Home / AMBIENTE / MILAZZO, LA PROPOSTA DI RICONVERSIONE INDUSTRIALE NEL PROGETTO DELL’ING. D’AMICO.

MILAZZO, LA PROPOSTA DI RICONVERSIONE INDUSTRIALE NEL PROGETTO DELL’ING. D’AMICO.

Nei locali dei Cantieri Zeta a Milazzo è stata presentata, mercoledì 17 aprile, la proposta di riconversione industriale per il Comprensorio del Mela elaborata dall’ing. Giuseppe D’Amico, nell’ambito di un incontro promosso dalla locale sezione di Italia Nostra. Il progetto dell’ing. D’Amico, giunto all’attenzione del governo nazionale tramite il Sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa, si propone la realizzazione di un’area denominata “Green Energy Valley” fondata sui principi dell’economia circolare, in cui, accanto ad una “Green Refinery” che sostituirebbe l’attuale raffineria, sono previste ampie zone adibite alla chimica verde, unità di studio e ricerca, spazi per workshop e per imprese che operino nel settore della “green economy”. All’ing. D’Amico è stata chiesta la disponibilità a partecipare, a fine mese, ad un eventuale tavolo tecnico con i vertici di ENI.

“Occorre avviare il risanamento e le bonifiche dell’area SIN di Milazzo e seguire la strada delle fonti rinnovabili, come ormai sta avvenendo in tutto il mondo” ha introdotto Guglielmo Maneri, presidente di Italia Nostra.

Il progetto nasce dall’idea di ridurre l’inquinamento atmosferico a livello globale e locale (compresa la contaminazione da idrocarburi delle falde acquifere), abbandonando il petrolio e applicando i dettami dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile. Esso prende spunto dal rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change) delle Nazioni Unite di Katowice del 2018, che indica la necessità di adibire una superficie di 7 milioni di km2 (pari a circa quella dell’Australia) alla coltivazione di biomasse per la produzione di biocarburanti; considera poi i dati allarmanti sull’inquinamento evidenziati dal “Dossier Bonifiche” di Legambiente e dal “Rapporto Sentieri” sulla Valle del Mela.

“Sostituire le cariche fossili con quelle rinnovabili – l’obiettivo dichiarato dall’ing. D’Amico – avvalendosi della tecnologia Ecofining, brevettata da ENI, per ricavare green diesel di altissima qualità da oli vegetali: un processo che eliminerebbe i maggiori inquinanti attualmente prodotti (come lo zolfo e i policiclici aromatici), già attuato nel 2013 da ENI a Porto Marghera e a breve anche a Gela”.  

La “Green Refinery” sarà alimentata dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani e dalle micro-alghe ottenute con una serie di foto-bioreattori che sfruttano l’anidride carbonica prodotta nello stabilimento (di cui è previsto il totale riciclo, assieme a quello degli elementi secondari), oltre che dall’energia solare. Inoltre verrà dato impulso alla chimica verde tramite la produzione di bio-plastiche. “Tutta la CO2 prodotta dev’essere convogliata per il ricavo di biomassa algale – spiega ancora il relatore -, da cui si ottiene il bio-olio da sostituire all’olio di palma; la rimanente biomassa può essere destinata ad altri usi, per esempio in campo cosmetico”.

Infine, per quanto riguarda le domande sui livelli occupazionali, essi saranno pienamente garantiti dai vari protocolli d’intesa, anche se, in pratica, è previsto un loro incremento nonché una maggiore stabilità dell’occupazione, dato che la nuova industria si baserà sulle fonti rinnovabili, le quali, oltre ad essere più pulite, non possono esaurirsi nel tempo”.

Francesco D’Amico

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.