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MATTEO E LA SCUOLA MATERNA, OVVERO PIANTARE UN CHIODO CON L’AUTORIZZAZIONE DELLO STATO MAGGIORE.

UN ARTICOLO DENUNCIA DEL NOSTRO PROF. GIOVANNI MUSCOLINO (nella foto piccola), CHE OGNI TANTO RITORNA A PARLARE DI SCUOLA, E NON SOLO. IL SUO INTERVENTO E’ PARTICOLARMENTE GRADITO DAI NOSTRI LETTORI…

Avevamo pubblicato la protesta di una mamma che ha voluto rivolgersi a noi per ottenere la cosa più semplice di questo mondo: il rispetto per il figlio, un bambino di cinque anni. Il titolo dell’articolo, ritengo probabilmente snobbato dai lettori perchè si parlava genericamente di scuola dell’infanzia (http://www.terminalmilazzo.com/la-scuola-dellinfanzia-milazzo/) e quindi non  appetibile, ha avuto un seguito; ma pubblicando nome, foto e vicenda, il piccolo Matteo è balzato agli onori della cronaca per essere stato “dimenticato”. Ma non è tutto: dietro la sua storia, dietro la storia di un chiodo con cui appendere un attaccapanni sulla parete di una classe della Materna di San Giovanni, viene alla luce una palude nella quale deve avventurarsi un cittadino per avere riconosciuti i suoi diritti. Badate bene: non la dirigenza della scuola, perchè in questo caso, alla risposta della Dirigente Scolastica investita in prima persona del problema, da due nostre telefonate, ha fatto anche seguito l’impossibilità ad intervenire poichè il plesso è comunale, la attrezzature e gli accessori sono di proprietà comunale, il personale non docente (nel caso specifico, il bidello o chi per lui…) non ha determinate mansioni (nemmeno quello di appendete un chiodo, portato dai genitori del bambino), nè tanto meno consentire che chi venga dall’esterno (facile parlare, quando non si conosce la legislazione, o scrivere commenti …) possa accedere in classe con un trapano, o un chiodo e un martello, ed anche con un semplice attaccapanni, per aggirare gli ostacoli che la burocrazia pone nel rapporto tra i cittadini e le istituzioni. Una palude, si diceva prima, nella quale si sprofonda sempre più, e dalla quale è difficile uscire. Galleggiare è impossibile, si è destinati a sprofondare, inghiottiti dalla sabbie mobili. Ma tutta Italia è così? Ritengo di no: vivo a Catania, lo sapete benissimo, ed ho voluto saperne di più chiedendo lumi al Direttore. Ho scritto quel che mi è stato riferito, senza aggiungere alcuna parola in più, senza ometterne. Ma seguendo i periodici sul web mi rendo conto che a Milazzo si ama mettere i bastoni in mezzo alle ruote ai suoi cittadini: è quello che evinco dalla lettura dei pezzi su TERMINAL, per il quale mi onoro di scrivere, ma anche su altri giornali, che fra articoli e commenti dei lettori si scagliano sempre e comunque (tranne qualche distinguo che non viene gradito) contro l’amministrazione che governa la vostra città. Leggevo, prima di inviarvi questa mia riflessione, di un altro incidente alle spalle del Mulino, il vecchio viale Alberato che ricordo chiamarsi così dagli anni della mia permanenza a Milazzo (via Giorgio Rizzo, ndr). Nessuno che muove un dito, nessuno che abbia a cuore le sorti dei cittadini che, può anche accadere, potrebbero subire lesioni gravi, o addirittura la morte! La macchina che noto sul marciapiede avrebbe potuto andare contro un pedone: nessuno lo considera? E nessuno, mi do io la risposta, interverrà, proprio perchè la palude impedisce qualsiasi avanzamento, facendo sprofondare chi anni fa ha avuto l’investitura del popolo con un voto plebiscitario. Ma cosa importa a chi rimane chiuso nelle stanze del potere? Un potere effimero, che comincia a scivolare dalle mani di chi pensava, sono frasi che leggo e mi rimangono impresse, che per governare Milazzo fosse tutto SEMPLICE! La mia veneranda età mi impedisce di essere sboccato o volgare, ma ce ne vorrebbero, eccome, esclamazioni e parole da censurare! Anche se non credo di incappare nella censura di un giornale che si è sempre distinto per avere usato spesso e volentieri un determinato linguaggio, ricordo che lo disse anche il Comandante De Falco, apostrofando il comandante Schettino, quando abbandonò la Costa Concordia lasciandola al suo destino. Qui non c’è nessun abbandono, nessuna scialuppa di salvataggio. Qui non si abbandona il posto di comando, mentre la città affonda ogni giorno di più. Come un comandante d’altri tempi, disposto ad affondare con la sua nave; come il comandante del Titanic che preferì colare a picco nelle gelide acque dell’Atlantico. E mi pare che affonderanno anche molti membri dell’equipaggio, che nessuna  nave di passaggio soccorrerà. E’ solo questione di tempo. Ed allora Matteo avrà il suo attaccapanni, i cittadini saranno portati fuori dalla palude, e Milazzo non dovrà rivolgersi allo Stato Maggiore per piantare un chiodo o fare un certificato!

Prof. Giovanni Muscolino 

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