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LA SIGNORA DALLA PANDA ROSSA

SEMBRA IL TITOLO DI UN LIBRO, O DI UN FILM… VOGLIAMO ANDARE A SCOPRIRE DI CHI SI TRATTA?

Ore 14,23 di oggi; ora di digestione, di siesta, di relax – per quel poco che di questi tempi ci si può rilassare – in ogni caso, “orario delle serpi” si diceva al mio paese, a giudicare dal sole cocente che fonde anche il selciato delle strade.

La descrizione dei luoghi dovrebbe completare il “racconto”, ma me ne astengo visto che il significato del tutto resta comunque chiaro ed inalterato per ciò che attiene al concetto fondamentale. Interessante è che chi deve capire…capirà anche perchè direttamente coinvolto oggi stesso.

Improvviso il suono stridulo del campanello che maledici di aver fatto installare, che ti fa trasalire anche col solo eco rimasto nella stanza semibuia e silenziosa, ove diventa assordante anche il ronzio del ventilatore.

‘cu iè a st’ura…? Vidìti si chista iè ura di sconcicàri i cristiani…“. E qui le più strampalate congetture: “Cu passa i volantini non sono… Fossi ricògghiunu pì San Franciscu… No, oramai si ‘ndi parra n’autru annu…! ‘o pi San Giuseppi…? No, chiddi già passàru… O cacchiduno chi cecca limosina? Mma! Videmu!

Mi infilo un pantaloncino e lasciando i miei pensieri in lingua madre, vado al citofono.

Sìììì…chi è?“; e nel frattempo aziono l’apertura del portoncino che dà sulla strada.

Appare  una signora spaurita che vista dall’alto delle scale in cui mi trovavo mi è parsa piccola piccola ed in preda al panico. “Dica, signora…!“, ma nel frattempo già scendevo le scale come per un presagio di sventura, quale che fosse.

Mi perdoni per l’orario ma ho sbagliato ad infilarmi in questa strada…, non sapevo che non avesse sbocco…” .

Esco dal portone e vedo una Panda rossa quasi sull’orlo della scalinata che conduce verso la Marina Garibaldi. Capisco tutto a volo ed impreco a voce alta contro chi mai ha voluto mettere in atto gli adempimenti che avrebbero per sempre evitato simili inconvenienti, verificatisi decine di volte.

Rassicuro la signora che trova così un po’ di sollievo; la aiuto a fare manovra anche se con difficoltà e – grata per l’aiuto – ringrazia e riprende il suo cammino.

Nulla di speciale, nessun atto eroico, soltanto solidarietà per un cittadino in difficoltà, quale ognuno di noi può – a volte – trovarsi in condizione di chiedere.

Il problema è di tutt’altra natura ed attiene ai non assolti obblighi di certe figure istituzionali che – ancorché coinvolte e messe al corrente di certi pericoli – restano sorde ed indifferenti.

Di quale strada si tratta? Beh, non è difficile prenderne una, a caso, che finisce su una scalinata che porta verso il lungomare…  

 

1 Commento

  1. Ma quanto mi piace essere cattivo!!!!

    Sapessi quante volte ho visto la scena!!! Teatrino magari con protagoniste e vetture diverse, in diverse scalinate che portano in marina! Non me la prendo con chi non ha posizionato appositi dissuasori o segnaletica stradale; me la prendo con le “pilotesse” che a tutta velocità imboccano stradine poco percorribili con mezzi a motore, senza avere cognizione ALCUNA né delle condizioni della strada,nè di dove va a finire la stessa,o peggio, ignorando la sparuta segnaletica che identifica certe vie,come strade senza uscita, fottendosene altamente di persone che possono uscire dalle loro case e che rischiano di essere asfaltate da simili criminali della strada.Queste pilotesse sono poi vigliaccamente pronte a piagnucolare davanti alle case dei residenti chiedendo aiuto e arrampicandosi sugli specchi , accampando improbabili scusanti e minacciando denunce verso un’amministrazione che avrebbe omesso di segnalare la percorribilità o meno della via. VERGOGNA! Una di queste signorine ha perfino lasciato la macchina parcheggiata senza freno e senza cambio inserito, facendo sì che le leggi della fisica non tardassero a dare esempio della loro invisibile esistenza ed implacabile efficacia, lasciando scivolare dolcemente alla deriva come barchetta sull’onda lieve, una macchina improvvidamente parcheggiata a c…zo sulla scalinata. Il finale? Un poco provvidenziale muro di cinta, (avrei riso di cuore se la cosa avesse avuto peggior esito), ha salvato la macchina dal percorrere l’intera scalinata; la stessa però non si è potuta salvare dall’essere trainata con le debite ammaccature,da una piccola ruspa chiamata all’occorrenza per compiere Il recupero. Spettacolo esilarante per tutti coloro che hanno assistito all’inaspettato teatrino, con sottofondo di opportune malignità e risatine lanciate verso la pilotessa di cui sopra, che però penso abbia desistito per sempre dal parcheggiare in maniera sconsiderata la sua macchina. In poche parole, anche se malignamente godo quando vedo cose del genere: chi causa il suo male pianga se stesso!

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