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GLI 83 ANNI DI CICCIO…

Lunedì 14 dicembre avrebbe festeggiato 83 anni Francesco Salmeri, andato via per sempre l’ultimo giorno dell’anno appena trascorso. Ciccio, come era amichevolmente chiamato dagli amici, non ha visto l’alba del nuovo anno, di questo 2020 contrassegnato come l’anno maledetto del coronavirus.

Un uomo onesto, benvoluto da tutti, conosciutissimo a Milazzo, aveva trascorso la sua infanzia al Borgo. Grande lavoratore, lo ricordiamo fin dagli anni del benessere economico per la nostra città affiancare, con la sua sedia, il lustrascarpe storico dell’epoca, quel Giovanni Camarda al quale è stato dedicato un capitolo su un libro che racconta la storia di Milazzo attraverso fatti e personaggi. Se c’era lavoro per don Giovanni, ci sarebbe stato lavoro anche per lui: e così intraprese quel lavoro di sciuscià, nei pressi della chiesa del Carmine, davanti al Bar Castelli; da allora, lo accompagnò sempre il soprannome “Ciccio lustrino”, così come specificato nel necrologio, per poter meglio identificare la persona andata via per sempre.

Lo scorso anno, incurante della malattia che non gli dava tregua, aveva voluto festeggiare gli 82 anni in compagnia dei figli Silvana, Enzo, Rosaria e Roberto, i generi, la nuora Maria che l’ha assistito come si fa con un padre, i nipoti e la sorella a lui molto legata. Ciccio era rassegnato: sapeva cosa lo attendeva; ma nello stesso tempo era sereno perché sapeva che avrebbe raggiunto l’amata moglie Rita, andata via anni prima per un male incurabile.

Qualche ora prima della sua dipartita, avevo voluto salutarlo con una videochiamata, come se avessi avuto uno strano presentimento; e lui, quando il figlio Enzo gli ha chiesto chi fossi, riconoscendomi gli ha risposto: Massimo è.

Abbiamo ricordato episodi che servissero a farlo sorridere, come le volte in cui mi vedeva allenare per strada, quando avvicinandosi al ciglio del marciapiede mi incitava battendo le mani gridando “Forza Massimo“. Lui era fatto così, sincero e generoso, anche se aveva poco; e quel poco che aveva era compensato da qualcosa che non tutti possiedono: le doti straordinarie che ti fanno sentire ricco. Umanità, affetto, solidarietà, amicizia!

Sono quelle doti che si trovavano spesso nelle persone di una volta, quelle che non nascono più. Quel pomeriggio a rendergli omaggio nella chiesa di San Francesco eravamo in tanti, per ringraziarlo del bene che lui aveva donato, per non farlo sentire solo in quell’ultimo viaggio. Come un amico che partiva e che non avremmo più rivisto, se non nei nostri ricordi!

Auguri per i tuoi 83 anni, Ciccio!

 
 
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