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NIENTE LAVORO PER I MILAZZESI NELL’INDUSTRIA!

saldature 1E’ COSI’ DA ANNI, E QUESTA E’ L’AMARA CONSTATAZIONE: MANCANO FIGURE SPECIALIZZATE!

La tanto sospirata FERMATA alla RAFFINERIA è arrivata! Il momento giusto per elemosinare un posto per qualche disperato, per un paio di mesi. Ci sono sempre ditte che hanno bisogno di manodopera, e l’assunzione a tempo determinato vale più di un’oasi in pieno deserto! Ma toglietevi dalla testa che richiedano specializzati: quelli ormai vengono da altre realtà industriali, anzi spesso proprio certe aziende che si aggiudicano gli appalti fanno a meno della manodopera locale, poichè si trasferiscono a Milazzo con interi nuclei familiari, nei quali c’è anche il manovale. Chi scrive questo amaro commento sa che all’estero il personale specializzato veniva portato dall’Italia: ai locali erano riservati i lavori di manovale, con una paga base che era di gran lunga inferiore a quella che l’italiano specializzato percepiva, comprensiva anche di trasferta e di altre indennità. Si sono accontentati per decenni di svolgere mansioni scarsamente retribuite gli algerini, i tunisini, gli arabi, gli iraniani, i venezuelani, gli iracheni, i messicani, gli egiziani… Per loro quella paga oraria era necessaria per mantenere la famiglia e gli… equilibri, visto che col tempo vengono alla luce le modalità per aggiudicarsi certe commesse, i meccanismi che c’erano da ungere, la continuità nei lavori successivi, la consapevolezza degli appoggi politici. Provate a chiedere a tutti coloro che per anni sono stati all’estero, come trasfertisti, se quel che sto dicendo è frutto di fantasia o è stato raccontato dalle malelingue! Il pagamento in dollari consentiva al trasfertista di mettere da parte ingenti profitti in poco tempo, e chi partiva per diversi mesi, che poi diventavano anni, lavorava sodo per accumulare denaro, fin quando le forze fisiche glielo avrebbero consentito. Anni indimenticabili, per molti milazzesi, ai quali sono state offerte queste opportunità perchè, grazie all’industrializzazione, avevano acquisito delle specializzazioni che adesso i loro figli o i loro nipoti non conoscono. E pensare che Milazzo non aveva una sua tradizione: l’arrivo dell’industria e delle ditte esterne offrirono le opportunità occupazionali, per chi aveva fino a quel momento un lavoro di muratore, di contadino, di segantino, di bracciante agricolo. Giovani che avevano capito da che parte tirava il vento, che avevano partecipato ai corsi di formazione per diventare saldatori, tubisti, ramisti, elettricisti, carpentieri, montatori meccanici. Giovani che giorno dopo giorno vivevano accanto agli specializzati che venivano dall’Emilia Romagna, e lavoravano per conto di quelle ditte che costruirono i serbatoi, le tubazioni, i pontili; che passarono chilometri di cavi elettrici effettuando i collegamenti nei quadri della centrale. Giovani che la sera tornavano a casa, spesso quando il sole era ancora alto, soddisfatti del lavoro svolto e che stavano imparando. Giovani che guardavano sereni al futuro, e dopo qualche anno erano pronti per il grande passo: la casa, il matrimonio, la famiglia, i figli…  Quanto romanticismo in questo racconto, eppure è così che è cresciuta Milazzo, che si sono formate le famiglie, che hanno lavorato i padri e i nonni di tanti giovani che oggi hanno una laurea. Loro, i loro padri, i loro nonni, erano forse analfabeti, o a stento sapevano leggere e scrivere. Qualcuno riuscì a conseguire la licenza media con la scuola serale, altri avevano ottenuto il diploma all’avviamento… Ma per tutti c’era un lavoro, cominciando magari da manovale, con la speranza di imparare un mestiere… Quante cose sono cambiate in pochi decenni. I figli, i nipoti, hanno tutti un diploma, molti anche una laurea… Ma non hanno il lavoro. C’è l’industria, è ancora qui dopo mezzo secolo. Ogni tanto si ferma per manutenzione. Ha bisogno di manodopera, solo che qui non c’è nessuno in grado di conoscere un tubo conduit di mezzo pollice da una flangia, o di sapere cosa sia un argonista! E allora i grandi capi pescano altrove, perchè è così che funziona… Ci sono città siciliane dove hanno capito cosa sia l’industria, e famiglie che ai loro figli hanno insegnato che l’industria offre lavoro e specializzazioni. Città nelle quali si continuano a tenere corsi per saldatori o tubisti, dove insegnano come si accende un cannello, come si applica una saldatura su una flangia, come si costruisce una tramoggia. Anche se quei ragazzi hanno un diploma, una laurea, poco importa: hanno l’umiltà di imparare un lavoro, da sfruttare anche emigrando, per mesi o per anni, all’estero, come avevano fatto i loro padri o i loro nonni, di Gela, di Augusta, di Priolo, di Siracusa. Siciliani anche loro come i milazzesi! Qui no: nessun corso, solo quelli per parrucchiere, pizzaiolo, estetista, perchè così hanno deciso i politici del territorio, per tenere soggiogato un popolo che aspetta la fermata, che elemosina il tozzo di pane, che avrà un diploma, una laurea, ma non la dignità di fare a meno della questua dietro la porta di chi ha promesso e dovrà spulciare un lungo elenco per accontentare chi porterà, la prossima volta, più voti! E tenerlo al guinzaglio…    

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