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A CHI INTERESSA IL PORTO DI MILAZZO?

Porto di MilazzoLA SUA POSIZIONE STRATEGICA SCATENA INSAZIABILI APPETITI, MA PIUTTOSTO CHE ESSERE INSERITI NELL’AUTORITA’ PORTUALE DI GIOIA TAURO, PREFERIAMO RIMANERE PORTO REGIONALE

Lo abbiamo spesso ribadito sugli organi di stampa e lo abbiamo riaffermato in consiglio comunale tutte le volte che siamo stati invitati a parteciparvi su problemi inerenti alla portualità.

Il porto di Milazzo per la sua naturale posizione di interfaccia con le isole Eolie è sempre stato fin dalla sua nascita al servizio dell’arcipelago traendone dei grossi vantaggi economici e contribuendo allo stesso tempo allo sviluppo delle isole. Pertanto alla luce dei fatti oltre che porto petrolifero di primaria importanza è stato e continua ad essere porto regionale.

Il recente clamore suscitato da una società indiana favorevole alla costruzione di un aeroporto nella valle del Mela allontana sempre di più l’ipotesi di incorporare il nostro porto nell’Autorità portuale di Gioia Tauro. Infatti alla fine della vicenda (nel caso in cui l’aeroporto dovesse venire alla luce) il nostro porto avrebbe un ruolo strategico di notevole importanza fungendo da volano per lo sviluppo della nostra provincia e dell’intera regione. Per svolgere tale compito sarebbe opportuno che il nostro porto potesse avere una funzione autonoma al di fuori di ogni vincolo di appartenenza. Pertanto noi del Comitato Grande Porto chiediamo a chi di competenza (Autorità portuale in carica, Presidente di regione, deputazione regionale e nazionale) di utilizzare i sei mesi di proroga concessi per bloccare ogni procedura tendente ad incorporare il nostro porto nell’Autorità Portuale di Gioia Tauro.

In relazione alla situazione attuale in corso per quanto riguarda i lavori delle banchine adiacenti al molo di sottoflutto, domandiamo all’Autorità Portuale come intende risolvere il problema del drenaggio che impedisce l’ultimazione dei lavori. Speriamo  almeno che per la prossima estate,  a lavori ultimati, il traffico di linea per le isole Eolie avvenga in modo autonomo entro il bacino portuale senza interferire con la viabilità cittadina. Ci rendiamo conto che a Messina sono impegnati in una corsa contro il tempo per risolvere nei restanti sei mesi di vita il problema del nuovo porto di Tremestieri, dei padiglioni della fiera, della via don Blasco e pertanto sono distratti dai problemi che riguardano il porto di Milazzo. Prendiamo atto che fra qualche giorno partiranno i lavori per la recinzione del nostro porto. Per ragioni di sicurezza dobbiamo rassegnarci a sacrificare il vecchio legame che da sempre ha unito il porto alla città. Chiediamo, per quanto possibile, di operare nel modo migliore usando i dovuti accorgimenti per alleviare i disagi alla cittadinanza e ridurre al minimo il danno economico alle attività commerciali della città.

Cap. Mario Sciotto

 

 

1 Commento

  1. Mi domando come mai la Redazione spinge così tanto per questo ennesimo obbrobrio. Difficile non pensare che sia talmente d’accordo, da farsene da “strillone” a piè sospinto. Credo sia il quinto o sesto articolo del comandante Sciotto che trova spazio in questa testata, liberissima e lo ribadisco, di perseguire ed appoggiare, tutte le voci che intende ascoltare. Ma dopo l’ennesimo sequestro al porto di Gioia Tauro di un carico di droga, e considerando lo stato di afflizione nel quale versa l’economia locale in particolare, domandarsi a chi e per cosa, possa servire questo Moloch industrial-portuale, viene spontaneo. Non entro nei meandri tecnici, non sono un esperto, ma cerco di capire, cui prodest? Naturalmente ci sarà l’ennesimo scambio di opinioni che rimarranno divergenti tra il sottoscritto e tutti gli altri pro operazione, ma domandarsi se Milazzo sia strategicamente, logisticamente e, ovvio, professionalmente preparata ed all’altezza, mi sentirei di rispondere, no! Basta vedere in che stato si trovi l’enorme cantiere cui siam costretti a sopportarne le conseguenze da anni e che vede ancora molto lontano il suo traguardo. So che non si vive di ricordi, ma buttarsi in senso opposto, lo trovo altrettanto pericoloso; soprattutto perché sarebbe una violenza del territorio dal quale non si torna indietro e che ci bollerà come zona di tutti i generi, tranne che turistica o di sviluppo culturale

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