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LA TRAGICA FINE DI GIOVANNI SALMERI

ERA SUO IL CADAVERE RINVENUTO BRUCIATO IN LOCALITA’ BASTIONE LO SCORSO LUGLIO.

Giovanni Salmeri, questo il suo nome. Ci siamo interessati di lui parlando degli ultimi, costretti a stenti e privazioni in tempo di Covid. Una vita al limite, quella di Giovanni, un uomo solo “invisibile” a tanti. Lo trovavi nel piazzale dell’Ospedale “Fogliani”di Milazzo, si scaldava sotto un sole abbastanza caldo primaverile, accanto a lui una bottiglia d’acqua e un bicchiere miseramente vuoto, per le monetine. L’Ospedale era la sua casa. Prima del coronavirus non era blindata, adesso si sente isolato senza una battuta, un caffè dal distributore, una pacca sulla spalla, un’elemosina.

Giovanni Salmeri, poco più di settant’anni, neanche lui lo sa più, smagrito e con gli occhi tristi, raccontava in quell’ultimo incontro con noi di TERMINAL di un passato alla salita dei Cappuccini al borgo di Milazzo, rimasto ancora più solo dopo la morte del padre prima e della mamma dopo, una casa che non c’era più e di parenti, a suo dire, eclissatisi.

Ma Giovanni una casa l’aveva; in via Pirandello, a Grazia. Una casa avuta verso la fine degli anni 90, assieme a tanti altri beneficiati.

Giovanni era “ultimo” tra i tanti “ultimi”, con la testa china, una giacca strappata, le scarpe rotte ed una camminata incerta che descrive i suoi acciacchi in aumento. A volte con mezzi di fortuna raggiungeva Messina, dove la Caritas provvede a dargli qualcosa; poi la mensa a “Cristo Re” e il rientro; o la permanenza a Messina!

All’ospedale di Milazzo si rifugiava al buio per riposare nei locali delle caldaie sotto una scala, e per trovare un pasto si infilava nella cucina sperando di trovare l’amico di turno più generoso.

Giovanni ha chiuso la sua vita nel peggiore dei modi: colpito ripetutamente da colui che credeva un amico, con la lama di un coltello che ha infierito sule sue carni! Un delitto maturato chissà come e chissà perchè: ribargli quella misera pensione che mensilmente percepiva, e che per i mesi successivi era rimasta all’ufficio postale. Dopo il delitto, la necessità di disfarsi del corpo, ed il fuoco che avrebbe dovuto cancellare ogni traccia del criminale gesto. Un delitto la cui soluzione ha gettato nel dramma una città sonnolenta come la nostra, dove Giovanni era conosciuto e, come tutti gli ultimi, spesso schernito!

Il 10 ottobre scorso, a seguito della segnalazione di mettere una foto e avviare le ricerche di GIOVANNI SALMERI, da almeno due mesi scomparso di casa, abbiamo voluto saperne di più. Non avevamo una foto, ma prima di scrivere qualsiasi cosa abbiamo voluto saperne di più… Le nostre conclusioni non sono state pubblicate, ed il nostro sospetto, atroce, è stato riferito a chi stava conducendo le indagini. Ci siamo messi da parte, senza assolutamente interferire… e stamattina abbiamo avuto la conferma che i nostri sospetti avevano un fondamento!

Ma adesso spuntano le riflessioni: è la nostra società, balorda e priva di sentimenti, che porta a tutto questo? O sono solo i comportamenti di pochi, crudeli, assurdi, irreali, che portano a calpestare i principi che dovrebbero reggerla? Che odio poteva suscitare Giovanni, uno degli ultimi, per meritare quella fine?

Non lo sapremo mai. Di una cosa siamo certi, o almeno lo speriamo: che Giovanni Salmeri, uno degli ultimi, avrà una casa lassù, accanto ai Cappuccini, dove riposerà per sempre. E su quel freddo marmo ci sarà una foto: raffigura un volto scavato dal tempo, dalle sofferenze, dai dolori… dalla sua colpa di essere uno degli ultimi. Riposa in pace, Giovanni! Che Dio possa darti la serenità che non hai avuto nella tua vita! 

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