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MA MILAZZO E’ DEL DEMANIO? Così, per sapere…

La notizia che circola in città in questi ultimi giorni è che il comune ha rinunciato alla concessione di quel che fu il Circolo Diana, e dello spazio all’aperto dove, al posto del campo di tiro a volo, venne realizzato il Paladiana. Essendo la costruzione avvenuta su terreno demaniale (ma nutriamo qualche dubbio…) nei primi anni  ’50, il Demanio ha invitato il comune a sgomberare i locali della stessa struttura occupati da uffici per poter provvedere a recintare le aree pericolanti e successivamente cederne la gestione a privati, e si parla già di un imprenditore facoltoso della vicina Messina disponibile ad investire creando un grosso polo turistico ricettivo, accorpando anche gli spazi occupati dal Circolo Tennis e Vela. 

La notizia è da verificare e non appena entreremo in possesso della documentazione, che ne comprova la attendibilità, ve ne daremo notizia.

Al di là della perdita della struttura che fu occupata Circolo Diana, opera di notevole pregio architettonico, edificata con i soldi dei milazzesi, per cui la città dovrebbe essere risarcita per il bene perduto, il focus della questione è che la nostra città è allocata in una strettissima penisola, e che i confini laterali, coincidenti con la riviere di ponente e levante, sono nella disponibilità esclusiva del Demanio. Questo richiede il pagamento di canoni di affitto abbastanza esosi e impone per legge un limite dalla battigia di 300 mt. per poter edificare un qualsivoglia immobile.

Altri pezzi famosi della città ricadono in territorio giuridicamente demaniale: cito per tutti la Marina Garibaldi, la Chiesa di S. Giacomo e di S.Maria Maggiore, il vecchio ospedale e l’asilo Calcagno, il Municipio!

Per chi si spoglia dei beni senza battere ciglio, e decide per gli altri, ed in attesa che alla guida della città si insedii una nuova amministrazione che abbia le idee chiare e soprattutto le palle (proprio le palle, perchè quelle deve avere!), ricordiamo che lungomare, Circolo Diana, Tennis e Vela e tutto il resto sono stati edificati rubando spazio al mare, che arrivava dentro le case. Ma non apriamo l’ombrello prima che piova! 

Possiamo solo chiederci cosa succederà… Chiederanno un balzello per camminare lungo quella che mio nonno volle chiamare “la passeggiata dei sospiri“? O per ascoltare la messa in una delle chiese situate all’interno dell’area demaniale? E che sviluppo urbanistico si potrà progettare in una città che ha a disposizione spazi ristretti di poche centinaia di metri fra una costa e l’altra, dovendo si distanziare, ma non per covid, di trecento metri da un lato e altri trecento metri dall’altro lato. Una città quindi confinata dai limiti demaniali, ingessata, quasi imbalsamata dalle regole demaniali, che autorizzano il Demanio a conglobare anche opere architettoniche di pregevole fattura e di valore storico come il Paladiana, il Circolo Tennis e Vela e addirittura il Molo Marullo, costruito con i soldi dei milazzesi e che già da alcuni anni è stato precluso ai cittadini ed ai turisti che non possono pi recarsi fino alla punta estrema a godersi il loro mare e lo spettacolo del porto. 

Tutto ciò accade nel silenzio generale di una città che invece di ribellarsi, assiste muta, indifferente al proliferare di candidati sindaci, che non spiccicano neanche una parola su questo argomento.

Urge invece a parer nostro un tavolo tecnico fra i rappresentanti del Comune (ma che abbiano idee chiare e soprattutto la volontà di tutelare la città), quelli del Demanio e la deputazione regionale e nazionale per affrontare la questione “Milazzo”, che è un caso nazionale per come la città sta subendo la particolarità della sua superficie peninsulare, bagnata dal mare per tutta la sua estensione e quindi sottoposta ai vincoli previsti dalla legge sul demanio marittimo, che ne inficiano lo sviluppo urbanistico.

Ma non è tutto! Qualcuno parla di sacrificare anche i Molini Lo Presti… Volete altro?  

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