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IN FILA DAL MEDICO… NON DITE CHE NON E’ VERO…

MEDICOUNA GIORNATA DIVERSA. SOLITE FACCE, SOLITI MALATI, SPESSO IMMAGINARI, SOLITE SCENETTE…IN DIALETTO SICILIANO, PER CHI LO COMPRENDE! 

Fino a qualche mese fa, quando uscivo da casa, nell’androne del mio portone c’è sempre un numero imprecisato di persone in fila dietro la porta dell’ambulatorio dei dottori Nicosia, Anania, Amato e non so chi altro. Lo stesso capita quando mi reco dal dott. Gianni Granata. E se passo davanti all’ambulatorio di Gianfranco Nastasi e di altri suoi colleghi, la storia si ripete. Per non parlare poi delle file interminabili che trovo, anche uscendo alle sette del mattino per le analisi che ogni tre mesi devo effettuare (e sapete il motivo…) da Haematologica. In effetti siamo tutti ammalati, in un Paese come l’Italia in cui c’è stato l’allungamento della vita! E se gli ammalati non possono uscire, escono le persone sane, che solo per il fatto di dover stare in fila anche loro, prima o poi si ammalano, perché anche loro vogliono provare… Cosa? Come si fa ad ammalarsi! Stando in sala di attesa, nella quale nessuno parla perché ognuno non ha niente da dire, si aspetta il proprio turno, sfogliando distrattamente giornali vecchi di anni che sembrano riportare sempre l’ultima notizia! Fra informatori scientifici e furbastri abituali non si sa mai quando tocca a noi. Ma l’attesa, per un tipo attento come me, permette anche di annotare comportamenti che non sono altro che consuetudini.

“Pozzu tràsiri? Sulu ’na rigètta haiu a fari!” è la frase più comune pronunciata quasi sempre dall’anziano, che vuole impietosire i presenti. Nessuno dà espressamente l’assenso, ma quando si apre la porta del medico, l’anziano dà la voce, nel tentativo di essere invitato dal medico stesso ad entrare. I presenti, che quasi sempre non hanno un cavolo da fare, si stringono nella spalle: minuto più, minuto meno, pensano. Ma una volta varcata la soglia, l’anziano, entrato solo per la “rigetta”, comincia la sua litania:

Duttùri, haiu un duluri chi mi patti i ccà e m’arriva fin’a ccà, il tutto accompagnato da un ben preciso gesto che indica il punto di partenza e si ferma a quello di arrivo.

Iò mi sentu chi non campu assai, prosegue, per convincere il medico della gravità del proprio male. Per sdrammatizzare la situazione, il medico, diventato un confessore per tutti i pazienti (ma il vero paziente è lui, per sopportare tanti malati immaginari…) chiede se stia prendendo le medicine prescritte. Cettu, duttureddu, ossìa mi desi i pìnnuli, menza a matìna e menza a sira, prima mi mi cuccu: ma menza non mi fa nenti…”, sottolineando l’inefficacia della terapia.

Allora qua ci vogliono le punture, contrattacca il medico.

Ah, no, dutturi! I ’gnizziòni mi ’mbòzzunu u culu: ci fazzu vìdiri comu sugnu ridduciùtu? facendo il gesto di slacciare la cintura e abbassarsi i pantaloni. Subito fermato dal dottore, con la frase

E’ cu iè stu scappàru chi vi fici? Dovete prendere una bella badante… una straniera, di quelle che fanno risuscitare i morti…che ne dite? Quelle sì che le sanno fare, le punture… replica

Duttùri, ’a gnizziòni, si era cchiù figghiolo, cià facìa iò… ossìa havi voglia ’i ’mbuffuniàri….

Ma visto che le cose rischiano di andare per le lunghe, il medico vorrebbe mettere fine al siparietto.

Dai che lei sta una bellezza… stassi tranquillu: pigghissi sempri i soliti pinnuli… Altrimenti è meglio una bella visita specialistica… Buona giornata! congedandolo. Dutturi… ’a visita specialistica? M’a fici! Un ladru! Mancu mi tuccò, e mi futtìu 200 euru! E a segretaria mi dissi chi ci’avìa finùtu ’u bollettariu e non mi putìa fari ’a ricivùta. C’avìa ’a ffari? Iammàva buddellu? Non ci dava i soddi? Facìa ridiri ’a genti? Mi dissi mi ripassava dopu… Dopu quando? Mi si futtìa n’autri 200 euru? Sper’a Diu a medicinali… Dutturi, vi puttà ’na buttigghia ’i vinu… Genuinu… Ossìa non è un tipu supebbiùsu. Cià lassu ccà ??   Non s’a scuddassi. Ossìa benedica!”.

E finalmente esce. In sala d’attesa il suo sguardo incrocia quello contrariato di chi si è visto scavalcato. Quasi a giustificarsi (non può andarsene senza dare una giustificazione, poiché sa che prima o poi li potrà incontrare…) tira un sospiro

M’at’a scusàri! Oramai sugnu randi… Non sapìti chi stàiu passandu! ’Ntrasì pi ’na rigetta, e u dutturi mi vosi controllari!

sperando di farsi commiserare dai presenti. Parole a vuoto, le sue! Anche se qualcuno annuisce, non viene incoraggiato a continuare nell’elencazione dei suoi mali. Ma quello imperterrito prosegue: Oramai, quando s’arriva a me età, chi si campa a fari??? s’av’a succèdiri, ’na botta ’i sangu e via! Accussì non sentu nenti! Megghiu ’nto sonnu… e non soffru propria!!! Lei chi dici??? A lei ci piacissi mòriri accussì??? A mugghi motti iè!.

E mentre qualcuno fa il solito gesto di scongiuro, toccandosi distrattamente le parti intime, c’è sempre chi risponde:

Quand’è ura… Iò non ’ndaiu primura… Pinzassi pi llei! Si ’ndi futtissi….

Mi ’ndi futtu, sì. Dumani ’ndi vidèmu, si campàmu….

E non dite che non è vero!

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