Home / Un saluto agli amici... / GIULIO MAISANO CI LASCIAVA CINQUE ANNI FA…

GIULIO MAISANO CI LASCIAVA CINQUE ANNI FA…

Ogni anno, il 19 luglio, ricordo un vecchio compagno d’infanzia, di scuola, di giochi, di lavoro! Oggi è il 19. E per un altro anno ancora, il mio pensiero è quello di continuare a ricordare quel ragazzo della Sena, figlio di don Nunzio e di donna Stefana… Un ragazzo come tanti altri, cresciuti tutti lì, in quella piazzetta che è rimasta intatta nei nostri ricordi di ieri: una piazzetta che allora, con gli occhi di bambini, ci sembrava immensa, smisurata, interminabile. E che oggi, tornando a rivederla, ci appare minuscola. Eppure quella Sena era il nostro mondo, il nostro universo.

Giulio era uno di quei ragazzini.

Aveva dieci anni quando lo conobbi, ed abitava di fronte a casa mia, dove adesso c’è il bar Galimi che si affaccia in piazza Perdichizzi. Aveva dieci anni quando eravamo in classe con il nostro Maestro, il prof. Foti, negli scantinati della scuola elementare di via Cumbo Borgia. Era due anni più grande di me, ma non era il solo, e di qualche anno più piccolo di tanti altri, anche loro nati e cresciuti nella Sena.

Giulio era vivace, spontaneo, estroverso, irascibile. Ma era anche buono, disponibile, generoso, allegro… E se volessimo cercare per lui altri aggettivi, ne troveremmo un’infinità!

In quegli anni Milazzo era un paesino di provincia, con realtà occupazionali ancora poco chiare: c’era il Mulino, c’era la Fabbrica del Ghiaccio, c’erano lo Stabilimento Oleario e quello dei Gelsomini, ma c’era anche la Metallurgica… E poi c’era il porto, con la gran mole di lavoro per chi aveva braccia e forza. Poi, ad un tratto, arrivò l’industria, e cambiò improvvisamente il futuro di intere generazioni. Giulio, assieme a tanti altri giovani nati nel dopoguerra, imparò un mestiere. E come quei giovani rimase a Milazzo, piuttosto che emigrare come era toccato prima ad altri nostri compaesani…

Giulio non dovette attendere l’arrivo dell’industria per sbarcare il lunario o avere uno stipendio sicuro. Come tanti altri ragazzini di quegli anni, Giulio appena finiti gli studi indispensabili trovò un lavoretto, e poi un altro, e poi tanti altri ancora, che lo resero responsabile, autonomo, di aiuto per la famiglia di don Nunzio e di donna Stefana, che nel frattempo era cresciuta… Imparò un mestiere, e poi un altro, ed un altro ancora, e come faceva da bambino, anche in età matura Giulio deva la sua disponibilità, la sua maestria, la sua generosità quando qualcuno aveva bisogno di lui…

Con l’industria Giulio ebbe la possibilità di acquisire una specializzazione, di affrontare le prime spese necessarie per mettere su famiglia, e non fare mancare nulla ai suoi cari…  E proprio nell’industria ebbi la fortuna o la gioia di riallacciare i rapporti con Giulio. Non si erano mai interrotti, ci legava la comune appartenenza a quel mondo rimasto dentro di noi, a quella Sena che ci ha svezzati e ci ha insegnato a volerci bene e a conservare intatti i nostri sentimenti…

Giulio riuscì a ritirarsi dal lavoro qualche anno prima di me: ma era onnipresente nella vita quotidiana di una città che negli anni era cresciuta, ma alla fine era rimasta sempre piccola… Una città nella quale ci conosciamo tutti, e tutti conoscono ogni cosa…

Le sue giornate erano fatte di impegni familiari, preoccupazioni, discussioni animate, passioni calcistiche, domande che attendevano una risposta…

Come scrissi tempo fa, ricordando Giulio,

“…  era un amico leale e sincero, affettuoso e rispettoso, perchè don Nunzio e donna Stefana hanno cresciuto i figli inculcando in loro il rispetto per il prossimo, l’onestà, l’amicizia… Infaticabile lavoratore, profondamente legato alla famiglia, generoso e disponibile, Giulio, una volta collocato a riposo, aveva come passatempo, la frequentazione degli amici del Bar dello Sport, quello che a Milazzo si identifica con lo Scotch Bar. Aveva un posto fisso attorno a quei tavolini, come se avesse stipulato ad inizio stagione un abbonamento in tribuna numerata, per parlare di calcio e del Milazzo. Partecipava anche ad animate discussioni senza mai trascendere, accettava le critiche che altri muovevano, ma commentava ed esponeva il suo punto di vista: in un’Italia di allenatori e direttori tecnici, anche lui interpretava quel ruolo, ma con maggiore competenza e obiettività di tanti altri! Parlava, Giulio… aveva sempre qualcosa da dire o da chiedere. Parlava con tutti, amava la compagnia e difficilmente stava in silenzio. Se lo faceva, era solo per apprendere, attento a non perdere una sola parola, qualcosa che gli sfuggiva, che non conosceva; e che poi serviva a colmare quelle lacune che ognuno di noi si porta dietro. Era piacevole sentirlo parlare, e non era prolisso o arrogante, e non voleva avere mai l’ultima parola.

Un giorno, e per qualche tempo, la sedia di Giulio rimase vuota: un improvviso ricovero, con tutti gli amici a chiedere notizie del suo stato di salute e aspettare il suo ritorno. Grande fu la festa quando Giulio tornò, pronto a riprendere quelle appassionate discussioni e stare con i suoi amici.

Non fece in tempo a salutare nessuno, quando, improvvisamente, lasciò ancora una volta quella sedia. Giulio non fece più ritorno, le sue condizioni di salute si erano aggravate; e a Milazzo, il 19 luglio del 2013, tutti seppero che non sarebbe più tornato…”

Lo abbiamo ricordato quando se n’è andato, il nostro amico fraterno Giulio Maisano, ed il mio rammarico maggiore è stato quello di non avergli potuto dare l’ultimo saluto, perchè non mi trovavo a Milazzo… 

Ma lo voglio ricordare ogni anno, e continuerò a farlo fin quando avrò forza e il tempo non offuscherà la mia mente…

Lo porto dentro di me, nei ricordi di bambini spensierati nati e cresciuti nella Sena; nei ricordi di padri di famiglia con tante preoccupazioni e responsabilità; nei ricordi di vecchi amici che notano l’assenza, e si rendono conto che il tempo passa inesorabile… Porterà via, ogni giorno, qualcuno di noi; arricchirà la nostra esperienza quotidiana, aumenterà i dolori fisici e i malanni; ci fare incontrare sempre con qualche ruga in più, qualche dispiacere vissuto e non raccontato… Ma mai, fin quando Iddio di manterrà padroni della nostra mente, ci potrà privare dei ricordi più cari…

E Giulio fa parte di quei ricordi, quelli che porti con te quando sei pronto per partire per l’ultimo viaggio… e proprio per questo non lo dimenticheremo mai…

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.