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DON PEPPINO CUTROPIA VIVE NEI NOSTRI CUORI: ECCO IL MESSAGGIO DI UNO DEI RAGAZZI DI IERI…

E’ LA TESTIMONIANZA DI FRANCESCO SALMERI, NINUZZO PER TUTTI, MOLTO CONOSCIUTO A MILAZZO. E NINUZZO QUANDO PARLA DI PADRE CUTROPIA SI COMMUOVE. E PIANGE…

E’ una persona umile, Nino. E vuole che scriviamo qualcosa per ricordare una persona che Milazzo ha amato, e che oggi, a 13 anni dalla sua scomparsa, molti ricordano con affetto e con tristezza. La Parrocchia del Sacro Cuore, nella quale quel prete di frontiera ha esercitato il suo ministero di sacerdote per 40 anni, con ineguagliabile amore verso il prossimo, con semplicità e con discrezione, contro ogni etichetta e ipocrisia, rivivrà, nelle parole di questo amico, e farà rivivere il ricordo di un uomo che ha lasciato il segno nella comunità milazzese. Ma anche chi non appartiene a quella parrocchia, ma ha conosciuto quel sacerdote scomparso nel 2004, proverà commozione nel racconto di Nino…

Mi chiamo Francesco Salmeri, ma tutti mi chiamano Nino, nome che deriva dal fatto che sono nato il 13 giugno. Oggi ho sessantun’anni, ma ne avevo sette quando, nel 1963, conobbi quel sacerdote che per me fu Maestro di vita, educatore, guida. Mi trovavo insieme ad altri compagni al campo di calcio dove ora sorge l’attuale Chiesa del Sacro Cuore (a quei tempi la vecchia chiesa era situata in quella che ora è la sala per incontri parrocchiali). Egli, che a quell’epoca non aveva ancora 30 anni, si presentò a noi dicendo: “Bambini, io sono Padre Cutropia e da oggi sarò il vostro Parroco!”

Abitavo in via Umberto I, trovarmi assieme a tanti piccoli coetanei lontano dalla mia zona di residenza era un fatto normalissimo. Si camminava tanto a Milazzo, in quelle strade prive di macchine, in mezzo a campagne, prima che venissero costruiti gli enormi palazzoni che tutti conosciamo; e giunti finalmente in quel campetto sterrato, a due passi dal porto, dietro il Mulino, era una soddisfazione giocare a palla, qualunque fosse la nostra età.

Un giorno quel sacerdote mi chiese se volevo fare il chierichetto. Gli dissi di sì, e quella sera stessa mi fece servire messa. La mia mitezza d’animo e la sensibilità che ancora oggi mi accompagnano mi permisero di affezionarmi a quel sacerdote, cercando di non perdere una parola dei suoi insegnamenti. Andavo in chiesa tutte le sere, spostandomi a piedi da casa mia, senza comunque che i miei genitori si preoccupassero della mia mancanza. Oltre a servire la messa, a giro con altri bambini che frequentavano la parrocchia, a volte mi faceva suonare anche le campane, che per noi era un divertimento. In quella chiesa Padre Cutropia mi ha impartito le prime nozioni di catechismo, e lì feci la prima Comunione. Ma quel che più ci faceva divertire di più era la sua partecipazione nelle partite a calcio, e vedere che lui, grande com’era, correva con noi, inseguendo il pallone e sferrando calci, era per noi una gioia che non avevamo mai provato. Fu allora che capimmo che era un appassionato di calcio, e che avrebbe fatto tanto per lo sport.

Gli anni passarono. Nel 1980 (avevo ormai 23 anni) mio padre ci lasciò. Padre Cutropia volle darci un segno tangibile della sua disponibilità. Non avevamo alcun sostegno economico, papà lavorava nel porto, in quegli anni c’era un mestiere che molti accettavano di fare, lo scaricatore, e quel duro lavoro gli permetteva di portare avanti una famiglia numerosa (eravamo in dieci, ben otto figli, cinque maschi e tre femmine; ma due dei miei fratelli avevano avuto due terribili incidenti). Mi fece preparare i vestiti e, una volta messi in una valigia, mi accompagnò a Santa Lucia del Mela, al Seminario. Voleva che apprendessi qualcosa, che per la mia bontà mi dedicassi al servizio del prossimo, che iniziassi un percorso nuovo. Mi affidò a padre Raffaele Insana, che mi aiutò moltissimo e mi fece avvicinare a Dio. Rimasi a Santa Lucia per cinque anni. Tornato a casa, padre Cutropia non ci fece mancare il suo sostegno, spirituale e materiale: consapevole delle nostre modeste condizioni economiche, si preoccupava per la salute di mamma, per i miei fratelli, e ogni tanto ci faceva avere anche del cibo, che per noi era una benedizione.

Purtroppo nel 1988 mio fratello Ciccio ci ha lasciati: si era addormentato, un pomeriggio, e non era più risvegliato più da quel sonno che lo portò in cielo! Non abbiamo saputo mai perché, così giovane, ci avesse lasciato. In quell’occasione Padre Cutropia ci ha confortato, pregando per noi. Ma ha fatto di più: era riuscito a regalarci una cella comunale, per potere far riposare Ciccio per sempre; aveva procurato per noi i vestiti del lutto, e con le offerte raccolte in chiesa, durante i funerali, ha compiuto un gesto che non dimenticherò mai e per il quale tutti in famiglia gli siamo grati: l’iscrizione ad una società funeraria, per avere, in caso di bisogno, anche noi un posto al cimitero.

Per lunghi anni lottò invano contro mio fratello: avrebbe voluto che lui, che da bambino aveva avuto un incidente alla gamba, finendo sotto le ruote di un autocarro, andasse a Bologna per recuperare l’arto offeso. Ma quello si era sempre opposto, causando il suo rammarico e il giusto risentimento. Nonostante tutto, gli offrì la possibilità di lavorare: custode al campo sportivo di Ciantro, quello che sarebbe stato successivamente intitolato alla sua memoria, per diversi anni.

Rimasi vicino a quel sacerdote quando, ammalato, mi chiedeva di pregare per lui. Fui testimone della sua sofferenza, ma non potevo fare nulla per alleviarla: solo pregare, come lui mi aveva insegnato. Il primo giorno di agosto del 2004, padre Cutropia tornò alla casa del Padre, accolto dagli Angeli e da chi aveva riconosciuto, in terra la sua immensa bontà e misericordia. Anche mia mamma, nonostante le condizioni di salute, ha voluto partecipare alla Santa Messa officiata dall’Arcivescovo Mons. Marra. Le sue parole mi sono rimaste scolpite dentro il cuore: “Peppino Cutropia, Parroco del Sacro Cuore… per tanti anni ha tanto fatto. IL suo servizio lo ha fatto per 40 anni… e voleva bene a tutti. Un Parroco buono come lui mancherà a tutti. E’ stato un Don Bosco!”.

Non posso mai dimenticare quel che ha fatto per me, per i miei cari, per tutti. E ho voluto comporre dei versi dedicandoli a lui…

Il mio Maestro di vita

non si dimentica mai.

Resta nel cuore di tutti i fedeli.

Ciao, Don Peppino,

ti vogliamo sempre bene…

Fra qualche giorno è la commemorazione dei Defunti. So che lui mi aspetta, e lui sa che io non ho la possibilità di fare di più… Si accontenterà delle mie preghiere, ma andando a pregare sulla sua tomba, voglio comprare anche i fiori… un gesto di affetto… anche se non ho alcuna disponibilità economica.

 

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