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IL CONVENTO DI SAN PAPINO

SPAPINOL’IMPORTANZA DI CONOSCERE LA NOSTRA CITTA’ ATTRAVERSO I LUOGHI SIMBOLO DI ESSA. 

Ecco un’altra tappa del fitto calendario di appuntamenti estivi rientranti nella programmazione della LUTE. Il suggestivo scenario del Chiostro del Convento di San Papino ha ospitato, questa volta, un convegno dedicato alla storia del medesimo Convento nonché alle vicende biografiche dei parroci che ne hanno curato la gestione a far data dal Secondo dopoguerra, rendendolo un vivace centro culturale e di aggregazione giovanile. Relatori, per l’occasione, i docenti Filippo Russo, Bartolo Cannistrà e Maria Pia Mistretta. All’interno del Convento, edificato nel 1620 dai Frati Minori Riformati, vi avrebbe trovato sepoltura il martire orientale Papino – vittima della persecuzione di Diocleziano -, la cui “arca”, gettata in mare dai pagani zoroastriani della nativa Armenia, sarebbe giunta presso il vicino lido nel 264. L’attuale impianto della Chiesa è frutto di interventi di restauro effettuati tra il 1720 e il 1725 a seguito degli ingenti danni provocati dall’assedio spagnolo. Tra il 1931 e il 1934 ulteriori restauri ed abbellimenti furono eseguiti sotto la supervisione dell’ing. Giuseppe Mallandrino di Messina, cui si deve l’attuale prospetto in stile barocco. Il prof. Cannistrà ha mostrato, attraverso delle diapositive, una serie di acquerelli ritrovati da Franco Chillemi e aventi ad oggetto il Convento di San Papino, datati 1810, anno in cui era ancora in corso il protettorato britannico sulla Sicilia in chiave antinapoleonica (a Milazzo, un acquartieramento delle truppe inglesi aveva luogo proprio nei pressi della suddetta Chiesa). Un disegno, in particolare,pone in risalto una scorcio della riviera di ponente, con il Castello, la Grotta di Polifemo e il sentiero del Tono; in esso si nota anche la presenza di due frati francescani, inseriti tra gli elementi che connotano storicamente il paesaggio. Alla dott.ssa Mistretta è toccata la disamina del pregevole Crocifisso realizzato in loco tra il 1630 e il 1632 dall’artista francescano Frate Umile da Petralia, i cui esordi avvennero nella bottega paterna. La relatrice si è soffermata sui particolari che rendono l’opera estremamente realistica: “La ragione di tanta crudezza va ricercata nella tradizione barocca incline ai patetismi e nei dettami della Controriforma, per cui la figura di Cristo doveva generare compassione tra i fedeli, così come stabilito dal Concilio di Trento”. Al Santissimo Crocifisso di Frate Umile e all’evento prodigioso della sua lacrimazione (15 aprile 1798) è dedicato il romanzo di Filippo Lo Schiavo “Il tormento della verità”. A seguire, le appassionate testimonianze relative a figure storiche di preti della Chiesa di San Papino e all’importante contributo da essi fornito sul piano dello sviluppo morale e culturale della nostra città. Iniziando da Padre Bonaventura Pistorio, grecista e fondatore del nostro Liceo Classico, dove insegnò a lungo arricchendo con i suoi libri la biblioteca della scuola;per arrivare a Padre Antonio Geraci, il quale visse ininterrottamente nel Convento di San Papino per sessant’anni (a partire dal 1944). “Persona estremamente colta, generosa e disponibile, ma anche uomo conservatore e intransigente, sempre disposto ad ascoltare le ragioni altrui, pur rimanendo saldamente ancorato alle proprie posizioni” il ritratto della personalità di Padre Antonio, quale emerge dal racconto di Russo e Cannistrà. “Correggeva i nostri compiti di latino quando eravamo alla scuola media – ha detto di lui il prof. Russo -. Il suo eloquio era d’arricchimento per il cuore e per lo spirito, le sue omelie molto piacevoli da ascoltare. Nel Convento valeva l’ipse dixit: si faceva solo quello che diceva lui. Lo chiamavamo ’u nobile. Egli custodiva, inoltre, una ricchissima biblioteca ‘a doppia mandata’, inaccessibile a chiunque. Probabilmente questo immenso patrimonio librario è stato poi trasferito a Messina”. Le contrapposizioni interne all’agone politico cittadino, in particolare nei primi anni ’60, quando fu deciso di intraprendere la via dell’industrializzazione, Padre Antonio si schierò dalla parte del dott. Faranda, mentre Padre Bonaventura appoggiò il dott. Fogliani. Faranda, già presidente della locale sezione della Pro Loco, si era posto alla testa del vasto movimento “di sinistra” (comprendente il PCI di Tindaro La Rosa e la CGIL) che propugnava la soluzione industrialista. In seguito Padre Antonio ebbe a ricredersi, come testimonia il prof. Russo citando un’intervista che gli fece nel 1992 per “La voce di Milazzo”, nella quale emerge l’avvenuta ‘conversione’ del parroco sulla via dell’ambientalismo. Infine, un aneddoto risalente al tempo della sindacatura dello stesso Russo, narrato da quest’ultimo: “Il 26 maggio del 1994, nella Chiesa di San Papino si verificò il crollo di una parte del tetto. Nel giro di tre mesi, grazie all’intervento di Padre Antonio e alle sue conoscenze con persone della Soprintendenza di Messina, la Chiesa venne totalmente restaurata e riaperta al pubblico. Con Padre Antonio Geraci – conclude il docente – è finita la stagione più bella di questa Chiesa”.

Francesco D’Amico

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