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MILAZZO, CHI RICORDA LE VECCHIE MOTO GUZZI DEL COMANDO VIGILI DI TANTI ANNI FA?

ALTRI TEMPI, SICURAMENTE! BUTTATE CHISSA’ DOVE PERCHE’ VECCHIE, SUPERATE DAL TEMPO, INSERVIBILI! EPPURE A DUE PASSI DA CASA NOSTRA, A TORREGROTTA, C’E’ UN’AZIENDA, LA MIA VECCHIA MOTO, CHE COMPIE IL MIRACOLO DI “RIMETTERE A NUOVO” ALLE MOTO D’EPOCA, QUALUNQUE SIANO LE CONDIZIONI. SIAMO ANDATI A TROVARE I TITOLARI E… MA SEGUITECI, VI PORTO IN UN MONDO TUTTO DA SCOPRIRE…

Ci sono ricordi lontani nel tempo, destinati a rivivere come se fossero leggende. Ricordi in cui nel vecchio Comando Vigili Urbani erano i motociclisti ad incutere rispetto e terrore: su tutti i due indimenticabili Spoto e Farina che, in sella alle vecchie e gloriose MOTO GUZZI in dotazione erano diventati l’incubo di chi giocava a palla in mezzo alla strada (questo era il nostro unico timore allora…) o i guardiani di una città che stava crescendo! Poi vennero i due La Malfa, Peppino e Grazio; e qualche anno dopo, su quelle stesse GUZZI si sono avvicendati Salvatore Ullo, Orlando Fleres, Nino Codraro. Le gloriose MOTO GUZZI, custodite nel deposito del Molo Marullo, vissero la loro seconda giovinezza, fin quando, con la crescita del Corpo di Polizia Municipale, sono state sostituite da altre quattro più moderne, scattanti, veloci, padrone indiscusse della strada e degli incroci, amate e odiate nello stesso tempo, e affidate a quattro giovani motociclisti: D’Amico, ma dopo Nania, Ruggeri, Spinola e Stagno che dal 1983 divennero i veri custodi della città! Ammirate da centinaia di giovani che per la licenza media pregustavano il SI’ o il CIAO, o qualche altro nuovo modello; odiate da chi sapeva che con quelle moto c’erano anche loro, i vigili urbani motociclisti, agilissimi nei loro spostamenti, pronti a coprire zone calde spostandosi con disinvoltura e facilità dalla periferia al centro, dal porto a Piazza della Repubblica, ad infondere sicurezza e a garantire ordine e disciplina!

Che fine abbiano fatto quelle vecchie moto, non lo so! Buttate chissà dove, distrutte, rottamate, dimenticate… non so che termine usare per quelle protagoniste di una storia leggendaria…

Eppure, a due passi da Milazzo, a Torregrotta, esiste una ditta, LA MIA VECCHIA MOTO, una s.r.l.s. nella quale le moto d’epoca vengono restaurate, sabbiate, lucidate, verniciate. In una parola, rimesse a nuovo! Si trova in via A. Manzoni, 16. I recapiti sono 347/8942263, 349/7926671, 090/6019669.

Lontano dal caos cittadino, immerso nel verde, scopro un mondo che prima non conoscevo. Incontro Nuccio e Saverio La Rosa, zio e nipote. In entrambi è viva la passione per la meccanica e le moto che ha sorretto l’apertura, quasi per gioco, avvenuta una decina di anni fa, della piccola azienda che, oltre ad essere concessionaria della prestigiosa MOTO GUZZI, ha il compito di “fare il miracolo”! Lì dentro, ammassi di ferro inanimati prendono corpo e si tornano a vivere. Pezzi mancanti vengono realizzati grazie ai disegni originali e alle ricostruzioni fedeli: telai, carburatori, forcelle, freni, pedali! E, sempre per miracolo, riassemblati e riconsegnati ai legittimi proprietari, increduli come San Tommaso!

