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M’A PO’ ‘MPUGNARI… Dizionario Siciliano di Antonio Currò

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TERMINAL CONTINUA NELLA PROPOSIZIONE DI MODI DI DIRE PRETTAMENTE SICILIANI… ECCONE UNO CHE SEMBRA VOLGARE…

M’A PO’ ‘MPUGNARI: La traduzione letterale è: “me la puoi tenere ben stretta in mano“; alludendo inequivocabilmente al fallo in erezione. Una delle teorie popolari più accreditate per spiegare questo modo di dire è quella della sottomissione. Il significato sarebbe questo: “sto talmente in alto che tu a malapena riesci ad afferrarmelo con la mano, in punta di piedi“; oppure, nell’intento di far valere la propria virilità, che ci si potrebbe addirittura aggrappare come fosse una trave di acciaio. In entrambi i casi siamo di fronte a una chiara offesa rivolta all’interlocutore. Più rara ma non per questo meno interessante è un’altra versione del significato di “m’a po’ ‘mpugnari“, che merita il giusto spazio. L’origine di questa strausata espressione sarebbe da attribuire a sorpresa alla giurisprudenza. Si, avete capito bene. Non si tratterebbe, in questo caso, di una mera manifestazione volgare, così come lascia intendere l’uso che se ne fa, ma di un tecnicismo giuridico. Impugnare una sentenza, infatti, vuol dire dare la facoltà a una delle parti in causa di richiedere un nuovo grado di giudizio, quando si ritiene che la sentenza sia ingiusta o errata. Quindi, l’espressione “tu ‘o massimu m’a po’ ‘mpugnari” avrebbe lo stesso significato di: “fai quello che vuoi, tanto mal che vada non puoi farmi altro che un’azione di alto godimento” (tenermela ben stretta in mano). Sinonimi: m’a po’ ‘nnacari, m’a po’ scricchiari, m’a po’ sucari. Dizionario Siciliano a cura di Antonio Currò

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