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GIUSEPPE TUSA, sette anni fa…

Sono passati sette anni da quel tragico 7 maggio 2013, ma il dolore per la sua improvvisa ed innaturale scomparsa è quello del primo giorno. Era al lavoro su quella torre del porto di Genova l’indimenticato Giuseppe Tusa, in forza alla Guardia Costiera, dj per passione, conosciuto presso i giovani che rallegrava in discoteca ed in radio con le sue scelte musicali. Era una giornata come tante altre, assieme ad altri colleghi che avevano scelto di indossare una divisa.

Una nave in manovra, l’ennesima: ne avranno fatte decine, centinaia, forse migliaia, tutto rientra nella normalità. Ma l’urto è devastante! La torre crolla trascinando in acqua chi si trovava su di essa al lavoro. Una tragedia di immane dimensioni, mentre con i soccorsi si comincia a fare la conta dei morti, dei feriti, dei dispersi!

Da Milazzo una madre sa che il figlio era su quella torre, ma spera ardentemente che il suo ragazzo abbia potuto salvarsi… Una notte di ansia, nel corso della quale non giunge nessuna notizia, nessuna telefonata, nessuna rassicurazione che il giovane Giuseppe Tusa sia stato risparmiato da un atroce destino.

Fin quando il giorno successivo, l’8 maggio, alle 14.45, viene trovato privo di vita! E’ il dramma per lei, madre coraggio, che comprende di dover lottare per avere giustizia, facile a chiedersi ma difficile da ottenere.

Lei ha perso un figlio, e non è possibile rassegnarsi. La sua lotta finisce sulle pagine dei giornali ed in televisione. Genova, città che non è nuova e tragedie ed incidenti, conosce quella madre che non si rassegna; sa di avere tanta solidarietà, ma sa anche che potrà fare affidamento sulle sue forze, e insiste, perchè ha ragione. Perchè gli è stato strappato un figlio. Perchè le decine, le centinaia, le migliaia di manovre erano pericolose. Perchè qualcuno aveva sbagliato, e deve pagare.

Nessuno le ha restituito il suo ragazzo, ma lei vive come se lo avesse ancora accanto, come se fosse partito per un viaggio dal quale ancora non è tornato. Lo va a trovare, e sa che guarda quel mare che amava tanto… gli porta i fiori, gesti consueti che ripete ormai da anni; lo accarezza, lo bacia teneramente, e come solo una mamma sa fare; gli porta ogni tanto qualche oggetto, qualche cd, qualche foto… Gli parla, perchè sa che l’ascolta, ed ogni giorno hanno tante cose da dirsi…

Sono passati sette anni da allora… Stasera rivivrà lo schianto di quel giorno; ed allora noi abbiamo il dovere di starle vicino, di mostrarle il nostro affetto, di pregare per quel ragazzo che da sette anni guarda il mare, cercando di superare quella barriera di fiori freschi che la sua mamma non gli fa mancare.

Dobbiamo pregare anche per la sua mamma, che oggi non potrà farle celebrare la messa in suffragio per la triste ricorrenza. Il tutto è rimandato, ma per lui la celebreranno gli Angeli, che lassù lo hanno accolto e che da sette anni lo circondano…

Amano le sue scelte musicali, si ritrovano con lui ad ascoltarle, e lui sa che il suo compito, da sette anni e per l’eternità, è quello di rallegrare quel mondo dove è volato il 7 maggio di sette anni fa…

Sa anche che noi qui non lo abbiamo mai dimenticato… e mai lo dimenticheremo!

 

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