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IL RACCONTO DELLA “PROSTITUTA”, parte 3^

prostituzione1ECCO il seguito di una confessione, che pubblichiamo non per la MORBOSA CURIOSITA’ di conoscere cosa nasconda quel mondo peccaminoso, quanto piuttosto per COMPRENDERE I MOTIVI che spingono molte RAGAZZE STRANIERE a vendere il loro corpo…

3^ puntata 

E’ rilassata, Valeria. Se non sapessi che pratica il mestiere più antico del mondo, stenterei a credere che dietro quel viso pulito ci sia “una di quelle”. Durante questa nostra discussione niente fa trasparire il suo lavoro: nessun trucco, capelli ben pettinati, una vestaglia azzurra; ai piedi un paio di pantofole, senza calze. Anche le unghie sono ben curate, e lo smalto segue le mode nei colori. Sbirciando qui e là per la stanza in cui mi ha accolto, noto ordine e pulizia. Chiedo se mi fa vedere la casa. “Seguimi“, mi risponde sorridendo; quindi si alza e apre la porta, facendo strada. Entriamo in cucina; sui fornelli c’è ancora il pentolino del latte. Nel lavello ci sono due tazze: “Ho fatto colazione con la mia amica. Spesso la facciamo a casa… Latte e qualche fetta biscottata, per tenere la linea, anche se movimento ne facciamo parecchio – aggiunge sorridendo – Quella è la sua stanza… qui c’è il bagno, e la doccia“. Sapone liquido, dentifricio, shampoo, bagno schiuma, qualche crema per il corpo… dei grandi rotoli di carta, e due asciugamani. Il mio sguardo è attento, lei se ne accorge “Sono nostri, li riportiamo con noi quando andiamo via”. Mi fa entrare nella sua camera; mi accoglie un profumo inebriante di qualcosa che brucia sul comodino; forse è incenso… La serranda che dà sulla strada è alzata a metà, la vetrata aperta, ma la tenda impedisce di vedere all’esterno. “Tutto qui” mi dice. Un letto matrimoniale, una poltrona, un armadio con uno specchio. “Molti clienti preferiscono ammirarsi, prima… durante, e dopo…” mi dice strizzando l’occhio! E poi una lampada, sul comodino, che diffonde una luce discreta dal paralume rosso. A terra, in un angolo, un paio di scarpe con un tacco vertiginoso, a spillo. “Le indosso quando accolgo i clienti. Non sono molto comode, ma mi fanno sembrare più alta. E’ l’unico paio che ho, ma quando esco per la spesa o per pagare le inserzioni, alla posta, o per viaggiare, metto quelle più comode…“. Quando è arrivata la prima volta, dando il cambio ad altre colleghe, da quelle ha ricevuto le “consegne”: le hanno detto in quale supermercato acquistare, dove prendere il pane, dove fare le ricariche telefoniche, dove la carne, dove i pesci, dove la frutta. “Non mangiamo molto, per essere sempre in forma. Non mi piace bere alcolici, non faccio spese non previste…“. Mi colpiscono i quattro cellulari che ha in camera da letto. Anticipa la mia domanda: “Si tratta di telefoni che utilizzo anche in altre città. Qui ho un numero che corrisponde a quello sulle inserzioni; uno è quello personale, non lo do a nessuno, tranne che ai miei amici, e mi serve per chiamare casa ogni giorno. Mia mamma vuole notizie ma non faccio chiamare lei, trovo la scusa del fuso orario, che sono al lavoro, e poi ho la tariffa agevolata. Non voglio che sappia cosa faccio realmente in Italia. Lei si prende cura del mio bambino, e sentirlo ogni giorno mi dà una gioia indescrivibile…“. Si commuove Valeria. Anche lei è una mamma, e mi mostra sul suo smartphone la foto del suo piccolo. “Ha otto anni, l’ho avuto che ero poco più che una ragazza… Non vedo l’ora di riabbracciarlo. Spero di tornare a casa a Natale. Devo mettere da parte i soldi per il biglietto… Spesso mi collego per vederlo tramite Skype. Internet mi serve anche per lavorare, per mettere le inserzioni, per scegliere anche le foto… Quando oscuro la faccia, metto le foto di altre ragazze… Non voglio essere riconosciuta per strada. E non voglio lasciare tracce quando finirò questo lavoro… Perchè tu lo sai che un giorno lo finirò, vero? Adesso mi è indispensabile per vivere e mantenere i miei…“. Un giorno quando? “Ho anche un mutuo da pagare, mi confessa. Spero di finire presto“. 

FINE TERZA PARTE – continua

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