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Lettera ai Milazzesi… da un Milazzese

L’INTERVISTA RADIOFONICA ANDATA IN ONDA NELLA GIORNATA DI IERI SU RADIO MILAZZO, che ha avuto ospite l’ingegnere NINO NASTASI, ha avuto un ascoltatore in più, il quale ha sentito il dovere di congratularsi per la trasmissione e per l’approfondimento di temi ed argomenti purtroppo oggi sconosciuti o passati in secondo piano. L’ing. Nastasi, con cui intercorre una lunga amicizia cementatasi con il passare degli anni, è stato presentato come “l’ultimo Sindaco della Prima Repubblica”, anche se la sua qualifica ufficiale fu quella di SINDACO FACENTE FUNZIONE dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale; e il primo Sindaco del Terzo Millennio, eletto dal 2000 al 2005.

Chi ha potuto ascoltare la trasmissione si è reso conto che abbiamo spaziato in lungo ed in largo in una Milazzo di altri tempi, ma si sarà reso conto, dalle parole dell’ex Sindaco e del conduttore, che la visione di una città del futuro non deve essere limitata alla risoluzione di problemi quotidiani che rappresentano la NORMALE AMMINISTRAZIONE, anche se sono presentati come STRAORDINARI, ma a realizzare, nei programmi e nelle azioni, una città che segua il corso degli eventi, che si apra al mondo, e non si chiuda entro angusti confini campanilistici che non la farebbero mai decollare. Ecco la nota che l’ascoltatore, FEDERICO NASTASI, 32 anni, figlio del nostro Nino NASTASI, ci ha mandato, pregandoci di pubblicarla. 

«Non vivo a Milazzo da 13 anni ormai. Ho vissuto in sette paesi, quindici città, ho cambiato oltre quaranta appartamenti. Nonostante tutto, o forse proprio per questo, mi sento milazzese. Ogni volta che vedo una cosa nuova, una piazza pulita, un’installazione artistica, una politica pubblica efficace, mi chiedo “perché non si fa anche a Milazzo?”. Ho una lista mentale di cose che si potrebbero replicare: la creatività nasce innanzitutto per imitazione e sarebbe utile se qualcuno mettesse in rete tutte queste idee. Conosco decine di milazzesi di ogni età che vivono fuori e vorrebbero dare una mano per fare qualcosa per Milazzo. Se fossi sindaco, partirei da lì, chiederei a tutti, a chi vive in città e chi l’ha lasciata, una mano, un’idea. Sono le idee che mancano, non i soldi. La politica ufficiale ripete gli stessi slogan vuoti da anni, il primo: non ci sono soldi. Ma i soldi arrivano dove ci sono idee. Basti pensare al Museo del Mare di Milazzo: prima è venuta l’idea, poi sono arrivati i soldi. Il sindaco di Milazzo, di qualunque comune del sud Italia, potrebbe istituire una banca delle idee. Non costa nulla e porta sangue nuovo in territori svuotati dall’emigrazione.

Tra due settimane nella mia città si vota. Si prospetta una vittoria della destra al primo turno o un ballottaggio tra due destre. La sinistra si presenta divisa in due e M5S va da solo. Ed io, elettore di sinistra emigrato, non so chi votare. Ho un problema con le divisioni, mi fanno venire il mal di stomaco (vi anticipo: non uso Malox, grazie). Per chi non è di Milazzo probabilmente non gliene frega niente, gli altri la storia la conoscono già. Nelle divisioni delle sinistre, in entrambi i fronti ci sono brave persone, buone idee e competenze. Ma stanno gli uni contro gli altri armati. Non so, e non tocca a me, spiegare perché stanno divisi. Ma so, da elettore, che in questa divisione non c’è posto per me. È un film che ho già visto, un passato che non passa. Vi svelo il finale: le destre vincono, i gruppi delle sinistra continuano a stare divisi, ognuno pensando di essere più di sinistra dell’altro, le aspirazioni migliori e più sincere finiscono ai margini.

La sinistra che vorrei è quella che si unisce, si mescola, non si sente migliore degli altri, non dà patenti. Penso alla politica come incontro tra diversi, ho orrore per le sette. Non è un discorso ecumenico, volemose bene per forza, è un discorso concreto. Non siamo a Bologna, a Milazzo la DC prendeva il 50% nella prima repubblica, Berlusconi ha fatto mambassa di consensi per anni. Voi che vi guardate male tra le due trincee, spiegatemi, siete davvero così diversi? Siete bravi a trovare cose che vi dividono, davvero non riuscite a trovare qualcosa che vi unisce?
Non avrei mai pensato di dirlo: vorrei essere barcellonese. Capitemi, è come Sparta e Atene, Inter e Juve, se nasci in uno dei due fronti, quel che dico è una bestemmia. Ma da barcellonese oggi potrei votare un progetto plurale di sinistra, che unisce PD, M5S e movimenti civici. Da milazzese stavolta salto il giro, nelle divisioni della sinistra non so dove mettermi.
Scrivo qui queste cose perché non saprei dove dirle, certo che non cambierà nulla prima del voto. Il futuro è dopo il 5 ottobre e per quella data ho una speranza: ho speranza nei più giovani, ho fiducia in coloro che coltivano il dialogo, in quelli che mettono a valore ciò che unisce anziché ciò che divide. A tutti loro vorrei dire: tocca a voi, mettete una pietra su un passato che non vi appartiene e aprite nuove strade. Quel che dico vale solo per me, vale solo il mio voto, ma su quello certamente potrete contare».

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