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FRANCESCO TORRE, UNA STORIA SICILIANA

SI E’ SPENTO NELLA GIORNATA DI OGGI A MILAZZO, IN QUELLA CASA DEL BORGO, DOVE VIVEVA. I funerali si terranno nella giornata di domani alle 16 nella chiesa di Maria Santissima del Rosario. 

Un messaggio su Facebook che leggo per caso, e alla fine un numero di telefono. E’ Santino Torre, proprio ieri l’ho citato nel mio ricordo scritto per Cosimo Scarpaci. Santino, ingegnere milazzese originario del Borgo, da tantissimo tempo fuori dalla sua Milazzo, era il compagno di banco di Cosimo, e ha saputo da Terminal che il suo vecchio amico non c’era più… Il messaggio si chiude con un numero di telefono: il suo. Lo memorizzo, lo chiamo, parliamo. E’ a Modena, pronto a partire per Milazzo perchè ad un giorno dalla scomparsa del suo compagno di banco, anche suo padre è andato via per sempre! Mi parla di suo papà, Ciccio Torre, con orgoglio. Un papà di altri tempi, un uomo che non conosceva la fatica. Un papà profondamente innamorato della sua famiglia, pronto a dare tutto per il futuro dei figli. Santino voleva continuare a studiare, e le condizioni non certo floride di Ciccio Torre, operaio della vecchia Metallurgica, non avrebbero potuto aiutarlo a realizzare le aspirazioni di quel ragazzo; e nemmeno il suo sogno di dare al figlio un avvenire diverso dal suo. Santino sarebbe andato lontano una volta laureato in ingegneria, ma cosa importava? Avrebbe comunque avuto un lavoro, una famiglia, e quale maggiore soddisfazione per un padre saperlo contento, affermato, importante, con un titolo di studio che lui, vissuto tanti anni prima, non si era potuto permettere… Ma come avrebbe potuto farlo, anche volendo? Dimentichiamo in quali condizioni erano cresciuti i nostri genitori? A cavallo tra due guerre, in famiglie numerose, dove la massima aspirazione era quella di essere un semplice operaio, a svolgere lavori duri e faticosi… con le figlie femmine rimaste nubili per scelta e condannate a servire per una vita il padre e la madre che invecchiavano… Questa era la vita in tante città del Mezzogiorno, e non solo… 

Ciccio non andava nemmeno a casa, una volta uscito dalla “fabbrica”. Aveva una barca, e la forza delle sue braccia sostituiva il motore che non poteva permettersi. Quante rinunce per quest’uomo che meriterebbe un intero capitolo in un libro che racconti le storie dei milazzesi: non degli eroi, dei politici, di quelli che hanno fatto l’Unità d’Italia, uomini ai quali è stata dedicata una strada per tramandare ai posteri il loro nome e la fama… No, qui parliamo di uomini legati alla terra, alla famiglia. Uomini forti e temprati dalla fatica, dal sacrificio, dalle avversità… E’ la storia di Ciccio Torre, soprannominato nel mondo dei pescatori “Il Re dei totani”. Un appellativo che lui ha accettato fin da quando tutta Milazzo sapeva che quel piccolo grande uomo del Borgo usciva con la sua barca a remi, e con la lampara passava ore ed ore a pescare totani, per raggranellare qualcosa che, aggiunto alla paga di operaio, potesse realizzare il suo sogno: vedere il figlio laureato, dare un avvenire migliore alle altre due figlie, Tindara ed Angela. Storie vere, mai raccontate ma incredibilmente emozionanti, ricche di passione, di amore, di sacrifici. Storie vere delle quali la Sicilia è ricca, e che rassomigliano ai capolavori del Verismo. Fin quando la sua “roba”, che non è frutto di avidità, di ricchezza, di egoismo, ma solo quella piccola barca che per lui rappresentava il mezzo necessario per aiutare il figlio, andò a schiantarsi sugli scogli di Punta Mazza… Ciccio Torre nel naufragio riuscì a mantenere i nervi saldi, e dominare la paura: si spogliò dei vestiti, per evitare di venire risucchiato in mare; si ritrovò nudo ma vivo. E copertosi con un sacco dei rifiuti, raggiunse una casa vicina, alla quale bussò, comparendo in quelle condizioni ai suoi salvatori. Da qui la salvezza, il racconto del suo dramma, ma la perdita della sua barca, della sua voglia di vivere, dei suoi ricordi segnerà la sua vita…

All’epoca del naufragio Ciccio Torre ha 75 anni, ma gli viene meno la sua voglia di vivere… Da quel giorno aumenta le sue sofferenze, segnato da un dramma che non dimenticherà mai… La sua vita è una candela, che continua a fare una luce fioca, che rischia ad ogni soffio di spegnersi. Fino a quando si consuma, la fiammella si spegne, e per Ciccio non c’è nulla da fare… Chiude gli occhi, per sempre, senza riuscire a vedere il figlio lontano, l’ingegnere che conosce i sacrifici fatti dal padre…

Domani arriverà Santino Torre, ripartito ad agosto, come tutti i figli di questa terra, lontani ma profondamente legati alla famiglia, agli amici, agli affetti. Con Tindara ed Angela, le sue sorelle, accompagnerà il padre verso l’ultimo viaggio, su un mare improvvisamente calmo… Non avrà bisogno delle residue forze rimaste per remare e trovare riparo in un porto sicuro Ciccio Torre… Quella barca, sospinta da una corrente misteriosa, approderà in un luogo che Ciccio non avrebbe immaginato: il Paradiso… Ciccio Torre se lo è guadagnato, ragazzi… E il timoniere che si è messo alla guida di quella barca sapeva chi sarebbe stato il prossimo ad effettuare quel viaggio verso l’eternità…

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