Home / Un saluto agli amici... / IL RICORDO DI GIGI BILLE’, PROFESSORE, GIORNALISTA, AMICO…
Italpane

IL RICORDO DI GIGI BILLE’, PROFESSORE, GIORNALISTA, AMICO…

gigi billèIL MIO SALUTO AD UNA PERSONA CARA, CHE MI HA LASCIATO IN DONO LA SUA AMICIZIA E LA SUA LEALTA’! 

di Santino Smedili

Un testimone del nostro tempo: questo era il giornalista Gigi Billè. Testimone attento, scrupoloso, serio. Ma potrei dire che era anche un pezzo di storia della nostra Milazzo, il prof. Gigi Billè, ex alunno del Liceo Impallomeni. E questo ruolo gli sarà riconosciuto unanimemente da parte dei cittadini, che per anni lo hanno seguito sulle pagine della Voce di Milazzo, il giornale nel quale ha profuso, fin dalla fine degli anni 60, il suo impegno e la sua onestà intellettuale.

Non stava bene il prof. Billè… le sue condizioni di salute non erano confortanti, specie negli ultimi mesi. Le sue passeggiate in campagna non gli ridavano la serenità, mentre l’affanno era diventato il compagno inseparabile di quei passi ormai lenti ed incerti che avrebbero dovuto segnare la ripresa di una forma migliore, un ritorno al suo ruolo di combattente indomito ma obiettivo, che aveva scritto in lunghi anni le pagine della cronaca, dello spettacolo, della politica, dell’evoluzione della società milazzese, senza eccedere nei toni, senza esagerare nei commenti.

Lo vidi la prima volta in occasione di una sfortunata puntata di Campanile Sera, la trasmissione televisiva dei primi anni 60 che metteva di fronte città diverse. A Milazzo capitò di scontrarsi con Acerra: rimediammo un cappotto, 9 a 0, che ancora oggi i più grandi ricordano. Fra i concorrenti della squadra milazzese c’era anche lui, allora fra i giovani più promettenti della nostra città, in campo culturale. Purtroppo nelle gare ai pulsanti non basta la bravura, e spesso a prevalere è proprio l’abilità; per cui il naturale sconforto dei milazzesi, davanti alla televisione, lasciò il posto alla consapevolezza che non eravamo stati fortunati! Tutto qui!

In quinto ginnasio e negli anni del Liceo fu, più volte, il nostro supplente di materie letterarie. Ci spiegava il latino ed il greco meglio degli insegnanti che sostituiva e le sue spiegazioni, le sue letture, le sue traduzioni erano per noi anche più efficaci e redditizie, e si trasformavano in voti positivi nei compiti in classe e nelle interrogazioni! Per noi era, a tutti gli effetti, il nostro insegnante del Liceo, e la certezza lui l’ebbe quando, nel 1989, fu invitato per celebrare il ventennale del nostro diploma. Riservato e schivo, avrebbe voluto evitare di stare con noi e con gli insegnanti “titolari”, ma alla fine dovette cedere. Era uno dei nostri, non solo il nostro supplente, ed essere stato anche un alunno della scuola gli conferiva un diritto, a vita!

I nostri incontri erano sempre cordiali: riconosceva nel mio carattere quella carica di entusiasmo che aiutava gli altri ad affrontare diversamente le avversità. E spesso era necessaria metterla in pratica quando lo incontravo e mi accorgevo che aveva bisogno di una trasfusione benefica di ottimismo. Alla fine, anche se rimaneva immerso nei suoi pensieri o nelle preoccupazioni quotidiane, si sforzava di sembrare più carico… e spesso dava l’impressione di esserlo.

La consegna del Premio Terminal per il giornalismo, nel corso della prima edizione, lo colse di sorpresa, come sempre: eravamo la sua classe, ormai, e sapeva che il nostro riconoscimento era pari alla lealtà e all’esuberanza con cui lo accoglievamo fra di noi! Lo volli sul palco del Trifiletti, durante la presentazione del libro scritto da Filippo Lo Schiavo su Giuseppe Fogliani. Anche se in quegli anni era giovanissimo, la sua narrazione dei fatti e la sua testimonianza erano indispensabili.

Ma quando presentai il libro “Dalla Sena in poi…” giunse in ritardo, per impegni improrogabili. Me lo aveva anticipato, da almeno una settimana, scusandosi. Al solito, lo rassicuravo: “Aspetteremo lei, professore. Non ce ne andremo…Cerchi di fare di tutto”. Aveva fatto di tutto, perché ci teneva ad essere presente ad un evento importante, come la presentazione della storia dei ragazzi degli anni 60.

Avrebbe potuto farne a meno, ma il rispetto era una delle sue doti, fra le altre che lo distinguevano e lo facevano amare da tutti…

Anche noi faremo di tutto per essere puntuali, domani alle 16, al Duomo, e salutarla per l’ultima volta… Non abbiamo impegni. Ma anche se li avessimo… possono attendere. Addio, professore Gigi, la ringrazio affettuosamente per la sua amicizia e per l’esempio che ha lasciato in mezzo a noi! 

Rispondi