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FAR WEST ALLA MILAZZESE SUL LUNGOMARE GARIBALDI

AUTO CHE SBUCA 1SIAMO ALLE SOLITE, E NON CAMBIERA’ MAI. NEMMENO SE AVVERRA’ L’INCIDENTE GRAVE. E CONTINUANDO DI QUESTO PASSO… CI SARA’…

Grande la macchina, ma piccolo l’uomo che la “monta”…. Piccolissimo, addirittura, il suo contenuto della scatola cranica che chiamare cervello sarebbe offesa al nobile organo che merita questo appellativo solo se pensante, raziocinante, logico, che sappia discernere il bene dal male ed il giusto dall’ingiusto; in grado cioè di lanciare impulsi che sono l’esatto opposto di quelli oggi indotti all’ “incolpevole automobilista” il cui solo torto è quello di avere un cervello atrofizzato in preda ad impulsi di malsana autodeterminazione. Si tratta insomma del solito “bipede a quattro ruote” del quale ci siamo interessati già il 16 dicembre del 2015.AUTO CHE SBUCA 2

Non che allora fosse lo stesso indisciplinato soggetto, ma uno appartenente alla stessa categoria di quello odierno.

Forse costui – se riuscisse ad isolarsi da questo cervello – potrebbe definirsi una persona corretta ma, quando il cervello non funziona o non c’è addirittura, quelli che vediamo nella foto sono gli unici risultati. A meno che, in uno slancio di vera civiltà e di ribellione “extra cerebro” egli non voglia dare dimostrazione di ravvedimento, di buon senso e di civismo denunziandosi pubblicamente, cospargendosi il capo di cenere e dichiarare,  cilicio in corpore : “ero io e non lo farò mai più”. Ma di questi film se ne son visti tanti e quindi lasciamo perdere e di “pentiti”… “non pentiti” ne abbiamo piene le tasche. Alla fin fine, a pensarci bene, ma non per giustificare, credo di poter fare un parallelo con un altro caso sempre tutto milazzese; il tormentone della Via Siro Brigiano, laddove – proprio per una scelta improvvisa, calata dalla sera alla mattina del 23 ottobre 2015 – migliaia di automobilisti si sono ammutinati tipo Bounty di Marlon Brando – boicottando la scelta e per mesi hanno continuato IMPUNITI (con la complicità di chi fingeva di non vedere…) A SVOLTARE A SINISTRA ANCHE QUANDO AVEVANO NECESSITA’ DI SVOLTARE A DESTRA. In ultima analisi, seppur non inculcata alla Salvini (leghista di “rango”),  hanno messo in atto quella che con parole alla moda viene definita “disobbedienza civile”. Che dire? Non è certo atteggiamento da osannare né da imitare; tutt’altro, va aborrito. E… volendo spezzare una lancia, se non si stuzzicasse il can che dorme tante cose potrebbero essere evitate.

Anche quello di passare sulle strisce pedonali in Marina, per non arrivare fino alla Cristoforo Colombo per fare inversione di marcia, è una soluzione, tutta inventata, che nasce per colpa di chi – dopo aver giustamente aperto l’imbocco alla Via Nino Ryolo davanti la Chiesa di San Giacomo – ha immotivatamente ed …improvvisamente sbarrato quel passaggio che pure era stato frutto di specifica Delibera in forza della quale la Via Ryolo poteva essere imboccata senza quella stupidata più dispendiosa e più inquinante di arrivare fino alla Via Cristoforo Colombo e tornare indietro. Ma è stata per caso emessa una “contro Delibera” che possa avere annullato la precedente?

Alt! Qui entriamo nei misteri o “’nto zzappàtu” se volete. Sulle cose terrene in qualche modo, e molto modestamente, cerchiamo di cavarcela ma misteri e miracoli non sono cosa nostra. Provate al Palazzo dell’Aquila e forse qualcuno potrà esaudirvi…. Forse qualcuno dormirà sulle strisce fino a beccarli tutti uno per uno… forse qualcuno aprirà la Via Ryolo… forse qualcuno installerà quei paletti dissuasori che abbiamo ipotizzato essere unico deterrente fin’ora non messo in atto….forse qualcuno farà come sempre orecchio da mercante.

Un abbraccio anche a quello scavezzacollo di oggi che si meriterebbe spinto con un pungolo sul di dietro, lungo quelle stesse strisce che ha violato, fra due ali di pedoni ghignanti, che rivendichino il loro esclusivo diritto su quelle strisce che – se il tizio non lo sa – sono un codice che vuol dire “qui è territorio dei  pedoni…rispettali…stai alla larga e guai a te” e chi più ne ha, più ne metta.

Qui a Milazzo, però, sul “guai a te” ci penserei due e forse pure tre volte come un emoticon col faccino maliziosamente ridente ed a punto interrogativo.

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