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MILAZZO, per strada ma solo perchè non hanno una casa!

NINO E MILLY RESTANO INVISIBILI AI CONTROLLI

”Io resto a casa”. Giustissima la campagna di sensibilizzazione contro la pandemia, ma chi una casa non ce l’ha come deve fare? Un dilemma dal quale non è facile uscirne. Ed allora cerchiamo di affrontarlo noi, sperando di trovare una soluzione al gravissimo problema di Nino e di Milly.

Ne aveva parlato qualche giorno addietro OGGI MILAZZO, lasciando sgomenta la città e le migliaia di lettori, ma dopo le prime rassicurazioni, nessuno ha compiuto il primo passo per reperire un alloggio, anche se temporaneo, ai due senzatetto!

Il primo, Nino, l’ex parrucchiere celibe 57enne milazzese d’adozione (in gioventù trascorreva molto tempo dai suoi parenti in periferia), prima di perdere il lavoro al Nord, passare da Agrigento e ritrovarsi solo anni fa dopo la scomparsa del padre, ultimo suo riferimento, ha raccolto pochi simbolici gesti di affetto da qualche cittadino: un piumone, qualche panino, un po’ di frutta e una bottiglia di coca cola che custodisce gelosamente nella vecchia Opel abbandonata in cui dorme nel parcheggio della ormai deserta Stazione centrale.  Il parroco di Grazia e qualche altro commerciante gli hanno donato viveri ma di azioni concrete, ancora nulla. Non è il solo caso in Italia, ma se altrove c’è la Charitas e tanti istituti di beneficenza, qui purtroppo non si riescono a dare efficaci risposte al grido di tanti indigenti. 

Grande è la paura di Nino che arrivino i militari in un giro di perlustrazione, e lo costringano a fargli lasciare la sua “casa”. Ma dove dovrebbe andare? Forse quella per lui sarebbe la migliore soluzione, perchè le autorità competenti si dovrebbero attivare per reperirgli un alloggio, magari in una struttura, un b&b, una scuola. Per il vestiario, il cibo, le bevande qualcuno ci penserebbe: c’è tanta solidarietà in giro….

La seconda senzatetto è Milly, bionda olandese 42enne, senza documenti nè speranza di un domani migliore. Laureata, appena sente una sirena, anche se si tratta di un ambulanza, scappa via a nascondersi per la fobia dei controlli delle forze di polizia.

Finora ha ricevuto in dono un giubbotto, un po’ di cibo in scatola e qualche elemosina per regalarsi il suo amato caffè nel distributore di fronte alla fermata dei bus nel porto. Proprio il porto è la sua casa, dove la notte dormiva su una panchina, lasciata solo in caso di maltempo per andare a rifugiarsi nel portone di qualche condominio, sperando che nessuno degli inquilini la buttasse fuori in malo modo! Un riparo precario dal freddo, un’altra notte di malinconia ripensando alla sua Maastricht e al tempo in cui, proprio lì, si invaghì di un milazzese, che oggi continua a cercare.

Storie maledette di invisibili che vorrebbero stare a casa, pure loro timorosi del virus e di un futuro che non splende nella loro fragilità.

Storie di pregiudizi di chi vede soltanto le loro maschere ma non conosce le loro lacrime silenti, storie di essere umani che a parole tutti vorrebbero aiutare, ma nei fatti vengono lasciati irrimediabilmente soli.

Nonostante tutto, hanno il coraggio di restare umani, con le loro paure e con il sogno di avere un alloggio, precario, temporaneo.

Per loro è impossibile dire #io resto a casa in una città incapace di risolvere il problema di due poveri cristi.

 
 
Commenti

2 commenti

  1. Si potrebbe pensare ad una colletta per consentire a Nino e Milly di alloggiare presso un B&B…poi il comune dovrebbe pensare ad un alloggio popolare.
    Siamo circa 40.000 abitanti…sarebbe sufficiente anche solo un euro a testa.

    • Vorrei sapere perché il sindaco non si prende cura di queste due persone……
      Deve fare qualcosa…..subito……per strada non si lascia nessuno…..fatti non chiacchiere.

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