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MILAZZO, STORIE DI “SPIRITI” DI TANTI ANNI FA…

COSI’ COME AVEVAMO ANTICIPATO, ECCO ALCUNI RACCONTI “AI CONFINI DELLA REALTA'”AVVENUTI A MILAZZO… 

a cura di Pietro TORRE

Le storie che sto per raccontare sono state da me raccolte ascoltando le testimonianze di chi le ha vissuto di persona o ne ha sentito dire da conoscenti, nel corso di tanti anni. Ovviamente non posso riferire nulla sull’identità di chi mi ha narrato, in via del tutto confidenziale, questi eventi.

La località in cui queste si presume si siano verificate è quella che va in basso da Santa Maria Maggiore a via Mezzaluna, in alto; dalla fine della salita che da Piazza Roma al Borgo, ai dintorni e dentro al Cimitero. Cominciamo col dire che curiosamente proprio nella parte alta di questa salita si trovano vicinissime ben 5 chiese, cioè San Rocco, Immacolata, San Gaetano, Santissimo Salvatore e Santissimo Rosario dei frati domenicani, con annesso convento e “Tribunale della Santa Inquisizione”, senza contare che circa a metà salita si trova il santuario costruito di persona da San Francesco di Paola e dalla parte opposta vi sono le chiesette di San Giuseppe e dei Cappuccini, con antichissimo convento.

Ma torniamo alle nostre leggende e partiamo dal basso, dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, nel rione di Vaccarella.

Una cartolina di fine ottocento mostra poco dietro la facciata principale, lato alla sinistra di chi la guarda, un campanile: perché non c’è più? La risposta me la diede mio padre: fu demolito verso il 1917 perché i preti non ne potevano più delle riunioni notturne dei curiosi attirati dal fatto che si diceva che in quel campanile danzassero degli spiriti vestiti di bianco. Pare che fossero in tanti ad averli visti e che alla fine si sia deciso di abbattere il campanile poiché la cosa era degenerata e ogni notte veniva disturbata la quiete delle persone che lì abitavano e la mattina dovevano alzarsi molto presto, trattandosi per lo più di pescatori.

Andando avanti, presso l’asilo Calcagno, c’è chi ha visto, in tempi recenti, una specie di gnometto seduto sugli scalini: fu una ragazza che chiacchierava con un amico in macchina, parcheggiata di fronte all’antico asilo, ad accorgersi dell’esserino che, a suo dire, le avrebbe fatto un gran sorriso e poi, alzatosi, una capriola; lo indicò al suo amico, ma questi non vide nulla, anche perché intanto lo gnometto era sparito. Poco lontano da questa zona, lungo la salita che porta al castello (Erta San Domenico), una donna mi raccontò, pregandomi del massimo riserbo, di aver visto da ragazza vicino alla scalinata, un uomo alto con un mantello senza testa che dopo averla terrorizzata si era dileguato nel nulla. In fondo alla via Scopari, quella dietro la chiesa di Santa Maria Maggiore, si dice poi che in alcune notti di plenilunio si senta colà un vocio di persone allegre che chiacchierano e di bimbi intenti ai loro giochi, interrotto poco dopo da una specie di tuono accompagnato da urla di terrore: lì pare sia caduta una bomba durante l’ultima guerra mondiale e sia stata sterminata una famiglia.

Andando poi nella parte alta del Borgo, seguendo la salita, si giunge al santuario di San Francesco di Paola: questa chiesa fu divorata nel 1903 dalle fiamme e tutta l’antica struttura il legno andò distrutta: si disse che era stata una candela imprudentemente lasciata accesa durante la notte a innescare il rogo. Certo è che mia zia Giuseppina, che all’epoca aveva 7 anni, ricordava le fiamma altissime che avvolgevano il tetto e che vide dal balcone della casa della sua famiglia, una casa diroccata da almeno 60 anni e mai più ricostruita: lì più di uno dice di aver visto una dama vestita di merletti bianchi secondo la moda dell’ottocento, aggirarsi fra le macerie come se cercasse qualcosa e che una antica maledizione impedisca a chi la possiede di poterla ricostruire.

Non molto lontano da questo posto, ma più avanti, prima di imboccare la via fiancheggiata dai cipressi che porta al Cimitero, lungo una stradina interna (vico Sinagoga?), un mio amico mi raccontò di aver fatto un incontro alquanto inquietante. Era d’inverno, verso gli anni 70 o 80, e mentre stava attraversando quella viuzza, si vide venir incontro un uomo avvolto in un pesante ampio cappotto. Credendo trattarsi di qualcuno del posto, lo salutò, ma non ricevette risposta. Passatogli accanto, notò che la testa era coperta da un cappuccio in cui credette di intravvedere due occhi rossi luminosi. Inoltre notò che una specie di calore emanava da quella persona e cominciò a capire che c’era qualcosa di strano; infatti, subito dopo che il tizio lo ebbe incrociato, si girò per guardare meglio, ma non vide più nulla, solo gli rimase addosso quel senso di calore e tanta paura. Da quelle parti poi si diceva ci fosse una abitazione che nessuna famiglia riusciva ad abitare: dopo la prima notte, si fuggiva in preda al terrore: rumori improvvisi, urla terrificanti, minacce, grugniti animaleschi sembravano provenire dalle mura interne, i mobili tremavano e si spostavano, insomma cose da film dell’orrore.

