, o giardini, o orticelli… La sera ci accompagnava il gracidare delle rana, quando tornavamo a casa dopo un pomeriggio fatto di studi… Poche case, quelle villette che sorgevano lontane dal frastuono e dalla confusione del centro, immerse nel verde, e costruite forse senza pensare che la Milazzo del benessere sarebbe sorta proprio in quella parte di periferia… Poi nacquero i primi palazzi, e altri, e altri ancora, come a volersi toccare… era l’impressione di chi, vedendo prima il sole sorgere o tramontare, si trovava di fronte un nuovo inquilino, una nuova casa, un nuovo palazzo, e non più il sole! Ricordo che in tanti percorrevano quella via per prendere il treno. Il passo accelerava quando si sentiva un suono: le barre del passaggio a livello si abbassavano… E per anni condivisi, con tanti altri pendolari, l’ansia e le preoccupazioni, in estate o in inverno. Poi fu la volta delle partenze da piazza Sacro Cuore, per prendere l’autobus che ci avrebbe dovuto portare in Calabria, giornalmente… partenza al buio, ritorno al buio… con il freddo che ci entrava nelle ossa.

E in quella piazza, priva ancora dell’aiola spartitraffico, per anni ho visto un uomo attendere un TIR, e scortarlo fino alla via col. Bertè… Un uomo che procedeva a piedi, con il suo fisico imponente, quasi volesse aprire la strada, ma in senso inverso di marcia, e fare scudo con il suo corpo a quell’autocarro che veniva anche lui dalla Calabria… se la memoria non mi tradisce, da Reggio Ravagnese… Ecco, forse la necessità di invertire la via col. Bertè, così come avevo fatto nel 1994, per scaricare il traffico che intasava la via Giorgio Rizzo, per offrire una possibilità a chi doveva giungere in tempi più brevi verso la via Regis, o la riviera di Ponente, o la zona di San Giovanni, o addirittura al Tono, da giorni mi richiama questo signore, al quale non ci eravamo mai opposti, nonostante la divisa indossata, per quel suo peccato veniale che commetteva due volte alla settimana. Un’operazione che svolgeva prima che si alzasse il sole, perchè sapeva che non avrebbe arrecato disturbo a nessuno; perchè sapeva che avrebbe fatto scaricare quell’autocarro e tutto sarebbe tornato come prima: prima che noi cominciassimo a lavorare…

E quando ci siamo accorti che lui, don Mariano Lisa, autorizzava quel transito in senso inverso di marcia, perchè era l’unico modo, in quella strada stretta, di poter lavorare… ci siamo sentiti impotenti, e avremmo voluto fare di più, per evitargli delle levatacce nel cuore della notte. Sentimenti nobili i nostri. Addirittura eravamo disposti ad anticipare di qualche ora l’inizio del turno di lavoro, per evitare qualche preoccupazione a don Mariano, che ci aveva sempre rassicurato, rifiutando. Lui era fatto così: era solito sacrificare le sue ore di sonno perchè, a suo dire, era l’unico modo per avere tutto pronto per la mattina… Quando la strada subì la prima inversione del senso di marcia, nel 1994, don Mariano non c’era più… Era andato via anni prima, nel 1988, su una nuova strada che lo avrebbe portato lontano, per sempre. L’autocarro proveniente dalla Calabria, con il suo carico di merce, non aveva più quell’uomo immenso, gigantesco, che lo precedeva, fermando qualche sparuta auto che procedeva in senso inverso ma corretto e accostava a destra, per timore o per rispetto del lavoro di don Mariano Lisa … Ormai l’autista sapeva la strada, e davanti al negozio lo attendevano Santino e Franco, e quella donna esile che vedendo arrivare il tir avrà pensato sempre alla sveglia puntata nel cuore della notte, all’uscita, a tutte le stagioni, del suo sposo… agli anni passati… E rileggendo queste righe… a chi non lo ha mai dimenticato!  

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