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“Lei non sa chi sono io!”

di Luigi Celebre

Fino ad oltre la metà del secolo scorso molti anziani avevano il vizio del tabacco da fiuto che conservavano nelle tabacchiere.

Da queste veniva preso a pizzichi con il pollice e l’indice e portato alle narici per essere aspirato. Si diceva che chi fiutava era “dotto”, mentre chi fumava era “guappo”.

Nelle discussioni a chi accampava una qualche superiorità di ceto, di intelligenza ecc. si rispondeva che “superiore” era solo il tabacco da fiuto. Successivamente quando passò di moda il tabacco da fiuto nelle discussioni, a volte animate, che avvenivano un po’ ovunque non si parlò più di superiorità ma si sentiva ripetere la frase: “Lei non sa chi sono io!”

Trasformata in scenetta e portata in teatro da veri comici che rispondevano così: “Sentiamo chi è lei, così ci facciamo quattro belle risate”.

Sarà stato per il progresso o perché messa in ridicolo, la frase “Ma lei non sa chi sono io!” non si sentì più. Sarà stato per la voglia smodata di emergere, o per la ricerca di una visibilità, o per il tentativo di crearsi uno spazio di azione, o per il timore di perdere le posizioni acquisite che può indurre in momenti di esaltazione del proprio IO o di depressione a spararle grosse e cioè ad esprimere giudizi che per un verso o per l’altro creano scalpore e polemiche che però tendono a spegnersi senza lasciare traccia come un fuoco di paglia. Sarà forse stato per il ritmo della vita molto più veloce rispetto al passato, o perché il potere, piccolo o grande, fa correre il rischio di ubriacatura più dell’alcool che ha fatto passare di moda “l’umiltà democratica” che ci dovrebbe guidare perché nessuno è infallibile.

In questo periodo di grave crisi aggravata dalla pandemia più che trastullarci in polemiche sterili dobbiamo tutti puntare a raggiungere unità di intenti per il rilancio della nazione. Altrimenti sorge spontanea la domanda: “Quo vadis?”

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