Anche il Cimitero è parte del Borgo: inaugurato verso la fine dell’ottocento, in una zona panoramica di assoluta bellezza situata poco a destra della chiesetta di San Giuseppe, è anch’esso luogo di leggende e di fatti inspiegabili, almeno secondo chi li ha narrati. Diciamo intanto che un’antica storia molto nota e persino incisa sulla lapide narra di un bimbo che, condotto per mano dal papà a visitare la tomba di un defunto di famiglia, abbia esclamato: “Sai, fra poco ci sarò anch’io qua sotto” e nel pronunciare questa frase abbia col ditino indicato un punto vicino a dove i due si trovavano. Pochi giorni dopo il bimbo si ammalò e purtroppo morì e così la profezia di avverò, al punto che la famiglia volle lasciare una lapide a ricordo e una statua col bimbo che indica il luogo della sua sepoltura. Ai primi del novecento, quando scoppiò la prima guerra mondiale, non pochi uomini di Milazzo andarono al fronte a difendere la patria dal nemico austriaco (pochi sanno che l’Austria era pronta a cedere pacificamente all’Italia il Trentino, a patto che questa si mantenesse neutrale, ma ovviamente i fanatici del tempo volevano che fosse il sangue a riscattare quei territori …). Le informazioni a quel tempo erano poche, specialmente per le famiglie meno colte e analfabete (quasi il 90% della popolazione!), le lettere (per chi sapeva scriverle o leggerle) arrivavano dopo mesi, quando arrivavano, quindi l’ansia e la disperazione erano tante. Si ricorreva allora al rito della cosiddetta “scuta”: a mezzanotte, in un posto prestabilito, si recitavano delle preghiere tramandate segretamente la notte di San Giovanni da madre a figlia, poi si ascoltava (“scutava”, in dialetto): il primo suono o il primo evento che accadeva dopo la fine delle preghiere andavano interpretati come presagio di quello che si chiedeva: sentire nella notte un uomo che fischiettava significava buone notizie, sentire il rumore del martello che inchiodava era invece segno di morte. Uno dei posti privilegiati per questi riti era, ovviamente, la piazzetta davanti ai cancelli del Cimitero. Qui si narra (ma forse è solo una storia inventata per terrorizzare i bambini e farli rincasare presto la sera) che alla fine di una di queste “scute”, si videro i cancelli del Cimitero aprirsi da soli e si vide “una specie di botte infuocata” rotolare fuori con spaventoso fragore.

C’è poi la storia della processione delle anime. Il Cimitero si può raggiungere, oltre che passando dal Borgo, da una ripida salita al termine del rione Vaccarella, nota come la Salita dei Cappuccini, per via di una chiesetta un tempo adibita al culto per la gente del posto e sede di un piccolo convento. In questa chiesa vi è una nicchia dove un tempo c’erano le mummie di alcuni frati vestiti con le loro tonache color cioccolata: dei bimbi, molti anni fa, la esplorarono, passando per uno stretto cunicolo, ma scapparono in preda al terrore quando videro muoversi la tonaca di uno di questi monaci: fu forse colpa di un topo o di un colpo di vento, ma è certo che quei bambini non tornarono più lì a disturbare il sonno di quegli scheletri! Ma torniamo alla processione delle anime: era il periodo della commemorazione dei defunti, primi di novembre quindi, e verso l’imbrunire due anziane donne videro delle persone in processione che, con delle torce in mano, si avviavano verso il Cimitero per la Salita dei Cappuccini. Credendo giusto aggregarsi per rendere devoto omaggio ai defunti, le due donne si avviarono anch’esse alla volta del camposanto; a questo punto ci sono due versioni dei fatti: la prima vuole che le donne non siano mai più tornate a casa, la seconda invece dice che le donne siano entrate con gli altri nel Cimitero, ma poi si siano addormentate presso una tomba per risvegliarsi al mattino dopo senza un chiaro ricordo di quanto fosse loro accaduto.

Voglio chiudere questo breve discorso con una esperienza vissuta da mia madre nell’estate del 1959, quando nel primo pomeriggio si trovava nella cappella dove da poco tempo era stata seppellita sua sorella, per portare qualche fiore e recitare una preghiera. Ella sentì un urlo fortissimo e terrificante che sembrava provenire dall’esterno dell’edificio dove si trovava. Sconvolta, uscì a vedere, credendo a qualche disgrazia o a qualcuno che si fosse sentito male, ma nulla e nessuno vide, pur avendo girato abbastanza lì nei pressi. Un macabro scherzo? Un effetto di suggestione? Difficile rispondere. Sebbene sia difficile credere a certe connessioni, va detto che l’area di cui si è parlato, è quella dove più cruente sono state nel tempo le battaglie fra chi cercava di espugnare il castello, che domina la zona e le cui porte sono proprio di fronte alla chiesa domenicana, e chi cercava di difenderlo; il castello è una roccaforte antichissima, nessuno sa chi ne abbia posato la prima pietra, ma si sa che dagli antichi greci ai più recenti Borboni, sono stati tanti i popoli che se ne sono serviti e di sangue per quelle scalinate e quei terrazzamenti ne è scorso certamente tanto!

Pietro Torre

(continua)

 

 

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