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MILAZZO, storia di uno degli ultimi: Giovanni senza casa…

CORONAVIRUS MILAZZO: GIOVANNI “ULTIMO” SENZA CASA E SOLO

Proprio SENZA CASA, non c’è stato nessun errore. La storia medievale ci aveva tramandato un altro Giovanni, soprannominato SENZA TERRA perchè il padre non gli lasciò nulla in eredità. Il fratello Riccardo, detto Cuor di leone, pensò a lui; ma alla sua partenza per le Crociate a Giovanni venne in mente di usurpare il trono. Reminiscenze scolastiche, che sono state ripassate grazie al lungometraggio della Disney “Robin Hood”, dove Giovanni è il bieco Principe, che si circonda di infidi personaggi come il “serpente” Sir Biss, o il “Lupo” sceriffo di Nottingham, e di un esercito fatto di avvoltoi, rinoceronti, coccodrilli ed elefanti. Tutti, logicamente, destinati a soccombere di fronte al paladino dei poveri che si batte contro le ingiustizie, Robin Hooh, che ha le sembianze di una volpe. Fin qui la storia, che diventa fantasia nei cartoni Disney.

Ma il nostro Giovanni vive a Milazzo nel XXI secolo, ed in tempi di coronavirus deve rispettare i divieti. Solo che il Restate a casa”, sembra quasi una presa in giro per lui, anziano milazzese di 72 anni a reddito zero. Una vita al limite, quella di Giovanni, un uomo solo “invisibile” a tanti. Lo trovi nel piazzale dell’Ospedale “Fogliani”di Milazzo, si scalda sotto un sole abbastanza caldo per aprile, accanto a lui una bottiglia d’acqua e un bicchiere miseramente vuoto, per le monetine.

E’ un fiume in piena, perché di questi tempi più del tetto e del pane è la socialità a mancargli.

L’Ospedale è la sua casa, prima del coronavirus non era blindata, adesso si sente isolato senza una battuta, un caffè dal distributore, una pacca sulla spalla, un’elemosina.

Racconta smagrito e con gli occhi tristi di un passato alla salita dei Cappuccini al borgo di Milazzo, rimasto ancora più solo dopo la morte del padre prima e della mamma dopo, una casa che non c’è più e di parenti, a suo dire, eclissatisi.

Giovanni è “ultimo” tra i tanti “ultimi”, con la testa china, una giacca strappata, le scarpe rotte ed una camminata incerta che descrive i suoi acciacchi in aumento. A volte con mezzi di fortuna raggiunge Messina, dove la Caritas provvede a dargli qualcosa; poi la mensa a “Cristo Re” e la notte con un cartone alla stazione ferroviaria. Tanto è abituato.

All’ospedale di Milazzo si rifugia al buio per riposare nei locali delle caldaie sotto una scala, e per trovare un pasto si infila nella cucina sperando di trovare l’amico di turno più generoso.

Lo conoscono tutti Giovanni, e anche le guardie (come le chiama lui), non gli dicono più niente. Ma se qualcuno non lo conosce e gli urla dalla macchina di rimanere in casa, lui calando la mascherina accenna un sorriso senza denti, come per dire “Non mi prendere in giro, io non posso restare a casa, perché una casa non ce l’ho!”.

 
 
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