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MA QUALE VIRUS? OGNUNO FA QUEL CHE CREDE!

PREMESSA: Siamo sempre a disposizione, quando si tratta di pubblicare le impressioni dei nostri lettori, che si sforzano di tutelare anche la salute pubblica; ma bene ha fatto il nostro interlocutore a precisare che questa situazione è la stessa che si vive in tutta Italia. E forse anche all’estero! A lui pongo una domanda, sperando di avere una risposta: se in tempo di quarantena e di clausura forzata si è fatto ricorso addirittura agli elicotteri per verbalizzare chi correva sulla spiaggia o arrostiva salsiccia in terrazza (e in giro non c’era nessuno…), non crede che ci vorrebbero centinaia e centinaia di carriarmati, lanciamissili e portaerei per imporre un nuovo coprifuoco? O vogliamo questo? E allora che si cominci dalla Lombardia, dove la situazione è ben più grave, e non cerchiamo sempre il pelo nell’uovo sulla spiaggia di Mondello, forse perchè è in Sicilia, o, nello specifico, a Milazzo, dove non abbiamo avuto alcun contagio e (ne sono certo) godiamo della protezione di S. Francesco e di S. Rocco! 

ED ECCO LA LETTERA!

– Caro direttore, ora che si è ammorbidita la stretta del lockdown, ogni milazzese prova a ritrovare un po’ di normalità. Ci riuscirà?

Vediamo di raccontare la “movida” milazzese in tempi di fase 2 covid. Resta inteso che ognuno potrà raccontare cosa avviene nella propria città, e non credo che la sua realtà sia poi tanto diversa dalla nostra… 

Esco la sera e torno sconcertato.

In pieno centro (Piazza Repubblica ed il tratto successivo di via F. Crispi e in piazza C. Duilio) fra auto e motorini che ti sfrecciano accanto, mentre tu aspetti che si fermino per farti attraversare le strisce pedonali, si notano capannelli, adesso si chiamano assembramenti, formati da ragazzi intenti a chiacchierare, alternando abbracci e baci, quasi tutti senza mascherina, mentre i locali si presentano con  i posti a sedere occupati e senza alcun metro di distanziamento. Il cittadino che passa da quelle parti non si scandalizza certamente e non pensa minimamente di fermare la macchina delle forze dell’ordine, che passa spesso di fronte ai locali. Egli pensa: “Tutto bene se serve a rivitalizzare l’economia cittadina”.

Ma allora sorge spontanea una domanda, come direbbe Lubrano: “Per quale motivo devo recarmi, ad esempio, dal barbiere, soltanto se rispetta le norme di sicurezza previste dal DPCM di Conte?”; e ancora: “Per quale motivo quando apriranno i teatri e si potranno fare gli spettacoli all’aperto dovremo sedere a distanza di un metro l’uno dall’altro, penalizzando le compagnie teatrali con un minor incasso della serata a causa della ridotta capienza della sala o della piazza?”.

A Milazzo, presa – ripeto . come esempio, c’è un virus molto più pericoloso del Covid. Un virus, che ha colpito il cervello di tanti ragazzi e di alcuni gestori di locali pubblici, che si sono convinti di possedere le chiavi della città e poter ignorare la situazione di rischio e pericolo, che noi stiamo patendo.

La saluto cordialmente, grato per la pubblicazione, che mi auguro possa servire a schiarire le idee a qualcuno…

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PS – la foto non è Milazzo… 

 

Commenti

1 Commento

  1. Carissimo Direttore, approfitto dello spunto del lettore per esprimere la mia opinione. Quando chiudi per due mesi ( in maniera rigida o meno, a seconda del sindaco e del presidente di regione), in casa le persone, intere famiglie, la reazione immediata, come rigetto, al momento della “libera uscita” è quella di strafare. Fossimo stati abitanti di Trento (non me ne vogliano), probabilmente ci saremmo salutati, more solito, con la compassata freddezza e distanza asburgica. Ma siamo siciliani ( il sottoscritto per metà, ma la quota è sufficiente), e certe manifestazioni di “cordiale convivialità” sono nel nostro dna. Inutile, dopo tante restrizioni, pensare che si possa regolamentare lo slancio, la passionale e calda cordialità dei meridionali. Siamo famosi anche per questo. E dopo giorni, settimane mesi passati a guardarci dietro un monitor, uno schermo un display, al primo contatto fisico, vero e reale, scatta lo slancio “terrone” (lo dico con tutto l’amore che posso esprimere in questa visione romantica), e l’abbraccio il contatto, diventano immediati. Probabilmente andrebbe svolta una ricerca sociologica per spiegare tutto questo. Per chi è del posto, o l’ha vissuto abbastanza per comprenderne i meccanismi, sarebbe superfluo. La voglia di rivedersi, il calore del contatto, fa parte del percorso di vita di ogni siciliano e meridionale, che si rispetti. Capisco che molti potrebbero inorridire rispetto a questa tesi, ma siamo sempre stati così! Mi ci metto nel mezzo, perché geneticamente mi ci riconosco e ne sono felice. Abbiamo passato un periodo talmente “straordinario”, che la reazione umana è quella di comportarsi come se nulla fosse cambiato, tutto fosse tornato alle sue origine. Nel bene come nel male. Non è negazione del male o del problema, è solo bisogno di sentirsi rassicurati. Ed in Sicilia, la Sicilia che io conosco ed amo, la combatte e la vince così, con i “rapporti umani”. Fatti di baci, di abbracci; di momenti guardandosi negli occhi e ridere delle “minchiate”. Il nostro vaccino sociale è fatto di tanti elementi, e questi, sono fondamentali. Pensare di glissare su ogni cosa, e trasformarci in svizzeri o, peggio, austriaci, alla fine, creerebbero il mostro senza testa. Dalle nostre parti son passati talmente tanti “invasori” che abbiamo acquisito geneticamente un pezzetto delle loro origini. Ma il calore, la forza che questa terra trasmette, con i suoi figli, quelli restano immutabili. E questo, lo dico ai nostri governanti, tentativo di “tedeschizzare” i comportamenti dei siciliani, con regole assurde, è la fotografia di una incapacità di capire e, soprattutto, di conoscere la propria terra. Con un volo pindarico potrei collegare il tutto, riferendomi all’ignoranza, all’assegnazione dell’assessorato alla dei beni culturali, ad un rappresentante della lega. Un governante che deve pagare “pegno” per la sua elezione. Ma sarebbe una forzatura “politica” che non voglio affrontare in questa risposta. Grazie, come sempre, per l’ospitalità!

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