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ENZO ROMAGNOLO SI E’ ADDORMENTATO. PER SEMPRE…

ROMAGNOLO E FIGLIANON CE L’HA FATTA, ED E’ STATO DEBELLATO DA UN MALE RIBELLE E INGIUSTO. DOMANI, LUNEDI’ 25, ALLE 16.30 I FUNERALI AL SACRO CUORE.

“Cosi, con questa ninnananna mi hai cullato fin da piccola mentre delicatamente accarezzavi il mio viso per farmi addormentare; cosi, con la stessa ninnananna abbiamo trascorso la nostra ultima notte insieme, ma questa volta ero io ad accarezzare il tuo viso stanco e impaurito mentre mi stringevi la mano… Cosi io ti saluto, con le note più dolci che conosco, certa che sarai felice, in un luogo migliore e con la tua grande voglia di sorridere… Ciao papino mio..”.

Sono le strazianti e dolcissime parole che Francesca Romagnolo, figlia di Enzo, ha scritto su Facebook per ricordare il papà, per salutarlo, tenendo per sè, per loro due, i ricordi più belli, quelli che non si cancellano mai. E ha affidato a Johnny Dorelli, alla sua Lettera a Pinocchio, l’ultimo saluto.

Non abbiamo voglia di scrivere altro, per non spezzare quell’atmosfera magica che la figlia ha voluto creare, e che tutti dobbiamo rispettare. Anche se stamattina, leggendo il triste necrologio, avrei voluto scrivere tantissime cose: in primo luogo la sincera disponibilità di un ragazzo (ed Enzo lo è rimasto sempre) nei confronti di tutti. E il mio primo pensiero è andato a Francesco Irato, collega d’ufficio, dal quale ogni mattina ricevevo notizie sempre meno rassicuranti sul suo inseparabile amico Enzo, figlio di Sarino Romagnolo, grande amico di papà. 

Battute sempre pronte, spontanee, divertenti e bizzarre: quelle le ricorderemo per sempre, caro Enzo. La tua voglia di vivere ti ha permesso di lottare a denti stretti contro quella signora che aveva deciso di portarti via. Alla fine ha vinto lei, e tu ti sei addormentato esausto. Le bellissime parole di Francesca ti hanno salutato lasciando immutata in noi tutti la speranza di poterti riabbracciare. Sappiamo che quando quella signora ci chiamerà, tu sarai lì ad aspettarci. Sereno e sorridente come sempre. Abbraccia per noi papà e Matteo. E saluta anche don Andrea. Ciao, carissimo amico… Dormi in pace fra le braccia del Signore…

1 Commento

  1. Che cosa vogliamo raccontarci quando una tragedia ci colpisce ancora negli affetti, nelle amicizie? Vorrei dire mille cose e raccontare tanti episodi su questo piccolo grande uomo. Le sue battute fulminanti son sempre state degne di maggiori prosceni e pubblico. Un siciliano di razza che amava essere coerente con se stesso, sempre. Rivederlo l’estate scorsa in Marina Garibaldi mi ha dato un tuffo al cuore, ma parlare con lui, è stata una iniezione di ricordi e speranza. Speranza infranta ma, comunque, utile. Lo conoscevo da oltre trenta anni e quando succedono queste cose, ti rendi conto, immediatamente, di come le certezze e le sicurezze che compongono la nostra esistenza, siano realmente leggere e facilmente cancellabili. Addio amico mio, son certo che saprai farti apprezzare per la tua grandezza altrove. Un abbraccio tardivo, felice di essere riuscito a “rubarti” alcuni momenti l’estate scorsa.

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