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LA PASQUA FRA IL SACRO E IL PROFANO

Le processioni pasquali che rinnovano il mistero del sacrificio di Gesù che trionfa sul peccato, sul male e sulla morte per la redenzione e la salvezza dell’umanità sono state legate, per tanti anni, alla Pietà, che dalla Chiesa del Carmine si effettuava il lunedì di Pasqua, e al Crocifisso, che il martedì dopo Pasqua si tiene nella parrocchia di San Papino. Per qualche decennio, il sabato santo, sono stati i residenti del Borgo a fare rivivere nella VIA CRUCIS la passione e morte di Cristo. La Pasqua abbina alla veglia notturna la celebrazione della Messa di Resurrezione, accompagnata dalle campane a festa. L’affollamento delle chiese, proprio quella volta all’anno, è la testimonianza che la solennità acquista un significato diverso, non prettamente religioso, quanto piuttosto frutto di una consuetudine che si ripete anche a Natale. Così come la visita dei sepolcri, in cui alla tradizione del numero dispari di chiese da visitare segue non tanto il raccoglimento davanti alla deposizione del Cristo, ma il passare in rassegna i “piatti fioriti”, capolavori modesti o ricercati realizzati dalle fedeli, nel solco di una tradizione ereditata dalle mamme o dalle nonne. Quest’anno anche la chiesa di S. Rocco ospiterà i piatti fioriti, simbolo di una tradizione che per fortuna continua a trovare proseliti, ma anche una PASSIONE DI GESU’, un plastico di mt 2.20 x 3.20 realizzato da un artista milazzese, Pippo Napoli, che permette di ripercorrere il cammino di Cristo, dall’ingresso a Gerusalemme alla Crocifissione.

Ma a Pasqua ci sono anche le delizie del palato: caratteristici sono i dolci. Molti anni fa le donne raccoglievano le uova, da bollire e mettere nelle ciambelle di pasta di pane per regalarle poi a parenti ed amici. Il numero di uova variava a seconda del grado di parentela e d’amicizia. I bambini ricevevano ciambelle di pasta frolla, o pasta di pane, con uova e confetti colorati. Regalare uova era segno di buon augurio. Un altro regalo tipico di Pasqua era l’agnellino di marzapane, di diverse dimensioni. Quelli più grandi venivano appesantiti con torrone gelato all’interno, mentre varie decorazioni e guarnizioni li arricchivano, e uno stendardo li completava. In molti casi, specie nelle frazioni, il regalo dell’agnello pasquale veniva accompagnato anche da un monile in oro, che il fidanzato faceva alla promessa sposa. Nel pranzo pasquale non doveva mancare l’agnello, che veniva cucinato in vari modi. I giovanissimi non sanno che la colomba pasquale non esisteva, così come non avevano richiamo sui bambini le Uova di cioccolato, affermatesi in anni più recenti, nella società dei consumi. Le festività pasquali si chiudevano il Lunedì santo, quando la Pasquetta radunava sotto gli alberi, in aperta campagna, tempo permettendo, i componenti della famiglia e gli amici, tutti intenti a fare la propria parte per cucinare alla brace la salsiccia, l’agnello o il capretto, e a mangiare fave tenere con uova sode, olive salate, salame e pane di casa. Altri tempi? Speriamo proprio di no.

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