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IL FALLIMENTO DELLA SCUOLA ITALIANA

LO HA DECRETATO L’OCSE, SEGNO CHE LA MINISTRA DI SCUOLA NE HA FATTO POCO E NE CAPISCE ANCORA MENO. A NULLA VALGONO PROMOZIONI A VALANGA, ASINI CHE SUPERANO GLI ESAMI DI STATO, DIRIGENTI CHE IMPARTISCONO DIRETTIVE PER PROMUOVERE A TUTTI I COSTI, PROGETTI INUTILI CHE NON FORMANO I NOSTRI STUDENTI!
Le anime belle cascano dalle nuvole di fronte al rapporto dell’Ocse sui livelli scolastici e sulle competenze degli italiani. E scoprono ciò che tutti sapevano benissimo. I laureati italiani sono troppi pochi e, se hanno trovato un lavoro, l’occupazione non ha nulla a che fare con gli studi e le competenze. In pratica l’Ocse condanna la miopia delle aziende italiane, ma i media italiani glissano su questo aspetto, troppo scomodo. Così nelle analisi cercano di slalomare tra un’accusa e l’altra. Perché il rapporto dell’Ocse è politicamente scorretto su tutti i fronti. La scuola italiana non prepara adeguatamente gli studenti e le differenze tra Nord e Sud sono abissali. Se Bolzano ha livelli di apprendimento europei, Napoli è indietro di almeno un anno sui 5 delle superiori. Difficile, per i media di servizio, ammettere che la tolleranza ed il pressappochismo non aiutino i giovani a formarsi e ad avere competenze adeguate. Difficile ammettere che queste competenze sempre esaltate siano bellamente ignorate dalle imprese che preferiscono schiavi non preparati ma poco costosi. Difficile, soprattutto, ammettere che aver messo alla guida del ministero per l’istruzione una persona come Fedeli significa disprezzare la scuola in ogni ordine e grado. È vero che un ministro deve avere una visione politica perché agli aspetti tecnici devono provvedere i funzionari. Ma per avere una visione occorre almeno una conoscenza di massima del settore. E aver frequentato le scuole poco e male non è il modo migliore per conoscerle. Così si spiegano progetti idioti come quello di ridurre di un anno la durata del ciclo scolastico. O l’idea di promuovere tutti, senza distinzioni. Si può anche abbassare ulteriormente il livello della preparazione universitaria in modo da avere più laureati. Ma le competenze non aumenterebbero con un incremento del numero di lauree regalate. Forse, però, al ministro Fedeli tutto questo non interessa.

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