Non ho premura! La visita dei locali mi permette di ammirare con quale scrupolosa attenzione vengano rimessi in piedi, o sarebbe meglio dire “sul cavalletto” vecchi motori che hanno una storia da raccontare. Con loro, riprendono vita i ricordi legati ai proprietari, per i quali la separazione da quelle vecchie e gloriose due ruote non è mai avvenuta: in cantina, in un magazzino, coperti di polvere, arrugginiti, a testimoniare un tempo lontano che non tornerà più, sopraffatti dall’età e dalle condizioni pessime, lasciate all’aperto, sotto una tettoia o coperte da un telone che mostra i segni del tempo…

Il cerchio della vita, con un inizio ed una fine, una nascita ed una morte! Fin quando non sarà il vecchio proprietario a stabilire cosa fare di quegli ammassi di ferro che non vorrebbero nemmeno gli sfasciacarrozze… ed ecco che allora l’orgoglio rispunta in quel giovane di un’altra età, ed egli stesso si rivede proiettato indietro, ventenne, con i capelli al vento, un giubbotto di pelle o un giornale infilato sotto la camicia a proteggerlo davanti, padrone incontrastato della strada… Con i ricordi che si animano, mille cose da raccontare, e la voglia indescrivibile di ridare vita ad un pezzo del suo passato, affida a mani esperte quello che fu il suo compagno di mille avventure, per tentare l’impossibile. Mai motto fu più veritiero, e mi riferisco al celebre “L’impossibile lo facciamo subito, per i miracoli ci stiamo attrezzando!“. 

L’impossibile prende corpo, giorno dopo giorno; scompaiono le macchie di ruggine, rivivono i vecchi colori, i disegni, meticolosamente rifatti a mano, le linee sul serbatoio, sui parafanghi. Come mossi dal desiderio di rianimarsi, dopo un lungo e freddo inverno, ecco rispuntare i fiori della nuova stagione, che altri non sono che gli stessi rimasti per tanto tempo a riposare, svegliati da un letargo che sembrava eterno!

La natura compie il miracolo…

Non si notano più i segni del tempo, le rughe, gli acciacchi… potrebbe essere un ritorno al passato, la riscoperta del vinile al posto del CD, la voglia di rivivere emozioni e ricordi al tempo stesso, riportare indietro l’orologio di mesi, di anni; viaggiare a ritroso con la macchina del tempo… Eppure quella è la moto degli anni più belli, della giovinezza, della spensieratezza, dell’incoscienza, dei primi amori… Una moto che è tornata a rivivere magicamente. Orgoglioso l’ammiri, cerchi un pur piccolo segno per comprendere se è proprio quell’ammasso di rottami. Non riesci a nascondere lo stupore, mentre Nuccio e Saverio sorridono. Sanno che ancora una volta si è compiuto l’impossibile. Sanno che si è compiuto … l’ennesimo miracolo. Sanno, ma non vogliono ammetterlo, che LA MIA VECCHIA MOTO si è attrezzata per rendere veritiero quel vecchio detto: “L’impossibile lo facciamo subito, per i miracoli ci stiamo attrezzando!”.

Li lascio, finalmente. Sorrido anche io soddisfatto, immaginando quanta passione, quanta cura, quanto amore metteranno per vedere sbocciare un nuovo fiore. Non vedo l’ora di realizzare un articolo, proprio io che non ho mai avuto una moto: le uniche che preferivo erano quelle degli altri, ai quali le sequestravo, a centinaia, perché i conducenti non indossavano il casco.

Ed allora mi viene anche un’idea: perché, dopo le Ferrari e le Marcedes, non fare a Milazzo un raduno delle vecchie e gloriose MOTO GUZZI? Perché non puntare su quel gioiello che ha visto la luce il 15 marzo 1921, poco meno di cento anni fa? Un salto indietro nel tempo, a questo punto, per avere nella nostra città la massima espressione del motorismo post bellico, quello nato dopo la Grande Guerra, 1915/18, che come logo ha utilizzato l’aquila, simbolo aeronautico proprio della Prima Guerra mondiale, “…in onore, leggiamo nella storia della casa genovese, di Giovanni Ravelli, pilota motoristico ed aviatore caduto con il suo aereo durante un volo di collaudo nel 1919“.

LA MIA VECCHIA MOTO sarebbe d’accordo! Gli appassionati anche!

Ed anche quelle vecchie GUZZI del Comando Vigili di tanti anni fa, buttate chissà dove, testimoni di pagine di storia. Anzi, di leggende!

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